di Paolo Rodari
Tratto da Palazzo Apostolico, il blog di Paolo Rodari, il 30 agosto 2011

Prima di Paolo Flores d’Arcais e della sua indagine intorno a Gesù (era il Messia o è tutta un’invenzione?), ha scritto in merito non pochi libri Antonio Socci.

In queste ore sono andato a riguardarli. E’ qui che molti critici e scettici intorno alla pretesa contenuta nei Vangeli (era Gesù davvero il figlio di Dio?) possono trovare ampie e documentate risposte.

Recentemente Socci ha pubblicato due lavori in merito da leggere: “Indagine su Gesù” e “La guerra contro Gesù“.

In “La guerra contro Gesù” c’è un capitolo che fa al caso nostro. S’intitola: “Fidarsi dei testimoni oculari?”. Ci si può fidare degli apostoli? Dei Vangeli?

Si domanda Socci: “Perché i critici non esibiscono argomenti schiaccianti (o almeno decenti) per dimostrare la falsità dei resoconti evangelici?”. “In venti secoli questi argomenti schiaccianti non sono mai stati presentati”.

Secondo Socci c’è un presupposto da cui partire: il fatto che gli evangelisti raccontano fatti ai quali hanno partecipato. Nota il flosofo Jean Guitton che i Vangeli si propongono come “testimonianze di fatti accaduti e non come testimonianze di fede” perché, dice Socci, “la fede di quegli stessi testimoni si basa precisamente su quei fatti”.

Il fatto più clamoroso, ovviamente, è la risurrezione di Gesù. Pietro riporta una notizia che corre di bocca in bocca tanto che invita tutti ad andare a vedere la tomba vuota: davvero il corpo di Gesù non era più lì.

Gli evangelisti hanno raccontato fatti a cui hanno partecipato. Scrive Carsten Peter Thiede che “a nessuno studioso dell’antichità potrebbe mai passare per la mente di degradare a inventore di leggende lo storiografo Tacito perché nella pagine da lui stese sui romani in Britannia si rifà ai resoconti di un testimone oculare, il legato Agricola, che era suo suocero”. Ebbene, nel caso dei Vangeli “siamo di fronte a eventi che sono testimoniati da tanti, concordemente, ma i cui testimoni sono stati disposti a dare tutto (i loro beni, i loro affetti e la loro stessa vita, tolta con grandi starzi) in pegno delle loro testimonianze. Non solo. Hanno fatto tutto questo per rendere testimonianza a una storia dove loro, in prima persona, facevano figure ben meschine, talora vergognose e miserabili. Non c’è un solo evento storico, tra quelli ritenuti certi dalla manualistica e dagli storici, che sia stato testimoniato così. Da nessuno, mai”.

Dice Socci che, anche a motivo del prezzo che gli evanglisti hanno dovuto pagare per la testimonianza resa, “qualunque storico che si occupi di una qualsiasi vicenda del passato riconoscerà la massima credibilità a simili testimoni. Invece nel caso di Gesù (e solo nel suo caso) sembra che queste norme di razionalità e correttezza storiografica debbano inspiegabilmente essere rovesciate: non solo non si riconosce il valore eccezionale di quelle testimonianze siglate con il sangue, ma non deve valere neanche il credito normalmente accordato ai testimoni. Insooma si arriva a voler imporre il pregiudizio contrario: che essi mentano”.