Ci sono donne e donne…

Laura, la ragazza che mi dà una mano in casa, aspetta un bambino. Costantemente mi tiene aggiornata, oppure sono io che le faccio domande. Non sa, ancora, se è femmina o maschio, ma oggi mi ha confidato, felice, la lunghezza: 7 centimetri.

E’ alta e magra, e non diresti che aspetta un figlio, se non dalla luce nuova che da qualche settimana si scorge nei suoi occhi. Non si vede nulla, da fuori, e invece lei sa bene che “cosa grande” le sta accadendo! Oggi, quando alle 12. 45 mi ha salutata, mi ha detto: “Signora, noi ce ne andiamo. Ci vediamo martedì”. “Noi”. Sì: lei e Alberto, oppure lei ed Elisa, che oggi è lungo (o lunga) 7 centimetri. Questa è Laura.

In un forum di discussione, in rete, a proposito di vita intrauterina e di aborto ho letto di tutto. Ciccillo (maschio? femmina? I nomi, sul web, ci istigano all’irresponsabilità, a non mettere la faccia, esattamente come, lì e solo lì, non mettiamo la firma su ciò che scriviamo. Ci insegnano a tirare il sasso e a nascondere il braccio. Ci abituano al genere “neutro”, prossimo venturo)… Ciccillo, dicevo, scrive: “Non capisco il motivo per il quale la donna debba essere considerata il contenitore per l’embrione e perdere ogni diritto sulla propria persona nel momento in cui passa allo stato di puerpera”. (“Puerpera”??? Forse Ciccillo intendeva “gravida”, sempre che “gravida” e “puerpera” siano degli “stati” e che in quegli “stati” si perda “ogni diritto sulla propria persona”… Poche idee e confuse, ndr).

Alza, anzi, abbassa il tiro Luca Barbato: “L’embrione è un ammasso di cellule più o meno organizzato… ma fra una ragazza e una palla di cellule che non ha cercato, direi che ha più diritti la ragazzina”. (Forse) lo spiega Taty il perché: “L’embrione non può vivere se qualcuno non glielo permette, non ha vita propria, è… un parassita, fino alla nascita. Il corpo che lo ospita ne è responsabile, lo deve nutrire e curare fino al parto”.

Lorenx84 ribatte dicendo che durante la gravidanza il bambino è, semmai, in simbiosi con la madre. Flatline corregge e richiama, secondo lui, all’ordine secondo lui: “Poiché una donna può vivere tranquillamente anche senza l’ospite, e giuringiuretto che è vero, guàrdati intorno: non si può parlare di simbiosi ma solo di parassitismo”.

Da qui in poi, è tutto un disquisire sui termini “parassita” o “simbiotico”. Del sostantivo di sette lettere (e cioè b-a-m-b-i-n-o) che si fa carne (e cioè bambino), neanche l’ombra. Anche se c’è, non c’è o è come non ci fosse, perché nessuno ne parla. Inquietante.

Mentre gli occhi scorrono sul forum e le sue astruserie, penso a Laura stamattina. Penso che sia un insulto alle donne, agli uomini, ai bambini, alla… vita, lasciare passare il messaggio che – a seconda che un figlio lo si “cerchi” oppure no – ci si possa sentire commossi come Laura e stupiti per ciò che accade dentro il grembo di una donna o “contenitori di embrioni” o “insofferenti ospitanti di parassiti” come detto dai suddetti.

Guest scrive: “Per diritto costituzionale ognuno dispone del proprio corpo”. Controbatte Andrea 1926: “Non puoi equiparare l’aborto all’appendicectomia… Credo che chiunque senta una responsabilità diversa tra togliersi un pezzo di intestino o togliersi la responsabilità di portare a termine una gravidanza. O no?”.

Mentre leggo, mi fanno rabbrividire questi termini, questi paragoni, le banalizzazioni che mi scorrono davanti. Non sono “parole”: sono pensieri che diventano cultura. E’ cultura che diventa azione ogni santo giorno.

Erano “parassiti”, allora, anche i miei figli, che ho tenuto in grembo e ho poi allattato, sedici mesi la prima e dieci mesi il secondo e che, come tutti gli altri bambini, fossero stati lasciati soli sarebbero morti, perché non potevano certamente occuparsi di sé? E poi: per quanti anni siamo stati “parassiti” noi? E le persone del forum? “Io sono mio/a sin dal primo vagito, lasciatemi solo che mi autogestisco e mi autodetermino”?

Ero “parassita” anch’io, quando, sedicenne, a seguito di un incidente, sono stata costretta a letto quaranta giorni per gravi fratture al bacino e mia mamma si è sempre presa cura di me?

Sono “parassiti” tutti gli ammalati in qualsiasi modo non autosufficienti?

“Parassita”?! Ma che roba è!? Un neonato, un figlio non maggiorenne, un infortunato, un disabile, un malato, un anziano… tutti “parassiti”?

Andrea1926: “Con lo stesso principio puoi giustificare l’infanticidio, l’eugenetica e quanto di malthusiano possa esistere nei rapporti tra le persone e delle persone con se stesse”.

Leggo e penso che ha ragione. Da questa idea, aberrante, di “parassita”, al convincimento che il “parassita” va eliminato, e presto, il passo è breve. Così breve che, anche se non ne siamo del tutto consapevoli, è già stato compiuto.

… uomini e uomini…
Domenico, il marito di Laura, accarezza, orgogliosissimo, la pancia di sua moglie, che sporge appena. Sa che, lì dentro, sta crescendo il suo, il loro bambino.

Così scrive, nel forum, Demetrio da Vereto: “Il diritto alla vita dell’embrione è un’aberrazione, come tanti altri diritti naturali o presunti tali, frutto solo di convenzioni. E sulla questione aborto i maschietti (compreso il sottoscritto) non dovrebbero neanche pronunciarsi perché, a parte quei 10 secondi di battito cardiaco accelerato e un po’ di fiatone, non hanno idea di cosa significhi concepire e preservare la vita”. Gli risponde Lorenx84: “Assolutamente non concordo. Sono orribilmente scandalizzato da quanto espresso, in più ti dico che da maschietto mi sento in diritto di pronunciarmi eccome sulla vita di mio figlio”. Puntualizza Mario Previtera: “Non sulla vita di tuo figlio, ma sulla ‘questione aborto’. Vedi di restare in tema”.

La confusione è diventata insopportabile.

Ci prendono per imbecilli? E’ separabile la “questione aborto” (che vuol dire porre fine a “quella” gravidanza, impedire a “quel” bambino l’unica occasione che ha per venire al mondo) con la vita di “quel” bambino, di “quel” figlio? Si sta forse parlando di due cose, anzi, di due persone diverse?

(Che poi, abbia pazienza, signor Demetrio, mi conceda una breve divagazione. I pescatori, i cacciatori, ma anche i latin lover, i don giovanni normalmente amplificano, per fare bella figura loro e forse, anche, a tutela della “categoria”… La sua storia dei “10 secondi di battito cardiaco accelerato e un po’ di fiatone” francamente non è che renda onore né a lei, né ai maschi a nome di cui ritiene di parlare… Meno male che usa uno pseudonimo!… Va bene che con i tempi che corrono – in tutti i sensi – va di moda il “mordi e fuggi”, ma lei batte proprio tutti i record! Roba da guinness dei primati al contrario! Si fidi: la toccata e fuga è gradevole e gradita solo in ambito musicale, altrimenti si parla di flop. Veda di allenarsi un pochino. Per rimanere in ambito musicale – cerchi di cogliere il senso, e si fidi – “si può dare di più”!)

… ma se gli embrioni potessero parlare, capiremmo che la pensano tutti allo stesso modo!!!
In un racconto del 1967 che l’allora direttore di Oggi, Vittorio Buttafava, suo malgrado si vide costretto a censurare, Giovannino Guareschi ebbe l’ardire di dare voce ad un… embrione. Aveva pescato un episodio di cronaca nera e – come capita solo ai giornalisti veri – era andato sul serio “dentro la notizia” e si era lasciato interrogare.

Una certa Esterina si era invaghita di un tizio ed aveva messo le corna al marito Nazzareno Spillino. Il coniuge, sospettoso, colti in fallo i fedifraghi, li ammazza a pistolettate. Mentre manda all’altro mondo la moglie, Nazzareno sa che lei aspetta un bambino non suo e, sparando, urla: «Crepa anche tu, figlio di malafemmina». Si costituisce e, in appello, poiché si ritiene si sia trattato di una nobile azione ispirata da “motivi d’onore”, l’assassino viene assolto e fatto uscire di galera.

Guareschi immagina che quel frutto del peccato, mai nato, dopo la scarcerazione del padre chieda ragione all’unico uomo con la toga che trova ancora in tribunale, il quale, sentendosi tirare l’orlo della toga, appena si gira vede “un bambino piccolo piccolo, che pareva fatto d’aria”.

«“Che cerchi?”.

“Cerco giustizia”.

“E vieni a cercare giustizia proprio qui? – ridacchia quello – tu devi davvero essere piovuto giù da un altro mondo”.

“Io sono il figlio dell’Esterina. Ammazzando mia madre, mio padre ha ammazzato anche me. E di questo si doveva pur tener conto!”.

“No, ragazzino, non si può non uccidere chi non è nato. Se un individuo non è nato, legalmente non esiste. Il codice parla chiaro: ‘La capacità giuridica si acquista nel momento della nascita. I diritti che la legge riconosce a favore del concepito, sono subordinati all’evento della nascita’”».

Il piccolo scartabella i testi di legge, prova ad argomentare come sa, ma l’uomo controbatte: «“Tu non hai nessun diritto da accampare perché non sei una persona fisica. Tant’è vero che non sei nato!”

“Però sono morto!”.

“E come può morire chi non è nato? D’altra parte se non volevi grane, dovevi sceglierti una madre più onesta”.

“O magari un padre meno cornuto!” replica rosso il piccolino».

Il vecchio togato perde la calma e spiega, citando articoli su articoli, che l’onore è l’onore, e che Nazzareno ha fatto solo ciò che avrebbe fatto qualsiasi galantuomo.

«“Ma signor giudice!”, sbotta il piccolino…

“Io non sono un giudice”, rivela l’uomo in toga».

Era solo un usciere che aveva indossato la toga per proteggersi dal freddo e che, volendo liquidare quel “bambino piccolo piccolo, che pareva fatto d’aria” gli dice: «Alla fine, che t’ha fatto di male?».

Imbronciato – così conclude Guareschi – l’embrione «si infilò in una fessura del pavimento e scomparve. Il vecchio scosse il capo: “Che gioventù, non sono ancora nati e già accampano dei diritti!”».

Eh, già, riflette tra sé e sé la puntigliosa. «Che gioventù! Non sono ancora nati e già ci tirano per l’orlo del vestito e ci chiedono di mettere nero su bianco ciò che metterebbero loro, usando le parole di oggi, se lo sapessero e lo potessero fare. “Non siate omofobi!”, scriverebbero. Nel senso letterale, e vero, del termine».

“Non siate omofobi!”, digita la puntigliosa. E mentre scrive, le sembra che, da una fessura del pavimento, sbuchino gli occhietti e il sorriso appena accennato di “un bambino piccolo piccolo, che pare fatto d’aria”…

di Luisella Saro

da Cultura Cattolica.it