Louis e Carol raccontano le 17 ore passate in commissariato in Francia per avere protestato in silenzio contro il matrimonio gay. 

protesta-manifMentre si attende l’approvazione finale della legge che in Francia legalizza matrimonio e adozione gay, prevista per domani, si moltiplicano le testimonianze di comuni cittadini francesi fermati dalla polizia, o addirittura portati in prigione, solo per avere manifestato pacificamente a favore della famiglia naturale. Dopo avervi parlato del caso di Franck Talleu, riportiamo le testimonianze di Carol Ardent e Louis Jaeger, che insieme a David van Hemelryck altri 64 ragazzi sono stati arrestati il 14 aprile e trattenuti al commissariato per 17 ore.

AMMASSATI IN CELLE PUTRIDE. Carol Ardent racconta sul sito francese Le rouge et le noir di come sono stati arrestati a mezzanotte e cinquanta dalla polizia, perché manifestavano seduti in silenzio in piazza, e chiusi in cella. Tra i 67 giovani anche 24 ragazze, sistemate «in una sola cella, ammassate fra manifestanti malate, scioccate, spaventate. Fra il vomito e le lacrime, tengono duro». Le celle, testimonia Louis Jaeger, «sono stanze umide in cui regna un calore spossante»: «Entro in una cella umida, untuosa, putrida. Una sala con delle panche attaccate ai muri, 20 metri quadrati più o meno, nella quale sono buttate 21 persone. La cella delle ragazze deve accoglierne 24, con delle tracce e l’odore del vomito come antipasto per le lunghe ore d’attesa in queste stanze umide e in cui regna un calore spossante. Le altre stanze tengono 14 (che non hanno abbastanza posto per stare tutti seduti) e 7 persone, rispettivamente. La respirazione e la condensa in uno spazio tanto ristretto rendono rapidamente l’aria irrespirabile».

ARRIVA IL MEDICO. Nelle celle «sporche e impregnate di un forte odore di urina» i manifestanti restano dalle 3 di notte alle 10 di mattina, quando «un superiore fa aprire tutte le porte e ci permette di sederci nel corridoio areato: finalmente respiriamo. Un medico è venuto a visitare la cella dove sono ammassate le ventiquattro ragazze. Ha ordinato la loro evacuazione, tanto l’aria era irrespirabile e le condizioni di detenzione scandalose. Molto fortunatamente, lo stesso regime di aria pulita è applicato anche a noi».

«ORDINI DALL’ALTO». Per Carol i poliziotti che hanno effettuato l’arresto «sono i primi ad essere sorpresi del trattamento inflittoci: preferirebbero occuparsi dei veri delinquenti». Louis scrive: «Per uno di essi, questa immagine ricorda dei momenti oscuri nella storia della polizia francese, per degli altri, si tratta di una vasta operazione politica: “Non abbiamo mai riservato un tale trattamento agli agitatori LGBT né mai messo in guardia a vista per così poco, quando i manifestanti dell’estrema sinistra si sarebbero meritati dieci volte di più, visto il loro comportamento. Ma gli ordini vengono dall’alto”».

«SIETE TUTTI CATTOLICI?». Dalle 10 alle 17, i manifestanti vengono interrogati e infine rilasciati. All’uscita del commissariato, spiega Carol, «un comitato d’accoglienza, raccolto dalla Manif Pour Tous e dal Printemps Français, ci acclama. Ci teniamo a ringraziarli in questo articolo: fu una vera gioia vederli». Oltre a loro, conclude Louis, ci sono anche i giornalisti, che hanno quasi del tutto ignorato la Manif Pour Tous e questi fatti: «Le telecamere e i giornalisti ci saltano addosso: “A quale gruppo appartenete?”, “Come vi chiamate?”, “Siete tutti cattolici, vero?”. Abbiamo ritrovato il mondo esterno, un altro calvario».

da www.tempi.it