di Mauro Faverzani
Tratto dal sito dell’agenzia Corrispondenza Romana

Clamoroso, nelle cliniche cattoliche dell’Arcidiocesi di Köln si può facilmente ottenere la “pillola del giorno dopo”. A lanciare l’allarme sono stati il videoportale “Gloria. tv” e l’agenzia d’informazione cattolica “Kreuz. net”, citando gli esiti di un’indagine condotta lo scorso ottobre da un’agenzia specializzata in indagini sui consumi. Nel mirino sono finite quattro strutture di Köln ovvero l’ospedale delle Agostiniane e quello di San Vincenzo – peraltro dotate entrambe di un proprio reparto di Ginecologia -, quello di Sant’Antonio e quello di San Francesco.

I sanitari in forze presso tali istituti pare temano di perdere il posto di lavoro, quindi l’erogazione della “pillola” non avviene in modo diretto, bensì con un “banalissimo” escamotage: le pazienti vengono indirizzate “all’ambulanza d’emergenza” presente in ciascun nosocomio, anche nei loro, perché quella è “terra franca”.

Ovvero, pur trovandosi strutturalmente all’interno della clinica cattolica, ad operare qui non è più il personale della medesima, bensì quello facente capo all’associazione dei medici convenzionati, titolare giuridico del servizio. Ch’è un’altra cosa. Ed è qui che avviene il rilascio.

A verificare tale prassi è stata una collaboratrice dell’agenzia che ha curato l’indagine, propostasi come paziente: sconcertante anche il fatto che nessuno – nemmeno i sanitari degli ospedali cattolici – l’abbia messa in guardia circa le potenziali conseguenze derivabili dall’assunzione della “pillola del giorno dopo”, né abbia cercato di farla tornare sui propri passi in merito al valore di un’eventuale gravidanza. Si sarebbero limitati ad indicarle questa facile scappatoia, a due passi dalla reception. Rendendosi moralmente complici della somministrazione.

Anche in Spagna c’è però maretta: non è garbata, infatti, alle case farmaceutiche ed alla Società di Contraccezione l’indagine avviata dal Ministro della Salute, Ana Mato, per conoscere gli effetti sulla salute delle donne, specialmente le più giovani, derivanti dalla vendita senza ricetta della “pillola del giorno dopo”.

Esther de la Viuda, Presidente della Sec, la Società spagnola di Contraccezione, si è detto preoccupato, qualora da tali verifiche dovessero sorgere dubbi o fossero seguiti «interessi alieni rispetto ai criteri scientifici», come riportato sull’edizione on line del quotidiano iberico “Abc” dello scorso 13 febbraio. Egli teme che la somministrazione possa esser di nuovo vincolata alla ricetta oppure avvenire in strutture mirate, come ospedali o centri di pianificazione.

Il che – a suo dire – comporterebbe un’impennata nei costi, improponibile in tempi di crisi. Non solo: secondo un’indagine condotta dalla Società spagnola di Contraccezione su un campione di 6 mila donne, la maggior parte delle intervistate sarebbe disposta a pagare la “pillola del giorno dopo”, pur di ottenerla in modo facile ed immediato in tutte le farmacie, anziché ottenerla gratuitamente, ma in un centro medico, tale quindi da sottoporre le richiedenti a protocolli, elaborati all’insegna di un maggior rigore nella somministrazione. Un dato, questo, che fa davvero riflettere…

Il Ministero ha chiesto dunque informazioni all’Organización Medica Colegial, all’Agencia del Medicamento ed alla Società spagnola di Ginecologia. Senza escludere l’eventualità di ritirare la pillola dal commercio. Non per questioni «ideologiche o morali o etiche – precisa il Ministro – bensì per una questione di salute pubblica».

Secca la replica della Società di Contraccezione, secondo cui non vi sarebbe alcun rischio per la donna. Al punto da spingere il Presidente della Sec a spararla grossa ed a definire addirittura «più pericoloso il paracetamolo, venduto senza ricetta» della pillola del giorno dopo, le cui uniche controindicazioni riguarderebbero cefalea e senso di nausea.