L’azienda dei trasporti di Londra rifiuta la “Bus Campaign” di una associazione cristiana che offre supporto per uscire dall’omosessualità
di Benedetta Frigerio da www.tempi.it 

richard dawkins ateoLe prime pubblicità contro i credenti apparvero sulle fiancate dei bus inglesi nel 2008. «There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life», recitavano i cartelloni che giravano per le strade del paese. Senza ottenere risultati, diverse comunità cristiane e parrocchie contestarono la “Atheist Bus Campaign” sostenendo che quelle scritte erano discriminatorie e irrispettose. Non ottennero alcun risultato.

L’ABORTO IN TV. Da allora ne è stata fatta di strada. Nel 2010 comparve la prima pubblicità tv a favore dell’aborto: «Sei in ritardo?», diceva la voce che invitava le donne incinte a rivolgersi alle cliniche abortive Marie Stopes. I cristiani protestarono ancora. Specialmente la Conferenza episcopale della chiesa cattolica inglese, che denunciò: «L’aborto non è un servizio di consumo. Presentarlo così corrode il rispetto per la vita ed è altamente fuorviante e dannoso per le donne». Anche in questo caso, nessuna conseguenza. La campagna fu giustificata come un’azione di volontariato per «affrontare il tabù dell’aborto».

PERCHÉ NOI NO? L’ultimo caso è stato quello dell’affissione lanciata sei mesi fa da Stonewall, una “lesbian, gay and bisexual charity”. Un’altra “Bus Campaign” per pubblicizzare l’accettazione degli omosessuali: «Some people are gay. Get over it!» («Alcune persone sono gay. Fattene una ragione»). A parte una finta tolleranza, non si leggeva nulla di offensivo. A ottobre, però, è partita una denuncia per discriminazione, quando il Core Issues Trust, un’associazione cristiana di supporto agli omosessuali, si è vista rifiutare dall’azienda dei trasporti pubblici londinese, la Transport for London (Tfl), la richiesta di pubblicizzare sugli autobus della capitale la propria attività. «Il punto è come mai loro possono esprimere la propria opinione mentre noi no?», ha dichiarato il direttore dell’associazione Mike Davidson. Per questo il direttore chiederà la sospensione della pubblicità della Stonewall finché non sarà pronunciata la sentenza d’appello.

TERAPEUTI ALLA SBARRA. Davison, ex militante gay che oggi cerca di aiutare quanti vogliano provare a uscire dall’omosessualità, era già stato accusato di omofobia. Per le sue idee Davidson è stato espulso dall’albo degli psicoterapeuti, nonostante nessuno lo avesse querelato. La stessa sorte a cui rischia di andare incontro anche la dottoressa Leslie Pilkington, finita sotto procedimento da parte dell’associazione inglese degli psicoterapeuti dopo essere stata ”incastrata” da un giornalista che fingendosi cristiano e gay le ha chiesto aiuto per uscire dall’omosessualità e ha registrato il colloquio con lei. Sempre in questi giorni alla Healing on the Streets (Host), organizzazione inglese che propone la preghiera come terapia, è stato chiesto di togliere dai muri i cartelloni che reclamizzavano la propria attività.