da Avvenire.it

 È riesplosa in tutta la sua ferocia la violenza contro la minoranza cristiana in Pakistan dove sabato una folla inferocita ha appiccato il fuoco a 175 case per vendetta dopo un sospetto caso di profanazione del Corano. Il nuovo “pogrom” è avvenuto in un quartiere di Lahore, nella provincia centrale del Punjab, popolato da cristiani che, tra i 180 milioni di pachistani, sono appena l’1,5 per cento.

La vicenda è coincisa con una nuova strage a Peshawar dove una bomba sotto il pulpito di una moschea ha ucciso sei persone, tra cui lo stesso imam. Non sarebbe opera dei talebani che hanno condannato l’attentato con una telefonata all’ANSA.
La rabbia contro i cristiani era già scoppiata venerdì quando un corteo di tremila musulmani aveva dato l’assalto al rione cristiano denominato Joseph Colony dopo che un giovane era stato denunciato per blasfemia. Di fronte alla furia dei radicali musulmani, i residenti erano scappati lasciando le loro case incustodite. Oggi i dimostranti sono tornati, “armati di taniche di kerosene” e dopo essere entrati nelle abitazioni e gettato in strada i mobili, hanno appiccato il fuoco. Non contenti, hanno poi bruciato tutte le masserizie in strada.

A poco o nulla è servito l’intervento della polizia. Il commissario del quartiere di Badami Bagh e un altro agente sono stati feriti negli scontri con la moltitudine di esagitati.

Il feroce attacco è stato scatenato dal sospetto che un giovane residente nella colonia, di nome Savan, avesse ripetutamente insultato il Profeta Maometto. Non è chiara la circostanza che ha fatto scattare la denuncia da parte di un vicino di casa, ma l’uomo è stato arrestato dalla polizia.

Ciò non è bastato a placare gli animi. I dimostranti hanno marciato contro la casa del sospetto profanatore e hanno picchiato selvaggiamente il padre. Poi con bastoni e lancio di pietre hanno seminato il terrore nel quartiere dove abitano circa 130 famiglie.

La violenza ricorda quella del luglio 2009 quando nella città di Gojra, a circa 200 chilometri da Lahore, un gruppo di estremisti islamici bruciò vivi otto cristiani e incendiò circa 60 case di povere famiglie.

La Commissione pachistana per i diritti umani (Hrcp), una delle principali organizzazioni non governative, ha accusato le autorità pachistane “di non essere in grado di proteggere una minoranza che è sotto assedio” e “di non aver imparato nulla da precedenti incidenti come quelli di Gojra e Shantinagar”. In un comunicato esorta ad arrestare i responsabili delle violenze “che sono facilmente identificabili da riprese televisive”.

Sia il governo centrale di Islamabad che quello della provincia del Punjab hanno aperto una inchiesta. È stato anche annunciato un risarcimento per gli atti vandalici.

Attacchi di questo genere sono abbastanza frequenti in Pakistan dove l’accusa di blasfemia, punita con una severa legge che prevede la pena di morte, è spesso utilizzata come strumento di persecuzione contro i cristiani, soprattutto per ottenere le proprietà immobiliari. Il caso più famoso e che è salito alla ribalta mondiale è quello di Asia Bibi, la madre cattolica arrestata nel 2009 e condannata alla pena capitale per aver insultato Maometto. A difesa della donna si erano pronunciati il governatore del Punjab, Salmaan Taseer, e il ministro cristiano delle Minoranze, Shahbaz Bhatti, entrambi uccisi nel 2011 per aver criticato l’antiquata e draconiana legge sulla blasfemia.