Dimissioni del presidente Olimpia Tarzia della Commissione scuola della Regione

di Giuseppe Brienza
da Libertà e persona

«Il diritto di libertà di scelta educativa rappresenta un principio non negoziabile ed una fondamentale tutela del diritto allo studio: è questione di ripristinare una giustizia sociale, di garantire pari opportunità alle famiglie meno abbienti e di esercitare il loro primario diritto educativo di poter scegliere la scuola dove mandare i propri figli». Lo ha affermato il consigliere regionale del Lazio, fra i più votati della Lista Polverini, Olimpia Tarzia, nel rassegnare ieri le dimissioni da presidente della Commissione “Scuola, diritto allo studio, formazione professionale, università”, a fronte dell’ennesima mancata approvazione della sua proposta d’introduzione, anche nella Regione Lazio, del “buono scuola”.

Il noto esponente cattolico, leader del “Movimento PER-Politica Etica Responsabilità” aveva infatti, a distanza di oltre due anni dall’inizio della legislatura regionale, sollecitato una presa di posizione del suo gruppo di maggioranza sul tale questione, rientrante nel programma del PdL nazionale e approvata da tempo nelle Regioni, a guida centro-destra, del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e della Sicilia.

L’opposizione all’introduzione del buono scuola nel Lazio si è avuta ad opera di quella che l’On. Tarzia ha definito una “frangia relativista del PdL” che, ha dichiarato, «sembra aver dimenticato che la libertà educativa rappresenta, da sempre, uno dei pilastri di una politica centrata su valori non negoziabili, oltre che un impegno preso in campagna elettorale, che esige, come tutti gli impegni, particolarmente quelli presi con i cittadini nel chiedere la loro fiducia, di essere perseguito e mantenuto. Evidentemente questa esigenza non è, da alcuni, considerata prioritaria e vincolante».

«Mi rendo conto – ha concluso la Tarzia che, il 13 maggio scorso, ha capeggiato una nutrita delegazione del “Movimento PER” alla Marcia per la Vita di Roma ed, alla vigilia della manifestazione, è stata anche premiata dagli organizzatori per la sensibilità e l’impegno dimostrati nella lotta a difesa della famiglia – che in una fase di confusione e disorientamento politico nazionale, come quella in cui viviamo ora, in cui non ci sono più riferimenti gerarchici né valoriali, ogni singolo si sente autorizzato a procedere in ordine sparso, ma questo è incompatibile con la mia permanenza come presidente della commissione. È evidente che la scelta di affossare questo provvedimento è molto grave, e non sarò certo io a spiegare all’opinione pubblica che ci aveva sostenuto nel 2010 questo passo indietro, questo dietrofront, questo incredibile tradimento delle legittime aspettative riposte in questa maggioranza».