Allarmante aumento del numero degli embrioni crioconservati sotto azoto liquido (più che raddoppiati), mentre si triplica la cifra dei cicli che utilizzano il loro scongelamento, superando in percentuale la tecnica che si serve degli ovociti crioconservati. È quanto attesta la relazione del Ministero della Salute al Parlamento sulla procreazione medicalmente assistita (Pma) in Italia per il 2010, anno in cui, per la prima volta in tutti i dodici mesi, è stata vigente la sentenza della Corte costituzionale del 2009 che ha allargato le maglie alla crioconservazione. Il rapporto peraltro mostra un quadro che, per un prevedibile progresso nell’applicazione delle tecniche regolate dalla legge 40 del 2004, registra un aumento di tutti gli altri indicatori (numero di coppie, gravidanze, nascite). Progresso tuttavia ancora insufficiente: la media ottenuta tra i bimbi nati (12.506) e il numero totale di embrioni formati (113.019) parla di un nato ogni dieci concepiti, e fornisce una nuova conferma dei limiti biologici e antropologici della fecondazione artificiale.

«Dall’entrata in vigore della legge 40 – sostiene il ministro Renato Balduzzi nella prefazione al rapporto – si evidenzia la tendenza a un aumento costante delle coppie che accedono alle tecniche di Pma, dei cicli iniziati, delle gravidanze ottenute e dei bambini nati». In particolare, per le tecniche “a fresco” (la fecondazione in vitro vera e propria, cui va aggiunta l’inseminazione semplice), i cicli iniziati nel 2010 hanno mostrato un ulteriore incremento del 9,9% rispetto all’anno 2009 (52.676 cicli iniziati nel 2010 contro 47.929 cicli iniziati nel 2009) e le gravidanze ottenute un incremento del 10,5%. Le coppie che si sono sottoposte a tutte le tecniche di fecondazione assistita nel 2010 sono state 69.797, ottenendo 15.274 gravidanze, da cui sono nati 12.506 bambini (+10,5% sul 2009). L’anno prima le coppie erano state 63.850, nel 2005 (primo anno di rilevazione) un totale di 46.519.

Ma il dato allarmante è il fatto che il numero dei concepiti congelati sia più che raddoppiato a 16.280 da 7.337. Da notare che nell’anno prima, cioè il 2008, furono appena 763. Sale anche vertiginosamente la percentuale dei crioconservati sul totale degli embrioni formati: al 14,4% nel 2010 dal 7,4% dell’anno prima. Nel contempo sono più che triplicati nel giro di un anno i cicli che fanno uso dello scongelamento dei concepiti crioconservati, da 1.019 a 3.758. In corrispondenza, aumenta della stessa ragione il numero degli embrioni scongelati: a 8.779 da 2.417 del 2009. Nel 2008 furono 1.255.

Il rapporto registra che i cicli iniziati con scongelamento di embrioni rappresentano ben il 60% del totale dei cicli da scongelamento, superando quelli che prevedono l’uso di ovociti. Degli embrioni scongelati il 78% sono stati trasferiti, mentre il 22% non sono sopravvissuti. Altri indici rilevano la logica distruttiva presente in queste procedure: la percentuale di gravidanze sugli embrioni scongelati è del 17,2%. Su quelli che tra questi sono impiantati è del 18,7%. Gli esiti negativi (aborti spontanei, tardivi, gravidanze ectopiche, morti intrauterine) sulle gravidanze monitorate da tecniche di scongelamento arrivano al 29,4% per gli embrioni e al 31,6% con gli ovociti.

Anche nel 2010 si è assistito a un incremento dell’età delle donne che accedono alla Pma: l’età media passa a 36,3 anni nel 2010; al di sopra del corrispettivo dato europeo (34,4). In Italia ben il 29,2% (più di uno su quattro) dei cicli a fresco, cioè quelli senza scongelamento di gameti o embrioni, è effettuato da pazienti con età superiore ai 40 anni, con un’evidente riduzione degli esiti positivi. Allo stesso tempo, nel quadro del sempre maggior peso della procedura della crioconservazione, si riduce la numerosità dei cicli a fresco effettuati su pazienti con età inferiore a 35 anni.

La percentuale dei nati vivi con malformazione è lo 0,6% con le tecniche di II e III livello, a fronte dello 0,7% con tecniche di I livello, in linea con lo 0,8% che si ha nella popolazione generale. I parti gemellari da tecniche a fresco nel 2010 rimangono costanti, mentre calano i parti trigemini: dal 2,7% del 2008 al 2,4% del 2009, all’1,9% nel 2010.

Quanto al cosiddetto turismo procreativo, agitato a sproposito dalle lobby che vogliono ulteriormente scardinare la legge, il rapporto individua solo quello tra regione e regione in relazione alla diversa «accessibilità» ai servizi pubblici e alla «diversa rimborsabilità». In conclusione il Ministero insiste sulla «prevenzione delle cause di infertilità», auspicando che le attività di comunicazione e di ricerca «possano contribuire a modificare gli stili di vita e condurre alla diagnosi e agli eventuali trattamenti in tempi opportuni».

Pier Luigi Fornari da Avvenire