Sarà presentata a Castel Guelfo l’ultima indagine storica e filosofica di Francesco Agnoli
di Stefano Andrini
Tratto da Avvenire – Bologna 7 di domenica 21 giugno 2009

L’ateismo non esiste: se l’uomo non crede in Dio si creerà un suo idolo. Con  conseguenze anche disastrose, come testimonia la storia, e in particolare quella delle grandi ideologie del Novecento.

È questo il «succo» del nuovo libro di Francesco Agnoli «Perché non possiamo dirci atei» (Piemme, pagg. 311, euro 16,50), sviluppato dall’autore attraverso un percorso che nella prima parte del volume è filosofico e nella seconda storico. «E’ rivelatore – afferma Agnoli – l’atteggiamento di chi, di fronte alle attuali conoscenze scientifiche e ad alcuni evidenti salti ontologici del creato, come il venire all’essere della vita cosciente, si dichiara ateo, ma individua comunque un’entità, il caso, come origine e ragione dell’evoluzione, trasformando il caso “creatore” in una sorta di divinità. Perché la ragione riconosce che un significato ultimo, comunque, ci deve essere, sia esso Dio o un idolo».

Nel libro lei sviluppa un altro paradosso, quello delle ideologie atee dell’Otto – Novecento, collegate alla politica, alla scienza, alla tecnica. Perché sostiene che esse sono tutte religioni?
Perché in ognuna di queste concezioni della vita e della società è evidente che alla Chiesa, ovvero al fatto religioso, viene sostituito qualcos’altro. Nella politica, per esempio, il partito; c’è una divinizzazione dello Stato, come è accaduto per il Fascismo, il Nazismo e il Comunismo, che avevano come obiettivo la creazione di un Paradiso in terra prescindendo da Dio. Questa sostituzione, l’ideologia al posto di Dio, non è tuttavia innocua: ha avuto conseguenze terribili, perché ha prodotto il più grande massacro della storia. Invece di creare il Paradiso, le ideologie senza Dio hanno creato l’Inferno.

Quali danni può provocare nella società di oggi l’ideologia atea?
L’eugenetica e il razzismo scientifico. Entrambi si fondano sulla negazione dell’origine comune di ogni uomo: non siamo tutti figli dello stesso Padre, ma materia. Per cui il sano è diverso dal malato, il bello dal brutto. Anche in questo caso, appare evidente che l’ateismo, che vorrebbe essere la negazione di Dio, in realtà è sempre anche negazione dell’uomo. Senza il riconoscimento dell’origine e del fine di ogni persona, questa perde ogni importanza e diventa un animale come gli altri. Il più grande bioingegnere, Gregory Stock, dice: «abbiamo 46 cromosomi, proviamo a fare un uomo con 48, se viene male lo buttiamo via». Per la prima volta nella storia, degradato al livello della materia, l’uomo diventa il mezzo della ricerca scientifica e non più il fine, per cui si sperimenta non per l’uomo ma sull’uomo. Il concetto di uomo unico e irripetibile, immagine e somiglianza di Dio, è l’unico capace di salvare la nostra dignità.