di Marco Respinti
Tratto da La Bussola Quotidiana

Davvero non ci sono precedenti all’attacco proditorio che l’Amministrazione statunitense guidata da Barack Obama sta conducendo da settimane contro il fondamento stesso della nazione americana, vale a dire il principio costituzionale della libertà religiosa.

Con un colpo di mano più unico che raro, il governo del Paese più democratico del mondo, dove si vota praticamente per tutto e di continuo, sta cercando d’imporre ai suoi cittadini misure in palese contrasto anzitutto con l’intangibilità della coscienza, addossando a essi pure i costi dell’operazione. Davvero poca differenza con qui regimi che condannano a morte arbitrariamente le persone, fatturando ai familiari delle vittime il costo della pallottola adoperata.

Che un americano debba cioè essere costretto dal suo governo a sottoscrivere assicurazioni sulla salute che contengono servizi in se stessi discutibili e in realtà per nulla inerenti l’oggetto proprio della polizza stessa – che resta la tutela sanitaria -, accollandosi persino i costi extra di codeste voci aggiuntive, è cosa già dispotica. Ma il tutto si fa palesemente tirannico quando in più detti servizi aggiuntivi violano la coscienza di chi è costretto a sottoscriverli, soprattutto per il fatto che il primato della coscienza dei cittadini e la sua libertà di rifiutare misure coercitive è posto dalla carta costituzionale a fondamento stesso della convivenza sociale.

L’obbligo per tutti i datori di lavoro di fornire a proprie spese ai dipendenti piani assicurativi che prevedono servizi di controllo delle nascite manifestamente estranei a qualsiasi cura sanitaria (a meno di non considerare una malattia la possibilità stessa di una gravidanza) costituisce infatti un abuso che le leggi del Paese non permettono; ma pretendere che un onere tanto incidente nella sfera delle convinzioni personali, della sovranità della coscienza e delle credenze religiose tutelate dalla Costituzione come prima libertà civile obblighi anche le Chiese, le istituzioni e qualsiasi tipo di assistenza anche sociale di matrice religiosa equivale a una vera e propria persecuzione.

In questo ambito, lo scontro che oppone da un lato la Casa Bianca e dall’altro la Chiesa Cattolica che è negli Stati Uniti, assieme ad altre denominazioni religiose del Paese, prosegue da tempo. Di fronte alla levata di scudi che le Chiese e le altre realtà religiose organizzate hanno subito opposto a quest’aggressione il governo ha proposto una sorta di “aggiustamento”, consistente nello spostare la fornitura dei servizi assicurativi dal datore di lavoro alla compagnia assicuratrice. Non sarebbe più, cioè, il datore di lavoro il soggetto tenuto a fornire al proprio dipendente i servizi di controllo delle nascite contenuti nei pacchetti assicurativi, ma lo sarebbe, invece, la compagnia assicuratrice fornitrice di una polizza che li contiene… la quale però il datore di lavoro è tenuto obbligatoriamente ad acquistare per tutti i propri dipendenti.

Se non fosse drammatico, scapperebbe da ridere; e però, in verità, una sua logica l’escamotage dell’Amministrazione Obama ce l’ha. Spostare la fornitura dei servizi di controllo delle nascite dal datore di lavoro alla compagnia assicuratrice, anzi al modo in cui le polizze sono formulate, offre al datore di lavoro un alibi dietro cui farsi scudo. Di per sé, infatti – potrebbe sostenere il datore di lavoro -, i servizi di controllo delle nascite li fornisce la compagnia assicuratrice, che è parte terza indipendente sia dal datore di lavoro sia dal dipendente; e siccome la sottoscrizione di una polizza assicurativa sulla salute per il dipendente è un obbligo di legge cui il datore di lavoro è comunque tenuto, la responsabilità delle clausole di detta polizza, servizi di controllo delle nascite compresi, non è imputabile al datore di lavoro che meramente si limita a rispettare la legge.

Ma, con tutta evidenza, si tratta di un sofisma. A cui magari in altri tempi e in altri luoghi del mondo, di fronte a situazioni analoghe o a casi equipollenti, qualche cattolico o qualche credente di altra fede si è pure conformato onde lavarsi pilatescamente le mani e mantenere il quieto vivere con le istituzioni. Ma non così negli Stati Uniti.

Negli Stati Uniti, di fronte a questa seconda fase dell’offensiva Obama, che non è meno grave della prima e che semmai aggiunge pure la beffa dello scherno e della tentazione alla pavidità, i credenti tutti, cattolici e non cattolici, scelgono di rispondere con coraggio sottoscrivendo in massa un documento fondamentale, diffuso il 1° marzo.

Intitolato Unacceptable, “Inaccettabile”, è stato redatto da The Becket Fund for Religious Liberty di Washington, una nota e benemerita organizzazione impegnata nella difesa della libertà religiosa e attiva anzitutto nell’assistenza legale alle vittime di abusi come quelli oggi perpetrati dalla Casa Bianca con accanimento senza dubbio degno di miglior causa. Intitolato a san Tommaso Becket (1118ca. -1170) – il famoso arcivescovo di Canterbury dell’“assassinio nella cattedrale” che fu martirizzato dagli sgherri di un re dispotico per essersi opposto alla tirannia di uno Stato che conculcava le libertà della Chiesa e della coscienza -, il Fund è nato nel 1994 per iniziativa dell’avvocato Kevin J. “Seamus” Hasson, che ne è tutt’ora il presidente. Di per sé, è una istituzione nata e cresciuta orgogliosamente cattolica, ma ufficialmente è tanto no-profit quanto aconfessionale, e giustamente si vanta di annoverare tra i propri clienti anche credenti buddisti, indù, ebrei, musulmani, sikh e zoroastriani…

I primi firmatari del documento del Becket Fund sono John Garvey, preside della Catholic University of America; Mary Ann Glendon, docente di Diritto ad Harvard e già ambasciatrice statunitense presso la Santa Sede; Robert P. George, docente di Giurisprudenza alla Princeton University e leader della Dichiarazione di Manhattan; O. Carter Snead, docente di Diritto alla University of Notre Dame di South Bend nell’Indiana; e Yuval Levin, di quell’Ethics and Public Policy Center di Washington tra i cui fellow eminenti figura George Weigel, tra l’altro biografo di due pontefici.

Seguono dunque cinque centinaia di nomi “pesantissimi”, tra cui l’immancabile cardinale Timothy M. Dolan, arcivescovo di New York e presidente della Conferenza episcopale cattolica statunitense, che è l’incontrastato leader della rivolta frontale alle vessazioni dell’Amministrazione Obama; l’arcivescovo di Louisville, Joseph Edward Kurtz; l’arcivescovo di Philadelphia, Charles Joseph Chaput; il pastore Paige Patterson, presidente del Southwestern Baptist Theological Seminary di Louisville, in Kentucky; l’arcivescovo Peter J. Akinola, ex primate anglicano di Angola, leader di una congregazione conservatrice nordamericana di fedeli della Comunione Anglicana; il rabbino David Novak dell’Università di Toronto; il dotto musulmano Shaykh Hamza Yusuf, cofondatore dello Zaytuna College di Berkeley, in California.

Come ha notato L’Osservatore Romano il 1° marzo, «è infatti lo stesso diritto alla libertà religiosa a essere messo in discussione negli Stati Uniti. Lo ha sottolineato anche il cardinale arcivescovo di Chicago, Francis Eugene George, che dal 2007 al 2010 ha guidato la Conferenza episcopale, in un editoriale pubblicato domenica 26 su Catholic New World», il settimanale diocesano, affermando: «quest’anno alla Chiesa cattolica negli Stati Uniti viene detto che deve “rinunciare” alle sue istituzioni sanitarie, alle sue università e a molte delle sue organizzazioni di servizio sociale». Ma, continua il presule, «non è un sacrificio volontario». Chi peraltro vi si sottrarrà, incorrerà in gravi sanzioni pecuniarie – «e questo non è economicamente sostenibile» -, oppure, per non pagare multe, sarà costretto a «secolarizzarsi». Applicare infatti la nuova normativa prevista dalla riforma sanitaria voluta dell’Amministrazione Obama significherà essere costretti a «interrompere il legame con la Chiesa e i suoi insegnamenti morali e sociali». E questo è l’obiettivo che da sempre perseguono tutti i regime dispotici che temono e che quindi odiano la Chiesa anche per la sua capacità di porre ostacoli concreti alla tirannide, proprio in nome di quell’obbedienza più alta che è il giogo forte e dolce della fedeltà alla Cattedra di Pietro.

Di seguito, la traduzione italiana del documento di denuncia redatto da The Becket Fund for Religious Liberty; l’elenco completo dei firmatari si trova in calce alla versione originale dello stesso, altrettanto qui disponibile.

INACCETTABILE

1° marzo 2012

Nella disputa riguardante l’obbligo, stabilito dallo United States Department of Health and Human Services, cioè il ministero della Salute, di fornire (senza condivisione dei costi) l’aborto per via farmacologica, la sterilizzazione e la contraccezione, l’Amministrazione Obama ha offerto alle istituzioni religiose ciò che ha definito un “accomodamento”. Adesso, cioè, l’Amministrazione obbligherà tutti i piani assicurativi a garantire (“gratuitamente”) questi stessi prodotti e questi stessi servizi. Una volta che un impiegato appartenente a una realtà religiosa (oppure un singolo credente) avrà sottoscritto un’assicurazione (cosa che, per legge, deve fare), sarà la compagnia assicuratrice a contattare gli impiegati assicurati avvisandoli del fatto che le loro polizze comprendono pure le suddette discutibili clausole.

Questo cosiddetto “accomodamento” non apporta però alcun cambiamento alla sostanza morale del provvedimento, né ferma l’attacco alla libertà religiosa e ai diritti della coscienza che esso comporta, e da cui è scaturita la controversia. Certamente non è cioè un compromesso. Il motivo della prima reazione bipartisan alla nuova misura fu in origine la pervicacia con cui l’Amministrazione voleva che i datori di lavoro religiosi, istituzioni o singoli che fossero, fornissero ai propri impiegati assicurazioni che garantiscono servizi che essi giudicano gravemente immorali e ingiusti. Ma anche con la revisione di quella norma il governo continua a costringere le istituzioni religiose e i singoli credenti a sottoscrivere polizze assicurative che includono ancora gli stessi esatti servizi.

Rispondere che i datori di lavoro religiosi non “pagano” per questa parte della copertura assicurativa non è del resto affatto una risposta. È infatti pura fantasia pensare che le compagnie assicuratrici non si rivarranno sui clienti per il costo di quei servizi aggiuntivi. Ma, cosa più importante, i farmaci che inducono l’aborto, i mezzi di sterilizzazione e gli anticoncezionali costituiscono una clausola obbligatoria della polizza che le istituzioni religiose o i singoli credenti sottoscrivono. Quei servizi saranno cioè garantiti a chi è assicurato da dette polizze semplicemente in virtù delle condizioni contenute nella polizza stessa.

È moralmente ottuso che l’Amministrazione suggerisca (come fa) che la revisione della norme sia un accomodamento rispettoso della libertà religiosa, e questo solo perché sarà la compagnia assicuratrice quella che informerà la tale impiegata di avere diritto alla “pillola dei cinque giorni dopo” che distrugge l’embrione semplicemente nel rispetto del contratto di assicurazione sottoscritto dal suo datore di lavoro religioso. Non importa infatti chi spiega le condizioni della polizza sottoscritta dal datore di lavoro facente parte di una determinata denominazione religiosa o semplicemente credente. Ciò che importa sono i servizi che la polizza garantisce.

Il fatto puro e semplice è insomma che l’Amministrazione Obama sta costringendo le persone e le istituzioni religiose che siano datori di lavoro a sottoscrivere un contratto assicurativo sulla salute che fornisce l’aborto per via farmacologica, la sterilizzazione e la contraccezione. E questa è una violazione grave della libertà religiosa, che non può essere tollerata. È un insulto all’intelligenza dei cattolici, dei protestanti, degli ortodossi orientali, degli ebrei, dei musulmani e delle altre persone di fede e di coscienza immaginare che queste persone subiranno lo scippo della propria libertà religiosa semplicemente perché lo si maschera dietro un volgare trucco contabile.

In ultimo, vale la pena notare che, garantendo quelle piccole dilazioni alle Chiese, agli enti loro ausiliari e agli ordini religiosi che erano state dapprima previste, l’Amministrazione ha di fatto ammesso che la revisione della norma (così come la sua formulazione originaria) configura una grave infrazione della libertà religiosa. Ancora l’Amministrazione non riesce a capire che le istituzioni che impiegano e che servono il prossimo di fede diversa dalla propria o persino di nessuna fede restano impegnate in una missione religiosa, e che come tali godono quindi della protezione garantita dal Primo Emendamento alla Costituzione federale degli Stati Uniti d’America.