In un contesto, generale di scarsa tutela dei diritti delle minoranze, indignazione e sconcerto ma anche preoccupazione sta suscitando in Pakistan l’ultimo caso di violenza su una ragazza cristiana. Si tratta di una 24enne della classe media urbana di Faisalabad, Sehar Naz, sequestrata per quattro giorni e ripetutamente violentata da un funzionario della polizia. Il suo caso sta dimostrando ancora una volta la difficoltà di avere giustizia da parte delle minoranze religiose.

Una situazione che rischia di essere aggravata dalla temuta abolizione del ministero per le Minoranze pachistano. Il dicastero – che è stato guidato dal cattolico Shahbaz Bhatti fino al suo assassinio il 2 marzo – rischia di essere cancellato dal governo centrale e le sue competenze affidate a quattro «ministeri di livello provinciale» nelle attuali provincie di Punjab, Sindh, Beluchistan e Kyber Pakhtunkhwa.

La voce, raccolta dall’agenzia Fides, circola insistentemente negli ambienti governativi. «Non sarebbe certo una buona notizia per le minoranze religiose», notano le fonti interne al mondo politico, in quanto tale operazione allontanerebbe dal governo centrale le decisioni riguardanti le delicate questioni che toccano i diritti delle minoranze in Pakistan. Proprio a tale abolizione e decentramento si era opposto Bhatti, convinto che un apposito ministero fosse uno strumento indispensabile per tutelare i diritti delle minoranze a livello federale e per coinvolgere le fedi minoritarie nel processo di integrazione nazionale
Come riferito a Fides, le comunità cristiane intendono mobilitarsi per impedire che si verifichi questa eventualità. In tale quadro anche il ruolo di Paul Bhatti, fratello del ministro ucciso e attuale consigliere speciale del primo ministro per gli Affari delle minoranze, «sarebbe ridimensionato e svuotato di poteri, assumendo una funzione più formale che sostanziale».

Ancor più davanti alla costante pressione da parte dell’islam integralista affinché l’uso della «legge antiblasfemia» non sia soggetto a limitazioni e continui così a consentire sostanziali abusi sulla base di semplici denunce da parte di musulmani.

Nel caso della violenza di Faisalabad, il persecutore di Sehar Naz, il maggiore Arif Atif Rana, ha dichiarato di lavorare per i servizi segreti pachistani e il suo caso è già sottoposto a coperture e tentativi di depistaggio. Il fatto è avvenuto fra il 14 e il 18 aprile scorso, ma solo ora è arrivato all’attenzione dei media nazionali. Perché si faccia chiarezza e si colpisca il colpevole si sono attivate la Commissione “Giustizia e Pace” della diocesi di Faisalabad e altre organizzazioni cristiane e non, che protestano per «l’impunità garantita al maggiore».

Stefano Vecchia da Avvenire