Ricorso contro la legge che chiede di pubblicare i dati sulle interruzioni di gravidanza tardive
di Elisabetta Del Soldato
Tratto da Avvenire del 14 novembre 2009

Con una mossa inaspetta­ta il governo britannico ha fatto appello all’Alta corte per mantenere segrete le informazioni sul numero di a­borti terapeutici di bambini con malformazioni anche lievi come la palatoschisi e il piede equino. Qualche settimana fa il movi­mento contro l’aborto britannico aveva vinto un’im­portante battaglia che avrebbe co­stretto il governo a rendere pubblici i numeri di aborti effettuati in tarda gravidanza di feti con anomalie non necessariamente gravi.

Il gruppo era riuscito a ottene­re la concessione grazie al Free­dom of Information Act, una legge che costringe il governo a pubblicare i da­ti. Ma questo, dopo l’appello di ieri, spera di po­ter mantenere private le infor­mazioni che ri­guardano l’identificazione di donne che hanno abortito in tarda gravidanza. In Gran Bre­tagna l’aborto è consentito fino alla ventiquattresima settima­na di gestazione; dopo è per- messo solo se il feto viene dia­gnosticato con malattie molto gravi e incurabili o se rappre­senta una seria minaccia alla vi­ta della madre. Da cinque anni la Pro Life Allian­ce si batte per fare trasparenza sul numero di aborti dopo le 24 set­timane, compreso quello delle madri che hanno scelto di termi­nare la gravidanza perché i loro bambini erano stati diagnostica­ti con malformazioni curabili. Il caso, che costerà ai contribuenti migliaia di sterline, ambisce a prevenire, ha confermato un por­tavoce del governo, la pubblica­zione di statistiche controverse tra cui quelle sugli aborti di bam­bini disabili che sono legali come indicato dall’Abortion Act fino a prima della nascita.

Secondo Julia Millington del gruppo Pro-Life Alliance, la bat­taglia del governo per mante­nere le informazioni segrete «è una perdita di soldi e di tempo». «Un Paese impegnato all’aper­tura e alla trasparenza – ci dice – accetta e si aspetta che gli stes­si principi vengano applicati al­l’aborto così come ad altre aree della Sanità. Questi dati do­vrebbero essere resi pubblici». Il governo smise di pubblicare i dati nel 2005 dopo che quelli del 2002 fecero scalpore perché in­cludevano feti con il palato deforme o il piede equino.