Si abbassa sempre di più, intorno ai 10-11 anni, l’età dei ragazzi che bevono il primo bicchiere, mentre aumentano giovani e anziani che ricorrono ai servizi sociali a causa del problema alcol. I ragazzi italiani bevono troppo e male, con gravi conseguenze per la salute e la sicurezza. Ma alcune autorità iniziano a reagire, come dimostra la recente delibera del sindaco di Milano, Letizia Moratti, contro la vendita e il consumo di alcolici ai minori di 16 anni (seguita da tanti sindaci italiani), ricordando che a Milano «il 34% dei ragazzi di 11 anni ha già avuto problemi di alcolici», mentre il 40% dei quindicenni ha preso una “sbronza” almeno una volta. I dati sull’alcolismo in Italia restano allarmanti: un milione di persone ha problemi di dipendenza, mentre 3,5 milioni sono a rischio. Non solo: di questi, 700mila hanno meno di 16 anni. L’età media di chi ricorre ai servizi è di 44 anni.

L’alcol causa 30mila morti l’anno per cirrosi, 7mila per tumori (5mila dei quali sono uomini) e il 7,4% delle disabilità.  L’allarme è stato lanciato dal XXV raduno nazionale di alcolisti anonimi, che si è aperto ieri e si concluderà domani, con la “Festa della sobrietà”, alla vecchia Fiera di Rimini.
Per tre giorni esperti del settore e rappresentanti dei 500 gruppi di autoaiuto italiani, che associano 10mila persone, si confronteranno su «Giovani e alcol». Oggi tocca a Paola Bertulla, neuropsicologa di Villa Silvia di Senigallia, Andrea Quartini, medico gastroenterologo di Villa Basilesky di Firenze, ed Enzo Bachetti, esperto di comunicazione. Spiega Giovanni Greco, vicepresidente della Società italiana di alcologia: «Un fenomeno recente è l’aumento in particolare di giovani, anziani e giovani donne ansiogene, che assumono alcol come autocura contro il male del vivere: stati di ansia, panico, stress, solitudine, problemi affettivi o emotivi, fallimenti familiari. Nei cocktail di bevande gasate con alcol o caffeina, oppure con vino frizzante e spumante, l’alcol è assorbito in una misura maggiore. Cocktail e spritz sono il vero problema dei giovani, che credono di bere bevande più leggere. E poi è in aumento anche il consumo di energetici associati all’alcol».

Ma l’allarme più preoccupante, «perché occulto e con effetti a lungo termine in particolare su bambini e giovani», riguarda la pubblicità che, come spiega Greco, «esalta gli effetti psicoattivi, associando l’alcol a divertimento, successo, felicità, trasgressione, sesso e potere». L’assunzione di bevande alcoliche è inoltre particolarmente pericolosa per chi guida, come ha ricordato Giordano Biserni, presidente nazionale dell’Associazione Amici della Polstrada (Asaps). «Secondo i dati forniti dall’Istituto superiore di sanità e dall’Unione europea, il 30% degli incidenti stradali gravi e mortali è causato da alcol e droga, dato che sale al 40% negli incidenti del fine settimana».

Tali incidenti sono diminuiti però del 10,6% nei primi sette mesi di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2008, con 220 morti in meno (-18,9%) di cui 92 (-21%) di età inferiore a 30 anni. «Il risultato – per Biserni – è frutto dei 900mila controlli con l’etilometro, effettuati da gennaio a luglio, contro i 400mila del 2007». Per Greco il percorso obbligato per combattere il fenomeno è «l’educazione dei giovani all’autocontrollo, la moderazione e la capacità di autogestione. Ma questo deriva  dalla testimonianza degli adulti con stili di vita coerenti, che purtroppo spesso mancano».


Quinto Cappelli da Avvenire