Magdi Cristiano Allam

Cari amici e care amiche del popolo lucano,
in questo primo intervento pronunciato in terra lucana dopo aver annunciato la scelta di candidarmi alla Presidenza della Regione, assumendo la missione di riscatto del popolo lucano da una profonda ingiustizia che lo costringe a vivere povero e umiliato in casa propria, voglio innanzitutto chiarire la ragione per cui oggi sono qui insieme a voi,  determinato a mettermi al servizio della vostra causa che ormai mi appartiene totalmente al punto da considerarla la mia causa, che diventa la nostra causa comune.
Avevo avuto in passato l’occasione di visitare la vostra bellissima terra per presentare i miei libri e tenere delle conferenze, innamorandomi subito di un ambiente straordinariamente affascinante e mutevole che è unico in Italia. Per me è stato come scoprire un pianeta nuovo rispetto al territorio circostante. Vi devo confessare che ritenevo fosse una fortuna il fatto che la Lucania restasse ignorata dai più, immaginando che ciò ne garantisse la sopravvivenza come natura incontaminata e territorio non violato dalla speculazione edilizia che spesso accompagna l’attività del turismo di massa. Ma non sapevo che questo immobilismo più che il frutto sano di una virtù, è la conseguenza deleteria di un male diffuso nell’insieme di questa classe politica, direttamente nel caso della sinistra che ha imposto da un ventennio un potere egemonico, clientelare, corrotto e corruttore, succube dei poteri forti che hanno trasformato la Lucania in una colonia africana da saccheggiare e distruggere, indirettamente nel caso della destra che è connivente con la sinistra avendo anteposto l’interesse fazioso dei suoi dirigenti al perseguimento del bene comune e dell’interesse generale.
Ne ho avuto una conferma personale nel recente percorso che ha portato alla mia decisione di aderire alla comune missione di riscatto del popolo lucano. Il tutto è iniziato con una richiesta avanzatami tramite il coordinatore del movimento “Io amo l’Italia” per la Basilicata, Francesco Paolo Ettorre, dalla direzione dell’associazione “La Grande Lucania” di candidarmi alla Presidenza della Regione a capo della mia lista con il sostegno di “La Grande Lucania”. Sin dal nostro primo incontro chiarii al presidente Leonardo Pinto, al segretario generale Nicola Manfredelli e a Nicola Piccenna che avrei aderito alla loro richiesta solo se ci fossero state le condizioni per vincere, ma non che non ero interessato ad assumermi un impegno politico per arrivare secondo, terzo o semplicemente per emergere.
In questa ottica ho avuto a Matera una serie di incontri che hanno evidenziato la possibilità di un accordo con i Dec (Democratici e Cattolici). Ma soprattutto, avendo preso atto che il Pdl è una realtà, da un lato, fragile nella sua sostanziale incapacità di interpretare le istanze profonde del popolo lucano e, dall’altro, conflittuale tra le sue diverse anime al punto da non essere in grado di esprimere un candidato alla Presidenza della Regione che rappresenti l’insieme del partito, proposi direttamente al presidente Berlusconi di sostenere la mia candidatura da indipendente. La proposta è stata fatta tramite l’amico Gianni Letta, persona di straordinaria correttezza e disponibilità sul piano personale. Letta mi ha richiamato nella tarda mattinata di mercoledì 20 gennaio annunciandomi che Berlusconi aveva accettato la mia proposta. Proprio quella sera, alle ore 18, Berlusconi si sarebbe riunito con i coordinatori nazionali del Pdl proprio per decidere sulle candidature alla Presidenza delle Regioni ancora vacanti, tra cui quella della Basilicata. Ebbene il fatto che a poche ore da quell’incontro Berlusconi abbia accettato la mia proposta sopraggiunta all’improvviso, conferma come, da un lato, il Pdl lucano era incapace di accordarsi su un candidato e, dall’altro, che la mia candidatura è stata percepita favorevolmente, anche al di là del prestigio personale, perché di fatto si traduceva in un’ancora di salvataggio ad una situazione disperata. Ne ho avuto riprova incontrando, sempre il 20 gennaio, alle ore 17,30 i coordinatori nazionali del Pdl Denis Verdini e Ignazio La Russa nella sede della direzione nazionale del Pdl a Roma. Verdini mi assicurò due punti: il sì ufficiale di Berlusconi a sostenere la mia candidatura; il sì della direzione del Pdl della Basilicata a sostenere la mia candidatura. Mi disse che lui aveva già parlato con i dirigenti locali del Pdl e che avevano collegialmente espresso parere favorevole a sostenere la mia candidatura. Puntualizzò che il Pdl era assolutamente consapevole che la mia candidatura sarebbe avvenuta da indipendente, a capo della mia lista “Io amo l’Italia” che per l’occasione assume la denominazione di “Io amo la Lucania”. Si disse d’accordo con me che proprio questa mia indipendenza sarebbe stata la garanzia di una credibilità che il Pdl lucano non ha e che mi avrebbe consentito di raccogliere un vasto consenso nel fronte dei moderati. Verdini mi annunciò che Berlusconi mi avrebbe ricevuto forse nella stessa serata o l’indomani. Verdini e La Russa lasciarono la sede della direzione nazionale del Pdl per andare all’incontro con Berlusconi. In serata alla trasmissione “Porta a Porta” su Rai1 Bruno Vespa lesse le agenzie di stampa che mi indicavano come il candidato del Pdl per la Basilicata. In studio era presente Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e portavoce di Berlusconi, che confermò la veridicità della notizia. Dal canto mio, quando Vespa mi chiamò telefonicamente per accertare direttamente la veridicità della notizia, io chiarii che così come non ero mai stato dell’Udc in passato, non sono mai stato del Pdl, che pertanto la mia candidatura alla Presidenza della Regione Basilicata sarebbe avvenuta da indipendente. Aggiunsi che attendevo un incontro con Berlusconi per definire l’accordo elettorale.
Attesi una comunicazione sull’incontro con Berlusconi per tutta la giornata di giovedì 21 gennaio che però non arrivò. Nella mattinata avevo risentito Gianni Letta che mi fece le sue congratulazioni per l’accordo elettorale con il Pdl e mi assicurò il suo impegno per favorire l’incontro con Berlusconi in tempi rapidi. Nella stessa giornata su “Il Quotidiano della Basilicata” cominciò ad emergere una valutazione ostile alla mia candidatura all’insegna dell’incompatibilità tra il mio essere “egiziano” e l’assunzione di un ruolo di responsabilità in Basilicata. Il giorno successivo, venerdì 22 gennaio, il “Secolo d’Italia” riprese e ingigantì questa tesi a sfondo razziale e con connotazioni razziste pubblicando in prima pagina un editoriale dal titolo infamante “Ci mancava solo l’egiziano”. Ci sarebbero tutti gli estremi per una querela per apologia di razzismo. Ebbene, a parte il fatto che indicare una persona come “egiziano” non dovrebbe di per sé essere offensivo, tuttavia il fatto che venga esplicitamente e intenzionalmente usato per screditarmi, corrisponde ad un odioso atto di discriminazione razziale e di apologia di razzismo. Ed è veramente sconcertante e riprovevole che proprio Gianfranco Fini, a cui si ispirano sia i miei più accesi critici lucani sia il “Secolo d’Italia”, da un lato vorrebbe accreditarsi come il paladino dei diritti degli immigrati riconoscendo loro da subito il diritto di voto alle amministrazione e accordando loro la cittadinanza breve in cinque anni anziché in dieci anni, dall’altro quando decide di screditare l’immigrato che più di altri è riuscito in Italia ad affermarsi con successo rievoca la sua cittadinanza d’origine come un qualcosa di incompatibile con l’essere italiani. Diciamo pure che Fini predica bene e razzola male. Comunque io in Italia ci sono da circa 40 anni, ho amato l’Italia dall’età di quattro anni ed ora ne ho 57, mi sento più italiano di quanto non lo sia Fini, sono orgogliosissimo di essere italiano e, a differenza di Fini, non svendo i valori e non tradisco l’identità della civiltà italiana che affonda nelle radici giudaico-cristiane, che è stata capace di promuovere una sana laicità e un liberalismo solidale, mentre lui oggi è diventato laicista, relativista, buonista e islamicamente corretto.
Fatto sta che quest’attacco dei finiani in Basilicata e a Roma è riuscito effettivamente a costringere Berlusconi a rimangiarsi la parola data. Nella mattinata di lunedì 25 gennaio Gianni Letta mi ha confermato al telefono che si erano presentati dei problemi alla decisione del Pdl di sostenere la mia candidatura, assicurandomi che mi avrebbe chiamato Verdini per spiegarmi i dettagli. Tuttavia Verdini non mi ha mai richiamato e si è sempre fatto negare dalla sua segreteria, confermando come questa cultura politica sia spregiudicata e cinica. Quando hanno bisogno di te si fanno in quattro per cercarti, nel momento in cui decidono che non  gli servi più scompaiono nel nulla, del tutto indifferenti a quel minimo di buona educazione che dovrebbe portarli quantomeno a spiegarti perché hanno cambiato opinione.
Comunque sia nella mattinata del 25 gennaio, per un senso di responsabilità nei confronti del mio movimento politico “Io amo l’Italia” a cui devo tutto l’impegno possibile affinché possa esordire sulla scena nazionale come soggetto qualitamente diverso sul piano della certezza dei valori e del primato delle regole, decisi di chiamare Fini. Prendo atto che mi ha richiamato poco dopo con un atteggiamento cordiale. Mi ha detto che, al di là delle nostre differenti vedute su alcuni temi, per quanto concerne specificatamente la Basilicata nei miei confronti non nutre alcuna pregiudiziale, spiegando che significa che non è pregiudizialmente né a favore né contro la mia candidatura alla Presidenza della Regione. Ha aggiunto che dalla Basilicata aveva ricevuto sia alcune valutazioni positive sia alcune valutazioni critiche, fondate sul ragionamento che non avendo alcun radicamento territoriale in Basilicata non ha senso candidarmi. Ho controbattuto dicendogli che in Basilicata esiste una maggioranza favorevole al cambiamento e che io potrei contribuire al cambiamento aggregando il consenso di un ampio fronte di moderati. Ho sostenuto che ci sono tutte le condizioni per vincere facendo prevalere il voto d’opinione sul voto clientelare. E, a conferma di ciò, ho aggiunto che Berlusconi aveva effettivamente commissionato un sondaggio, come abitualmente fa prima di prendere qualsiasi decisione, da cui emerge che nell’eventualità che il Pdl sostenesse la mia  candidatura alla Presidenza della Regione Basilicata otterrei il 50 per cento dei consensi.
Comunque sia Berlusconi alla fine ha ceduto alle pressioni dei finiani. Ho avuto modo di sentire telefonicamente sempre nella giornata del 25 gennaio esponenti del Pdl lucani legati a Berlusconi e a Fini, ebbene tutti si sono espressi a favore della mia candidatura. Con l’eccezione di Nicola Pagliuca, il cui nome veniva dato come alternativo al mio, che si è limitato a dirmi che lui avrebbe obbedito agli ordini del suo partito, qualunque essi fossero. Mi scioccò il fatto che un candidato alla Presidenza della Regione si percepisca come un mero esecutore di ordini impartiti dall’alto, che consideri allo stesso modo sia l’essere lui il candidato sia il sostenere la mia candidatura.
Nella serata di lunedì 25 gennaio arrivò il comunicato dei coordinatori nazionali del Pdl che annunciava la scelta di Pagliuca. A quel punto mi considerai libero di agire in piena autonomia, essendo venuto meno l’impegno assunto formalmente e pubblicamente dal Pdl di sostenere la mia candidatura, oltrettutto con motivazioni abiette e modalità riprovevoli. La sera stessa, dopo aver sentito la Presidenza del movimento “Io amo l’Italia”, annunciai la mia decisione di concorrere alle elezioni per la Presidenza della Regione Basilicata mantenendo invariato l’obiettivo: vincere. Da credente vedo in tutto ciò che accade dei segni della Divina Provvidenza. Evidentemente il Signore mi incoraggia ad andare avanti nella più assoluta chiarezza, senza che venga in alcun modo confuso né con la sinistra né con la destra, affinché la maggioranza dei lucani di buona volontà abbiano la certezza della mia indipendenza e si sentano incoraggiati ad aderire ad una proposta politica qualitativamente nuova e autenticamente innovativa.
Cari amici lucani credenti nella Verità e amanti della Libertà, era doveroso raccontarvi il retroscena che illustra il perché oggi mi senta imvestito della missione di affiancarvi per affrancarci da un regime politico che vi sfrutta, impoverisce e umilia.  Sono qui insieme a voi per capire meglio e approfondire l’insieme delle problematiche comuni al fine di individuare delle soluzioni che corrispondano veramente al bene comune dei lucani e all’interesse generale della Lucania.
Mentre mi riservo di presentare ufficialmente il programma politico del mio movimento “Io amo la Lucania” al momento della presentazione delle liste elettorali, vi anticipo quelle che saranno le linee guida del progetto di un nuovo modello di sviluppo e di un nuovo modello di società.
Ebbene il punto di partenza non può che essere quello che definisce la nostra identità come popolo e come territorio che affonda le sue radici in una realtà storica, culturale e valoriale millenaria. In quest’ambito mi faccio interprete dell’istanza coltivata nei cuori e nelle menti di tanti lucani impegnandomi al cambiamento del nome della Regione da Basilicata a Lucania.
Il tema identitario si collega al tema generale della vita. Noi dobbiamo riscoprire la cultura della vita, dell’amore per se stessi e per i nostri figli. Il mio impegno sarà finalizzato a sostenere la famiglia naturale come fondamento della costruzione sociale. Introdurrò il quoziente familiare nella tassazione regionale e nell’erogazione dei servizi di interesse pubblico, in modo da alleviare il carico fiscale e dei costi sociali sulla famiglia, incoraggiandone la crescita e la natalità. Una regione che come la Basilicata registra un tasso basso di natalità e al tempo stesso la fuga di tanti giovani che rappresentano il meglio della nostra società, è destinata al suicidio demografico, all’invecchiamento della popolazione, all’inaridimento delle risorse per la sopravvivenza dello stato sociale e, in definitiva, si avvia inesorabilmente al suicidio della propria civiltà.
La fuga dei giovani si colloca nel discorso più ampio del lavoro e dell’occupazione che rappresenta indubbiamente la priorità odierna. Al riguardo mi propongo di investire massicciamente nel sostegno alle micro, piccole e medie imprese che anche in Basilicata rappresentano circa il 95 per cento del mondo imprenditoriale, così come corrispondono alla parte sana e innovativa della realtà imprenditoriale, fortemente radicata sul territorio perché si fonda sulla famiglia. Sostenere la micro, piccola e media impresa si traduce pertanto nel sostegno alla famiglia, ai valori della famiglia, al recupero di una realtà sociale che riscopra le proprie radici e la propria tradizione.
Più in generale, sempre nell’ambito del modello di sviluppo che s’ispira all’economia sociale di mercato mettendo al centro la dignità della persona e perseguendo sinceramente il bene comune, intendo investire principalmente in un progetto di “economia verde” che si fondi sulle specificità della Lucania e dei lucani. Penso al turismo che valorizzi al meglio le straordinarie bellezze di cui gode la Lucania e che potrebbe diventare la vera locomotiva trainante di un modello di sviluppo dove, a partire dai trasporti, dall’edilizia, dalle infrastrutture, dall’energia e dall’ambiente, tutto sia finalizzato a salvaguardare e a valorizzare questa eccezionale risorsa pulita e rinnovabile, che è il vero oro della Lucania. Penso all’agricoltura che dopo decenni di abbandono torna oggi sulla scena internazionale come un’attività centrale e i cui profitti sono sempre più in crescita parallelamente alla crescita della popolazione e del fabbisogno alimentare mondiale.
Mi rendo conto che ho soltanto sfiorato i grandi temi dello sviluppo economico e della società. Mi riprometto di evidenziare con maggiore approfondimento questi temi nelle prossime settimane, dopo aver valutato direttamente sul territorio e dopo aver raccolto le idee delle persone di buona volontà che condividono con me questo progetto di verità e libertà, di fede e ragione, di valori e regole.

Cari Lucani credenti nella Verità e amanti della Libertà, inizio questa missione insieme a tutti  voi sentendomi pienamente a casa mia. Il vostro affetto e la vostra fraternità mi hanno subito conquistato. Sin d’ora, a prescindere dall’esito delle elezioni, ho deciso che la Lucania è la mia terra e che voi siete il mio popolo. Prenderò casa qui in mezzo a voi e condividerò con voi tutto il percorso che prima o dopo ci donerà la Verità e la Libertà, consentendoci finalmente di essere pienamente noi stessi a casa nostra.

Magdi Cristiano Allam
Presidente di “Io amo la Lucania”
Potenza, 1 febbraio 2010