di Claudio Risé
Tratto da Il Mattino di Napoli del 9 novembre 2009
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Come mai l’Unione europea, attenta a mantenere «puliti» i muri delle aule scolastiche da crocifissi ed altri simboli religiosi, non si preoccupa di mettere a punto una politica comune contro la droga?

Difficile non chiederselo, osservando gli ultimi dati dell’Osservatorio europeo sulle droghe, dove Italia, Spagna, Francia e Gran Bretagna appaiono letteralmente invase dagli stupefacenti, il cui consumo riguarda ormai fette importanti della popolazione, soprattutto fra i diciotto e i trentacinque anni.

Che i vari Paesi europei debbano cooperare, se vogliono fermare l’invasione delle mafie degli stupefacenti è stato finalmente riconosciuto in una missione ufficiale, guidata nei giorni scorsi da Etienne Apaire, presidente della francese Missione di lotta alla droga e alla tossicodipendenza (Mildt), in visita al sottosegretario Carlo Giovanardi, che segue la politica italiana contro la droga. Apaire ha chiesto un controllo coordinato delle frontiere da parte degli Stati europei, dato il carattere internazionale della circolazione degli stupefacenti.

È ora che in Europa ci si accorga che serve meno propaganda ideologica, e più attenzione ai pericoli concreti, a cominciare dalla droga.

Anche in Italia, d’altra parte qualcosa si muove, dopo decenni di disattenzione. La campagna appena lanciata – «Dai un calcio alla droga» – indirizzata soprattutto ai giovani, coinvolgendo campioni come Kaka, Del Piero, Balotelli e Totti, è la prima iniziativa di comunicazione di massa in Italia contro l’uso delle droghe; verso cui l’atteggiamento della classe politica è stato finora piuttosto timido. Soprattutto rispetto alle grandi campagne, realizzate anche con grandi manifesti, e un efficace impegno fotografico e sloganistico, che hanno occupato le autostrade di Francia e Spagna negli anni scorsi, arrivando ad arrestare il continuo aumento di consumo di droga nei paesi a noi confinanti. Da noi, invece, questo è ancora in continua ascesa.

Dai 15 ai 64 anni, infatti, l’Italia è al primo posto per il consumo, rilevato nell’ultimo anno e nell’ultimo mese. C’è però un segno di speranza, anche se per ora molto tenue: man mano che si scende nell’età, il primato nello sballo detenuto dagli italiani sta incominciando a diminuire. Ad esempio nel gruppo di età tra i 15 e i 34 anni l’Italia è ancora al primo posto per quanto riguarda le rilevazioni dell’ultimo anno ma scende finalmente al secondo dopo la Spagna, in quelle relative all’ ultimo mese. Per quanto poi riguarda il gruppo d’età fra i 15 e i 24 anni rimaniamo purtroppo tra i primi 4 Paesi europei per consumo nell’ultimo anno e mese, ma non siamo più capofila assoluti.

Inoltre, ha osservato Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento nazionale antidroga, «se scorporiamo i dati e li puntiamo sui quindici-sedicenni vediamo che per la prima volta in questa fascia il consumo della cocaina diminuisce», notando poi, giustamente che «non è cosa da poco, visto che sono gli adolescenti a segnare il trend».

L’ottimismo verrebbe confermato se sapessimo con relativa certezza che gli adolescenti stanno disamorandosi anche della cannabis, il cui consumo appare tuttora in forte aumento (è raddoppiato negli ultimi dieci anni). Rimane infatti quello, lo spinello, oggi sempre più spesso associato all’alcol, la pista di lancio verso le altre droghe. Tanto più pericolosa quanto più spesso presentata come «droga leggera» da media e molti politici (da cui è spesso usata), incuranti dell’appello del Consiglio superiore di sanità: La cannabis non è una droga leggera.

Comunque qualcosa si muove: finalmente.