Ultime da Londra: seme maschile dalle staminali • Se le ricerche sull’infertilità non vanno fermate, scienziati, politici e opinione pubblica devono rendersi consapevoli degli scenari possibili
di Assuntina Morresi
Tratto da Avvenire dell’11 luglio 2009

Non conosciamo ancora la ‘ qualità’ degli spermatozoi prodotti nei laboratori inglesi dall’équipe del professor Karim Nayernia. E quindi non possiamo sapere se quella annunciata nei giorni scorsi è una strada percorribile, da un punto di vista scientifico: in precedenti esperimenti sui topi, i nati da spermatozoi creati in laboratorio sono morti subito dopo essere venuti al mondo. E d’altra parte molti studiosi si sono dimostrati prudenti nel commentare la notizia, aspettando ulteriori conferme. Ma indubbiamente la capacità di produrre spermatozoi, accanto alle possibilità di aumentare le conoscenze sulla fertilità maschile, apre scenari inquietanti.

Ammesso che l’esperimento nei prossimi anni venga messo a punto consentendo effettivamente di creare sperma umano utilizzabile per la procreazione, ci troveremmo davanti alla possibilità di avere bambini generati da persone mai nate. La procedura proposta dagli scienziati inglesi, infatti, prevede la creazione di seme maschile a partire da cellule staminali embrionali, ottenute distruggendo embrioni umani. In altre parole, le persone messe al mondo in questo modo avrebbero come padre una coltura cellulare, che non appartiene ad alcun nato: una rivoluzione inumana.

Non è corretto infatti dire – come invece è stato annunciato da più parti – che con lo sperma artificiale non ci sarebbe più bisogno del padre: ancora oggi, nonostante tutto, l’unica tecnica efficace per creare in laboratorio un embrione umano in grado di svilupparsi è quella che utilizza gameti maschili e femminili. Per capirci, degli spermatozoi ancora oggi continua a esserci bisogno se si vuole far nascere un bambino.

Gli spermatozoi prodotti a partire dalle cellule embrionali, poi, non possono considerarsi una terapia per l’uomo infertile, visto che il loro patrimonio genetico sarebbe quello dell’embrione da cui sono stati ricavati e non apparterrebbe alla persona incapace di generare. Solo con le innovative «Ips», le «cellule pluripotenti indotte», teoricamente un uomo potrebbe ottenere spermatozoi da cellule della propria pelle, e quindi con il suo stesso patrimonio genetico. In questo caso non si distruggerebbero embrioni umani, e i bambini nati avrebbero come padre una persona reale. Rimarrebbe tuttavia sul tappeto un enorme problema: l’apertura di un nuovo «mercato» del corpo umano.

La creazione in laboratorio di spermatozoi apre potenzialmente a una loro produzione su larga scala, consentendone una compravendita che andrebbe ben al di là delle attuali banche del seme, con le conseguenze facilmente immaginabili per lo sviluppo della fecondazione assistita.

Il mercato di gameti già esiste, anche se per definirlo si preferisce parlare pudicamente di «donazione». Ma la possibilità di usufruire liberamente di spermatozoi sintetici, e un domani pure di ovociti da laboratorio – visto che teoricamente anche questi si potrebbero ricavare da cellule embrionali o Ips –, significherebbe equiparare in tutto una persona a un’entità biologica qualsiasi: una sorta di Ikea dell’umano, con esseri creati su ordinazione e montati su misura.

Fantascienza? Ce lo auguriamo. E se le ricerche sull’infertilità sicuramente non vanno fermate, scienziati, politici e opinione pubblica devono rendersi consapevoli degli scenari possibili per essere pronti ad affrontarli, ed evitare di restarne drammaticamente travolti.