di Don Antonello Iapicca

“La Chiesa è aperta a tutti, perché – in Dio – esiste per gli altri! Pertanto essa partecipa intensamente alle sorti dell’umanità, che in questo anno appena iniziato, appare ancora segnata dalla drammatica crisi che ha colpito l’economia mondiale e ha provocato una grave e diffusa instabilità sociale”. Così il Papa al Corpo Diplomatico. “E’ molto naturale avere come prima reazione la difesa della propria normalita’ di vita. Ci vuole pazienza. E’ un grande mandato per la Chiesa: educare le persone ad aprire i cuori” . Così l’allora Card. Ratzinger in un’intervista del 1997 commentando gli sbarchi di Albanesi in Italia. Aprire il cuore perchè la Chiesa è aperta a tutti. I fatti tragici di questi giorni non possono lasciarci indifferenti. Ma il punto è, come sempre, il criterio con il quale discerniamo gli eventi. Molto prima della politica, dei talk-show, degli editoriali vi è una paziente educazione. Ed è compito della Chiesa. Nella stessa intervista il Card. Ratzinger affermava che “in realta’ c’e’ una forza distruttiva che esiste, opera ed e’ molto evidente…. Certo delle mancanze (nella Chiesa) ci devono essere state… (Occorre un) esame di coscienza: perche’ siamo cosi’ incapaci di rispondere alla sete del mondo?“. Alla sete del mondo vi è una sola risposta: la porta sempre aperta della Chiesa. Ma come non chiuderla se chi vi è dentro è ancora oppresso dalla paura della morte? la vera questione è, come sempre, la fede. Chi non crede non ama, e chi non ama chiude senza pietà cuore e confini. E’ illuminante la storia di Sodoma. La sola legge della città era la negazione dell’ospitalità. Quando uno straniero vi giungeva era subito valutato e misurato. Lo si sdraiava su di un lettino e tutto quanto sporgeva era considerato in più, e si tagliava. Braccia e gambe, senza pietà. Inoltre era calcolato anche, secondo complicate alchimie, l’esatto giorno in cui egli sarebbe dovuto morire. Se in quel giorno era ancora vivo significava che qualcuno lo aveva aiutato. Allora si ricercava il colpevole e lo si faceva morire con atroci sofferenze. “Questa è stata la colpa di Sodoma: era orgogliosa di vivere nell’abbondanza e nella sicurezza. Non aveva preoccupazioni, tuttavia non ha aiutato i poveri e gli oppressi. È diventata arrogante e ha commesso azioni che io detesto” (Ez. 16, 49-50). Da qui anche la violenza sessuale, quale segno di dominio e assoggettamento dello straniero. Molto più tardi Gesù inviò i suoi discepoli a predicare il Vangelo e Cafarnao e Corazim non accolsero i missionari. Gesù, di fronte al rifiuto, evoca Sodoma per apostrofare le città, sottolineando come se in essa fosse stati compiuti gli stessi miracoli ancora esisterebbe. Il peccato di Sodoma, il peccato contro lo Spirito Santo, l’imperdonabile, è il rifiuto dell’ospitalità al Vangelo, quell’indurimento del cuore che oppone resistenza all’annuncio della Buona Notizia. Chi non accoglie Cristo non accoglie nessuno. Marito, moglie, figli, nati o ancora in grembo, anziani, malati, stranieri. Il Vangelo lo ripete più volte, il Signore viene con i suoi annunciatori, con i piccoli che predicano la buona Notizia. Attraverso la stoltezza della predicazione infatti si riceve il dono della fede. Accolto l’annuncio è poi necessario un itinerario solido di iniziazione cristiana, perchè il seme deposto possa crescere e dare frutto. Per questo il Card. Ratzinger parlava di paziente educazione. Nella stessa intervista diceva anche: “Il nostro dovere e’ aiutare questa gente a tornare in patria e a costruire li’ una vita degna. Questa dev’essere la prospettiva. Ma oggi, in attesa di questo rientro, bisogna offrire loro accoglienza… E non vogliamo essere “disturbati”. Manca questa capacita’ di dividere con l’altro, di accettarlo, di aiutarlo. E’ una cosa che difficilmente l’uomo impara. Credo che l’autodifesa di un certo egoismo contro la presenza di fattori che disturbano il ritmo quotidiano della vita sia profondamente innata nell’uomo. E che abbiamo bisogno di una educazione permanente al superamento dell’egoismo per essere preparati”. Non si inventano dall’oggi al domani regole magiche. L’uomo è soggiogato dalla paura della morte e non può accogliere nessuno. Le chiacchiere di questi giorni non spostano di un millimetro la realtà antropologica. Ma ad essa sembra non si voglia, o non si possa guardare. Il mondo, e con esso la politica e i media, sono come assopiti in una cecità primordiale. Solo la Chiesa ed il suo Pastore hanno parole vere. Come per l’ambiente e la sua salvaguardia, non si può prescindere dall’uomo e dal suo cuore. Accogliere Cristo è la questione decisiva. Accogliere perchè si è fatta l’esperienza d’essere stati accolti da Lui esattamente come siamo. Il Signore non ci ha chiesto referenze, non ha posto condizioni. Ci ha amati. Ci ama. E, amandoci, ci trasforma radicalmente. La Chiesa, nella sua storia, ha riverberato sempre questo amore, incarnandolo in figure splendenti. Santa Francesca Cabrini, Pietro Nolasco e l’Ordine dei Mercedari ad esempio. Questi ultimi, redenti da Cristo si facevano redentori, offrendo la propria vita in riscatto per gli schiavi sottomessi dall’Islam in espansione. Non si può ofrire gratuitamente la vita se, gratuitamente, non la si è ricevuta. Il compito della Chiesa è dunque annunciare Cristo e accompagnare gli uomini in una paziente educazione permanente dove si possa sperimentare l’amore di Dio, il solo capace di spalancare le porte del cuore all’accoglienza distruggendo la paura. In fondo anche per Sodoma c’è speranza. “Se avessero visto i segni…”. Eccoli i segni, sono nella Chiesa che incarna vivo il suo Signore. Essa è oggi nel mondo come Abramo, più di Abramo. Egli ebbe  timore e si fermò a sperare dieci giusti in Sodoma, perchè non fosse distrutta. La Chiesa può osare di più, perchè sa che un solo Giusto, il Signore Gesù, può stornare l’ira di Dio per il male che avvelena la storia. La Chiesa è dunque il segno del Giusto che riscatta. Può scendere Dio anche oggi a vedere il male compiuto da Sodoma, per “aprire uno spiraglio, una porta di conversione” come recita il midrah su Genesi (GnR 49, 1-2.6). Se il mondo non ha forza, e si perde tra convegni e manifestazioni, discussioni televisive e parlamentari, la Chiesa tiene aperta la sua porta, ed è la porta stessa di Dio. Chi vuole può lasciarsi attrarre, accogliere, amare. Ed imparare così, a poco a poco, ad amare e ad accogliere.