Le violenze terroristiche contro i cristiani in Africa continuano e continueranno ancora, per una miscela di fanatismo, di motivazioni politiche, di circostanze locali che facilitano le esplosioni omicide. 

di Rodolfo Casadei
Tratto dal sito Cultura Cattolica.it

In questo stesso spirito, dopo che gli attacchi terroristici hanno scosso il mondo nel settembre 2001, il beato Giovanni Paolo II ha ribadito che «non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono» (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2002). Il concetto di perdono deve inserirsi nel dibattito internazionale sulla risoluzione dei conflitti, al fine di trasformare il linguaggio sterile della reciproca recriminazione, che non conduce da nessuna parte. Se la creatura umana è fatta a immagine di Dio, un Dio di giustizia che è «ricco di misericordia» (Ef 2, 4), allora queste qualità devono riflettersi nella conduzione degli affari umani. È la combinazione di giustizia e perdono, di giustizia e grazia, a essere al centro della risposta divina al peccato umano (cfr. Spe salvi n. 44), al centro, in altre parole, dell’«ordine stabilito da Dio» (Pacem in terris n. 1). Il perdono non è negazione del male, ma partecipazione all’amore [Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI in occasione della XVIII Assemblea Plenaria DELLA Pontificia Accademia delle Scienze Sociali]

Le violenze terroristiche contro i cristiani in Africa continuano e continueranno ancora, per una miscela di fanatismo, di motivazioni politiche, di circostanze locali che facilitano le esplosioni omicide.

Nel nord della Nigeria gli attacchi contro i villaggi e i quartieri cristiani delle grandi città, gli edifici di culto e gli studenti e docenti universitari cristiani durano ormai da un ventennio, da quando progressivamente dodici dei 36 stati della federazione hanno introdotto nella loro legislazione la sharia, la legge coranica in passato riservata al codice di famiglia e oggi estesa a quello penale. Ma nell’ultimo quinquennio il numero delle vittime si è moltiplicato a causa dell’apparizione di Boko Haram, un gruppo terroristico di ispirazione wahabita e da un paio di anni in rapporti di collaborazione con Al Qaeda nel Maghreb e con gli Shabaab somali. Questi terroristi attaccano anche le istituzioni federali (caserme della polizia e dell’esercito) e minacciano l’islam istituzionale, ma soprattutto hanno in programma lo sradicamento del cristianesimo dal nord del paese, dove è rappresentato soprattutto, ma non esclusivamente, da immigrati del sud trasferitisi lì dopo l’indipendenza nel 1960.

I recenti attentati in chiese del Kenya rappresentano la vendetta per operazioni dell’esercito kenyano in Somalia dalla parte del Governo federale di transizione, riconosciuto a livello internazionale, contro gli estremisti Al Shabaab che l’anno scorso si sono formalmente alleati al Al Qaeda centrale, cioè all’organizzazione ereditata da Ayman Al Zawahiri dopo la morte di Osama Bin Laden. Gli Shabaab da anni danno la caccia ai cristiani, ridotti a poche centinaia in tutta la Somalia e oggi rappresentati soprattutto da piccolissime comunità protestanti clandestine. In passato gli estremisti hanno ucciso la volontaria cattolica Annalena Tonelli e suor Leonella della Consolata, ma negli ultimi anni si accaniscono contro uomini, donne e giovani sospettati di essersi convertiti al cristianesimo protestante.

Le evidenti responsabilità di organizzazioni terroristiche non devono far dimenticare che nel nord della Nigeria spesso popolazioni locali islamiche e soldati dei reparti dell’esercito si sono uniti ai fuorilegge per attaccare i cristiani, e che in Somalia l’ostilità sociale verso i non musulmani è fortissima, e le costituzioni delle tre regioni in cui il paese è attualmente spezzato non permettono la conversione dall’islam ad altre religioni.