di Antonio Socci

Cari detestabili colleghi, editorialisti, intellettuali, direttori, inviati dei giornali: andate a quel paese. Capalbio, Cortina, Todi o dove volete voi.

Siete snob e noiosi, pretenziosi e incolti (almeno sulla religione), imbevuti di ideologia e pregiudizi, provinciali, narcisisti (quasi come me), rinchiusi nel pasoliniano Palazzo dove non vedete che voi stessi e vi rispecchiate in quelli come voi, dove non parlate che di politica e non pensate che politicamente perché siete ancora sotto le macerie del Sessantotto: andate a quel paese e restateci.

Tanto da lì potrete continuare ad ammorbare le pagine dei giornali dove il caso politico dell’estate è frugare nelle mutande del premier e dove il caso culturale è lo scazzo Scarpa-Scurati che la gente normale – se perdesse tempo a leggerne le cronache – liquiderebbe con un sonoro “ecchisenefrega”.

Meriterebbero tutti (meriteremmo tutti), giornalisti, cervelloni, politici, editorialisti, un grande calcio in culo? Enzo Jannacci che al Meeting di Rimini ha portato la sua commozione e la sua vita nuda, con una sincerità rara (uno dei pochi casi simili che ricordo è quello di Giovanni Testori), Jannacci che dice, con la sua disarmante inermità fanciullesca “amo Gesù”, ecco Jannacci sente che se Lui scendesse dalla croce dovrebbe prenderci tutti “a calci in culo”, che lo meriteremmo.

Ma Enzo in realtà è rimasto commosso dalla “carezza del Nazareno”. Dal fatto che Lui continua a far sentire a noi cazzoni immemori il calore della sua misericordia, della sua amicizia e la vertigine della sua bellezza.

Allora, cari colleghi, amici e nemici, se voleste alzare lo sguardo dal panorama gratificante del vostro ombelico, se – hai visto mai – aveste ancora una qualche curiosità nella ricerca della Verità (ma c’è qualcuno che la cerca?) o – chissà – se qualcuno sentisse agra la ferità della Bellezza e il fascino e il dolore della vita, vi prego, passate un giorno nella cittadella del Meeting, in questa cattedrale della giovinezza: l’assolutamente altro da voi.

Guardate, ascoltate, riflettete, leggete. Andate in quel villaggio sui generis che è in questi giorni la Fiera di Rimini. Ascoltate le storie, le testimonianze, guardate quelle facce giovani e luminose: potreste sentire la carezza del Nazareno anche voi. E non la dimentichereste più.

O forse qualcuno di voi potrebbe porsi una domanda. Almeno una – voi che siete nati “già saputi” – magari di sapore sociologico come quelle che voi prediligete: dov’è oggi nel mondo un avvenimento culturale che richiama 700 mila presenze, che è tenuto in piedi – come quest’anno – da 3058 volontari (che lavorano qui gratis e a proprie spese) più altri 700 che hanno costruito il Meeting prima (sono venuti a dare una mano perfino dei terremotati dell’Aquila, colpiti da ragazzi del movimento di CL che erano andati in Abruzzo ad aiutare)?

Dov’è una “cosa” simile che propone 116 incontri, 26 spettacoli, 8 mostre, che ascolta 299 relatori, che ha ospitato le maggiori personalità della scena mondiale (in questi 30 anni tutti, da Lech Walesa a Ionesco, da Tony Blair a Madre Teresa, da Giovanni Paolo II e Ratzinger a Tarkowskij, da Helmuth Kohl al Dalai Lama, da Von Balthasar a Renzo de Felice, da Carreras a Marta Graham, dai vertici dell’Onu, ai leader di tanti popoli a cominciare da Israele, Palestina)?

La risposta è semplice: non esiste nulla di paragonabile in nessuna parte del mondo. E ancor più eclatante e sorprendente è il fatto che una cosa simile non sia nata da qualche potentato finanziario, politico o culturale o da importanti istituzioni. Ma che sia nato tutto da un gruppo di giovani appassionati alla Bellezza e alla Verità dopo aver conosciuto un prete speciale, don Luigi Giussani. Affascinati dal suo sguardo in cui avvertirono “la carezza del Nazareno” sui loro cuori giovani.

E’ sorprendente, considerata la condizione di assedio, bombardamento e annichilimento sistematico della cultura cattolica in questi 50 anni, spesso ad opera di quegli stessi intellettuali cattolici che avrebbero dovuto esprimerla. Considerato che i potentati mediatici continuamente stravolgono il cattolicesimo e hanno trasformato in un “teologo cattolico” perfino Vito Mancuso, che non è né l’uno né l’altro, e si fanno raccontare il cristianesimo da Corrado Augias (che sarebbe come farsi spiegare la relatività di Einstein da Jovanotti).

Ho seguito le cronache dei giornali dal Meeting: sempre più scarne, riguardano sempre e solo le dichiarazioni di questo o quel politico o economista. Gli inviati a Rimini stanno barricati in sala stampa, impermeabili a quello che sta accadendo attorno a loro (i giornali si fanno così oggi). Solo a caccia dei politici. Quando qualcosa “buca” il muro dell’indifferenza – che so, la conversione di Jannacci – la si annega nel Banal grande di ritorno.

Per tutta l’estate Repubblica ha sparato editoriali sulla Chiesa dalla prima pagina impegnando le sue firme di punta: Ezio Mauro (il direttore), Eugenio Scalfari, Adriano Sofri, Adriano Prosperi. I quali – per ottenere un anatema su Berlusconi – hanno spiegato a noi, al Papa e ai vescovi cose è il cristianesimo. Ce ne fosse uno che è andato a Rimini a farselo spiegare da chi lo vive, da missionari e testimoni che, sotto “le tende” della Fiera, raccontano storie struggenti e bellissime.

E fanno percepire come “la carezza del Nazareno” – oggi, ora – sta avvolgendo e sconvolgendo la vita di milioni di persone, dal Sudamerica alla Siberia, dal Sudan alla Cina fino ai Rione Sanità di Napoli e al carcere di Padova.

Immaginate in pieno agosto 15 mila (dicasi quindicimila!!!) persone assiepate ad ascoltare un professore di filosofia sconosciuto ai giornali, Carmine Di Martino a parlare di Cartesio e della nozione di conoscenza in don Giussani, di Kant e di sant’Agostino che solleva la grande domanda: “Quid enim fortius desiderat anima quam veritatem?” (che cosa infatti desidera l’uomo più potentemente della verità?).

Quindicimila persone, perlopiù giovani, sotto il sole riminese, quindicimila pioppi che in quel momento sentono soffiare fra le loro fronde una grande ventata e ognuno pensa a sé, al mistero che è per se medesimo, pensa al volto che ama, all’avventura della sua vita. E anche il mare blu e il cielo azzurro vibrano…

E’ una cosa dell’altro mondo quella che si vede qui. Una cosa dell’altro mondo in questo mondo. Lasciatelo dire a me che, in un paio di occasioni, negli anni passati, ho criticato certe scelte del Meeting: si può ben discutere e avere opinioni diverse, ma restare indifferenti non si può se si ama appena un po’ la nostra comune umanità.

E pensate ai ventimila che, martedì scorso, hanno affollato la Fiera per ascoltare Julian Carròn e hanno sentito il brivido nel cuore per la storia di Paolo di Tarso a cui la “carezza del Nazareno” è arrivata come un ciclone e che poi questo ciclone ha fatto irrompere in tutto il mondo di allora arrivando fino a Roma dove ha stupito e commosso perfino gli intellettuali del tempo come Seneca.

Una folla immensa di ventimila giovani e meno giovani ha ascoltato Carròn: attentissimi, pensosi, stupiti, commossi. Ma – per dire – sul Corriere della sera ieri l’articolo più ampio era dedicato a ben altra manifestazione cattolica. Udite udite: il “Premio Giovanni Paolo II” assegnato a Roberto Calderoli a Scafati, nell’agro nocerino (provincia di Salerno), dall’associazione “Continente uomo” promossa dal consigliere comunale dell’Idv, Espedito De Marino.

Volete mettere… Non c’è confronto fra questa fondamentale manifestazione di Scafati e il Meeting. Il Corrierone, che da mesi, per la penna di Ernesto Galli Della Loggia, lamenta l’incultura e la rozzezza dei politici e delle classi dirigenti, ci mostra così con quale ampiezza di orizzonti e profondità culturale il più diffuso quotidiano del Paese racconta l’Italia. Complimenti.

Mi dispiace per voi, per l’aria asfittica che respirate nel Palazzo. Ma in terra di Romagna in questi giorni scorre buon vino e  soffia una bell’aria fresca. Come una carezza.

Fonte Libero © 28 agosto 2009