di Benedetta Frigerio da www.tempi.it

Al termine omosessuale, bisessuale, transessuale se ne aggiunge uno apparentemente più innocuo. Sono gli “asex” che non provano attrazione per nessuno

Di calo del desiderio si sente parlare da tempo. Ma se prima si manifestava in una riduzione di questo a istintività o appagamenti parziali ora si racconta anche della sua scomparsa. Infatti si passa dalla dipendenza dal sesso, dal gioco e dal cibo, ad esempio, alla indipendenza totale da questi (repressione dell’istinto sessuale, depressione, anoressia). Così alla libertà sessuale, alla omosessualità e alla bisessualità si affianca un nuovo termine: l’“asessualità”.

DATI E SITI. I primi dati ufficiali, che minacciano la vita e per cui nel 2050 ci saranno più persone sopra gli 80 anni che sotto i 15, sono giapponesi dove un ragazzo su tre, dai 16 ai 19 anni, ha dichiarato di non avere interessi sessuali, con il 60 per cento delle donne coetanee che condividono la stessa indifferenza. Ma, come raccontato dalla Stampa ieri, il fenomeno è anche italiano e se qualcuno ne teorizza la normalità. A confermarlo il sito www.asexuality.org di cui esiste la versione italiana www.asessuali.it. Si legge sul sito: «Noi vogliamo che l’asessualità sia riconosciuta come un’altra forma di sessualità, un orientamento. Non come una malattia o qualcosa di cui la gente dovrebbe vergognarsi». L’asessuale sarebbe da aggiungere al termine omosessuale, bisessuale, transessuale, dunque alla fila di termini e comportamenti che oggi si vogliono come normali e dati. Le dichiarazioni citate vengono infatti dalla “World Pride”, la prima conferenza non accademica sull’asessualità, che si è tenuta a Londra l’8 luglio 2012, grazie a cui «il movimento sta guadagnando terreno».

CHI SONO? Ma chi sono gli asessuali? «Sono persone anche chiamate “asex” che non provano attrazione sessuale verso nessuno», si legge. Poi, senza citare le fonti, si parla di uno studio effettuato nel 2004 da cui emergerebbe che circa l’1 per cento della popolazione è asessuale, «ovvero circa 70 milioni di persone». Si parla fieramente di outing, «soprattutto dopo la creazione, nel 2001, del primo sito per asessuali, e in seguito dei successivi». Dalla compulsione del desiderio, soddisfatto da qualcosa che non riempie mai, si passa dunque all’atarassia come ideale, favorita anche dalla mentalità che va diffondendosi anche fra chi detta le agende cliniche e accademiche.
«È stata una lezione di Psicologia sociale all’Università a far scoprire l’esistenza degli asessuali a Klizia, 32enne romana impiegata nel settore finanziario», esemplificava l’articolo della Stampa. Dal sito si traggono una serie di testimonianze sulla medesima scia: «Ho scoperto di essere asessuale quando avevo 24 anni: al termine di un fidanzamento mi sono chiesta perché sentissi questo distacco dal sesso. Mi sono decisa a fare un po’ di ricerche in Internet, e ho capito che non c’è nulla di sbagliato o di disfunzionale in me, non sono malata o repressa, e ci sono migliaia e migliaia di persone che provano ciò che provo io». Invece che a chiedere aiuto si è dunque indotti a ritenere che sia tutto normale.

DALLA CARNE ALLO SPIRITO. Dalla carne e dal materialismo si passa così all’astrazione e allo spiritualismo. «Benché non m’interessasse – spiega Klizia – a 17 anni ho voluto avere rapporti con il mio fidanzato di allora, per capire quale era la differenza tra pulsione e attrazione sessuale. A 24 anni poi, rendendomi disponibile a un rapporto sessuale, speravo di far funzionare meglio una storia con un ragazzo. Non è servito a molto, perché abbiamo capito in fretta che il problema della nostra relazione era altrove. Ora ho un compagno da sei anni, viviamo insieme ed è asessuale. Siamo compagni di vita e ci amiamo come sappiamo e vogliamo amarci: in modo platonico».