di Pier Luigi Fornari
Tratto da Avvenire del 23 settembre 2009

Via libera all’unanimità dei gruppi parla­mentari nell’ufficio di presidenza della  com­missione Sanità del Senato all’indagine co­noscitiva sulla pillola abortiva Ru486, di cui il 30 lu­glio l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha autoriz­zato la commercializzazione. Relatori dell’indagine saranno Raffaele Calabrò (Pdl) e Dorina Bianchi (Pd). Il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, rin­grazia i componenti della commissione per la deci­sione. L’iniziativa partita dal Parlamento, specifica, punta «a chiarire i lati oscuri della Ru486 e i suoi margini di compatibilità con la legge 194» che im­pone che gli aborti avvengano nelle strutture pub­bliche. Circostanza, non sempre verificatasi, come provato dalla recente inchiesta di Tempi.

Dunque per la Roccella «nulla di pretestuoso nel vo­ler far chiarezza su un farmaco che in Europa ha causato numerose morti», e nel verificare che la Ru486 non sia utilizzata come strumento «per scar­dinare» la 194 e «le garanzie che offre alle donne».

A questo punto è probabile che la delibera dell’Aifa con la specifica del protocollo di utilizzo della pillo­la, prevista per fine settembre, sia posticipata a fine novembre. «È opportuno», mette in evidenza infat­ti il presidente della commissione Sanità, Antonio Tomassini (Pdl), che l’agenzia prosegua l’istrutto­ria, ma senza «giungere alle determinazioni finali prima della conclusione dell’indagine» che durerà circa 70 giorni.

Tra gli obiettivi dell’iniziativa parlamentare «sobria e tecnico-scientifica», riferisce il senatore pidielli­no, l’impostazione dell’utilizzo della Ru486 nei ter­mini decisi dall’Aifa, che subordinò la commercia­lizzazione «al rigoroso rispetto» della 194.

Domani già la prima audizione, con il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. A ruota seguiranno il di­rettore generale e il presidente del consiglio di am­ministrazione dell’Aifa, Guido Rasi e Sergio Peco­relli. Si terrà conto anche delle audizioni della com­missione Affari sociali della Camera nella scorsa le­gislatura. L’Aifa, in un comunicato, pur nell’ambito della sua competenza tecnica, si dice «pronta a for­nire tutti i necessari chiarimenti» dell’ottemperan­za «alla metodologia regolatoria» che ha seguito per arrivare all’autorizzazione.

Esprime «particolare soddisfazione», il capogrup­po del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, rimarcan­do la decisione unanime e il fatto che i relatori del­l’indagine sono uno del Pdl e uno del Pd: un «chia­ro segnale» che in Parlamento «si può lavorare in­sieme nell’interesse comune». «Bizzarro il modo in cui questa indagine è stata proposta dal centrode­stra», ribatte un po’ spiazzata la presidente dei se­natori del Pd, Anna Finocchiaro, ritenendo «stru­mentale, pretestuoso e poco serio che il governo abbia bisogno di un’indagine parlamentare per e­manare le sue linee guida». «Si chiarisca prima con i suoi senatori: l’indagine è stata proposta dal Par­lamento, non dal governo», controreplica Gaspar­ri notando che «sarebbe un bene» se il governo te­nesse conto dell’indagine. Ma nel Pd un’altra ex diessina alza la voce contro la Bianchi. «La sua è una posizione del tutto persona­le, non condivisa dalla grande maggioranza del grup­po Pd al Senato e in commissione Sanità», attacca Vittoria Franco. «Stupisce la rincorsa alla distinzio­ne», replica Claudio Gustavino, senatore pd in co­missione Sanità, perché la Bianchi ha ribadito una linea «condivisa» nella riunione del Pd in commis­sione la settimana scorsa.