GOTTOLENGO. Il religioso se n’è andato ieri a 85 anni. Domani il funerale col vescovo Monari

In gioventù aveva ospitato Wojtyla nella sua casa di Seniga

Se n’è andato ieri poco prima dell’alba nella casa di riposo «Celso Cami» di Gottolengo, la struttura per la terza età che da qualche mese era diventata la sua casa, lasciando un grande vuoto nella comunità religiosa; e non solo in quella locale. Parliamo di monsignor Francesco Vergine, per lunghi anni in passato parroco del paese e amico di Karol Wojtyla prima del suo pontificato.
La notizia della sua morte è stata data dal parroco don Saverio Mori durante la messa principale della mattinata, e ha fatto rapidamente il giro del paese stendendo un velo di tristezza. Il prelato scomparso avrebbe compiuto 85 anni il prossimo 30 giugno, era nato a Seniga nel 1924 e venne ordinato sacerdote a Brescia il 5 gennaio del 1947. Fu studente a Roma da 1945 al ’48, vicedirettore di seminario dal 1948 al ’50, assistente spirituale dell’Azione cattolica per diversi anni, direttore dell’Ufficio catechistico e, infine, parroco di Gottolengo dal 1963 al 1999.
Dopo aver raggiunto l’età della pensione era stato per qualche tempo a Roma nel ruolo di padre spirituale nel seminario «Redemptoris Mater». E come dicevamo da alcuni mesi era ospite della casa di riposo gottolenghese, della quale in passato era stato tra gli amministratori e alla quale aveva dedicato molto tempo allestendo iniziative dedicate agli anziani. Tra queste l’introduzione della messa settimanale.
Era una persona di grande cultura (era laureato in Filosofia) e dai modi gentili, e parlandone si rischia di dimenticare molte cose; quel che è certo è che la sua scomparsa è vissuta da tutti i gottolenghesi come una perdita per la comunità.
Nel dopoguerra il giovane Francesco candidato al sacerdozio fu inviato a Roma per approfondire gli studi di Filosofia nell’Università Gregoriana. E fu proprio durante gli studi romani che monsignor Vergine strinse una profonda amicizia con Karol Wojtyla, il futuro papa Giovanni Paolo II. Parecchie persone a Seniga ricordano ancora quel giovane prete polacco (ospite nel luglio del 1947 della famiglia di don Francesco) commentare i brani del Vangelo con un italiano dal curioso accento.
Ma come scrisse sul «Redone» (il periodico della parrocchia di Gottolengo) del novembre 1988 (un numero speciale per i 25 anni da parroco dello scomparso) il parroco di Verolanuova don Luigi Corrini, «…don Francesco, fedele all’amicizia (col Papa), ha sempre respinto la tentazione di strumentalizzarla; soprattutto quando poteva essere esibita come titolo di credito. A nessuno – scriveva don Corrini – neppure agli intimi, confidò mai che papa Giovanni Paolo II era lo stesso don Karol, l’amico sacerdote polacco con il quale aveva avuto consuetudine di vita e che aveva accolto, ospite caro, nella sua famiglia».
«Fu poi lo stesso pontefice – spiegò nel suo scritto don Corrini – a ricordarsi di don Francesco, che volle suo ospite a Roma quasi a restituirgli il gesto di cordiale amicizia ricevuto tanti anni prima».
L’attuale parroco del paese, don Saverio Mori, lo ricorda come «una persona di grandi capacità che nella sua pastorale aveva scelto l’esperienza del cammino neocatecumenale. Una persona che ha lasciato una traccia indelebile».
Stasera la salma verrà trasportata nella chiesa parrocchiale nella quale alle 20,30 sarà celebrata una messa presieduta dal vescovo Luciano Monari. Il funerale sarà celebrato domani alle 17 nello stesso tempio.

Gianbattista Manganoni da BresciaOggi