di Chiara Santomiero
ROMA, giovedì, 3 dicembre 2009 (ZENIT.org).- Un italiano su quattro tra quelli che acquisteranno una casa nel 2010 è a rischio povertà. Tra le famiglie che intendono, il prossimo anno, accendere un mutuo per acquistare una casa di proprietà abbandonando l’affitto, la soglia di povertà sale fino al 37%, cioè una famiglia su tre.

Queste allarmanti proiezioni sono contenute nell’Osservatorio regionale del costo sul Credito (Orcc), promosso dalla Caritas italiana e dalla Fondazione culturale Responsabilità etica, realizzato in collaborazione con il Centro culturale Francesco Luigi Ferrari e presentato oggi a Roma nel corso del seminario “Dare un futuro al credito”.

Cosa si intende per “rischio povertà”? “Le rate del mutuo – ha spiegato Giampietro Cavazza, presidente del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari – per una famiglia su quattro pesano ogni mese per oltre il 30% del reddito”.

Ciò comporta che “le famiglie si troveranno in difficoltà a sostenere le spese ordinarie come alimenti, bollette, istruzione dei figli; per loro aumenterà la rischiosità di eventi straordinari come la rottura di un elettrodomestico o la manutenzione dell’automobile e, dovendo rispettare le scadenze delle rate del mutuo, potranno cadere nella trappola dell’usura”.

Le famiglie più esposte, afferma l’osservatorio, sono quelle con un solo genitore con figli a carico, quelle in cui il capo famiglia ha un titolo di studio medio-basso o è un lavoratore autonomo, più esposto al precariato.

“Al di là del dibattito sul diritto al credito quale diritto di cittadinanza sociale – ha affermato Francesco Marsico, vice direttore di Caritas italiana – le storie che incontriamo illustrano con chiarezza che la sconfitta finanziaria delle famiglie è, spesso, il sintomo estremo di un impoverimento che non ha trovato argini in misure ed interventi di solidarietà o di politiche di sostegno al reddito”.

Dai casi in cui l’indebitamento per la casa diventa fattore scatenante della mancanza di liquidità delle famiglie “emerge lo scontro tra due concezioni contrapposte: la casa come bene primario, luogo concreto delle relazioni tra persone e generazioni all’interno del nucleo familiare e la casa come investimento da cui ci si attende incrementi sostenuti dai valori immobiliari, determinando l’esclusione delle famiglie più deboli”.

Di fronte a questo quadro di vulnerabilità diffusa, occorre rendere persone e famiglie più consapevoli dei rischi dell’indebitamento.

Secondo Giulio Tagliavini, docente di economia all’Università di Parma, “c’è una inadeguatezza antropologica ad affrontare i problemi finanziari”. Occorre distinguere

tra “l’educazione sulle questioni tecniche e i problemi di cattivo comportamento del consumatore che spesso si mette nei pasticci, sia pure considerando che in tempi di crisi economica questo può avvenire anche senza colpa”.

“La disattenzione e la mancanza di senso del risparmio – ha proseguito Tagliavini – si sommano ad altri problemi come la disgregazione delle famiglie che genera la difficoltà a mettere in atto comportamenti economicamente sensati”.

L’educazione al credito riguarda anche gli istituti bancari: “nel nostro Paese, le operazioni a tasso fisso sono molto poche rispetto ad altri paesi come gli Stati Uniti, mentre pagare un tasso fisso sul mutuo escluderebbe per le famiglie essere a rischio catastrofe”.

Il numero eccessivo di casi di richiesta di mutui a tasso variabile, che presentano convenienza nel breve periodo, è, secondo Tagliavini, orientato nell’interesse delle banche mentre “l’attività creditizia deve essere orientata in funzione del cliente”.

“Mentre faccio il banchiere – ha concluso Tagliavini – e non ‘dopo’ aver fatto il banchiere, devo essere attento alle esigenze delle persone e a questo ci richiama espressamente la Caritas in veritate”.