Oggi lo storico incontro in laguna di Benedetto XVI con 200mila fedeli. Ma il Comune si fa in quattro soprattutto per gli 800 invitati di un magnate asiatico: si sposa, con una cerimonia da favola di tre giorni, la figlia del “re del ferro”
di Stefano Zecchi
Tratto da Il Giornale dell’8 maggio 2011

Un grande onore per Ve­nezia l’arrivo di Papa Benedet­to XVI. La città è in festa e blin­data. Questo significa gioia e dolore per i veneziani, innanzi­­tutto, e poi per i turisti. Saranno stravolti i trasporti sulla laguna e sulla terraferma, perfino le cal­li saranno interdette alla gente, sia per motivi di sicurezza, sia per evitare intasamenti di per­sone che rimarrebbero blocca­te per ore senza poter andare né avanti né indietro.

Il disagio vale la pena: il pa­triarca veneziano, Angelo Sco­la, auspica che la visita del Pon­tefice possa svolgere «un com­pito decisivo: favorire l’incon­tro tra l’Est e l’Ovest in conti­nuo fermento e i Paesi inquieti del Sud che si affacciano al Me­diterraneo». Il programma del Papa è molto intenso: saranno due giorni, oggi e domani, pie­ni di appuntamenti nei luoghi più significativi di Venezia e del suo entroterra. Per un evento così significativo (va ricordato che l’ultima visita di un Pontefi­ce alla città sulla laguna fu di Pa­pa Giovanni Paolo II nel mag­gio del 1985) non si è badato a spese. E qui incominciano le polemiche sul vil denaro, che poco sarebbe in sintonia con la spiritualità dell’evento. Ovvia­mente l’onere maggiore della spesa è stato sostenuto dal Pa­triarcato, che, dicono i polemi­ci, se avesse fatto qualche ri­sparmio, avrebbe potuto devol­vere un po’ di denaro a chi in città fa fatica a tirare a campare. Anche il Comune di Venezia ha partecipato all’evento con un esborso che, seppur non ri­levante (300mila euro) allarga il buco del deficit comunale, provocato da anni di dissenna­ta amministrazione della sini­stra in città. Le stime del 2010 dicono che l’indebitamento co­munale è di 837 milioni di eu­ro: da qualche parte bisogna co­minciare a trovare un po’ di sol­di per pagare almeno i dipen­denti comunali, che sono un esercito, proprio un vero eserci­to, costruito e organizzato dalla sinistra, lanciato con successo contro Brunetta l’anno scorso, quando il ministro si era candi­dato a sindaco della città. Un po’ di quattrini, è evidente, l’amministrazione veneziana spera di incassarli dai pellegri­ni in visita a Venezia per il Pa­pa, ma senza voler fare l’uccel­lo del malaugurio, non sembra che le speranze diventeranno realtà. Ecco però che il sindaco e la sua giunta calano l’asso nella manica, così ben nascosto nel­la manica che il consiglio co­munale non ne ha avuto alcu­na notizia. Arrivano gli indiani. Il vero matrimonio del seco­lo non è quello di William e Ka­te, ma le nozze tra la figlia del re del ferro, l’indiano Parmod Agrawal, e il fidanzato Muquit. Sposalizio ultramilionario che si svolgerà nella città più ro­mantica del mondo, dove tutte le coppie vorrebbero sposarsi. Se per il Papa sono previsti 200mila pellegrini, per gli india­ni­arriveranno soltanto 800 per­sone, ma ricche come Creso. Ed ecco spiegato perché la città si è mobilitata di più per il ma­gnate indiano che per il Papa, non degnato nemmeno delle consuete foto esposte in giro per la città. Con gli indiani si inizierà il 12 maggio. E la giunta Orsoni ha dato anche il via libera alla mu­sica fino all’una di notte con il party di benvenuto nella Scuo­la Grande della Misericordia. Per la sera del 13 è stato affittato l’Arsenale, dove di solito si svol­ge una parte importante della Biennale d’arte:tutto per l’ospi­te pagante. Il giorno successivo sarà il clou: il matrimonio nel­l’isola di San Clemente, ovvia­mente requisita per l’occasio­ne. Tutta la manifestazione ver­rà filmata in stile Bollywood, con fuochi d’artificio, giochi d’acqua, fontane e cascate e con un dirigibile sospeso sul­l’isola. Particolare riguardo sa­rà dedicato ad alcuni ospiti rus­si, che avranno deroghe specia­li alla dogana, perché arriveran­no carichi di gioielli come albe­ri di natale addobbati per la fe­sta. Lo sposo invece arriverà su un cavallo bianco femmina. Non si sa ancora come attraver­serà le acque della laguna. Nep­pure si sa esattamente quanto costerà questo kitsch mondia­­le: molti parlano di un budget di 20 milioni di euro ogni sera. Dunque tra sacro e profano, Venezia si è prodigata assai di più per il secondo. Benedetto XVI porterà una ventata di spiri­tualità in la­guna e qualche spe­ranza per le sorti dell’Est/ Ovest e dell’area mediterranea. Gli in­diani lasceranno una barca di milioni, che non risolleveran­no le casse disastrate del Comu­ne, ma faranno di Venezia oltre a quella Disneyland che già è, una Bollywood dall’internazio­nale cattivo gusto.