Il direttore di Avvenire ha consegnato all’ambasciatrice del Pakistan la petizione in favore della donna cattolica accusata di blasfemia

da Avvenire.it

«TrenUna manifestazione per Asia Bibitunomila firme per chiedere la liberazione di Asia Bibi, la donna cattolica pachistana arrestata con l’accusa di avere infranto la legge sulla blasfemia. La petizione, promossa dal quotidiano `Avvenire´, ha vissuto oggi il suo momento più importante con la consegna all’ambasciatrice del Pakistan, da parte del direttore Marco Tarquinio, degli scatoloni contenenti le firme inviate dai lettori. A sottoscrivere l’iniziativa, ha infatti ricordato Tarquinio, è stata «tanta gente comune, cattolici e non credenti, ma anche i vertici istituzionali italiani: il premier Mario Monti e i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani». A ricevere le firme è stata l’ambasciatrice della repubblica islamica del Pakistan in Italia, signora Tehmina Janjua. Erano presenti anche l’onorevole Luisa Capitanio Santolini, presidente dell’Associazione parlamentare amici del Pakistan, e il direttore di Tg2000 Stefano De Martis: l’emittente cattolica già nel 2010 aveva lanciato una campagna di sensibilizzazione. «Il processo è in corso e non posso interferire – ha detto l’ambasciatrice Tehnina Janjua -, ma posso assicurarvi che queste firme saranno inviate alle autorità del mio Paese e che trasmetteremo le preoccupazioni del popolo italiano per Asia Bibi». L’ambasciatrice ha detto che «esistono molte incomprensioni sul Pakistan», un Paese «molto più multiforme di quanto appaia sui mass media. Qualcuno ci confonde con Paesi nei quali non è nemmeno consentita la costruzione di chiese. Stiamo vivendo un periodo difficile, il terrorismo ha provocato finora 40mila vittime tra i civili e 7mila tra gli uomini della sicurezza». Ma la Costituzione pachistana «afferma che tutti i cittadini sono uguali. Quello di cui c’è bisogno è che le leggi non vengano male interpretate o trasformate in strumento di abuso». All’onorevole Luisa Capitanio Santolini, che ha ricordato come il caso di Asia Bibi abbia suscitato preoccupazione non solo in Italia ma in molti Paesi europei e negli Usa, «danneggiando l’immagine del Pakistan e oscurandone i lati positivi», Tehnina Janjua ha risposto che «la maggior parte delle denunce di blasfemia viene presentata da musulmani contro musulmani: sono pochissimi i casi come quello di Asia Bibi. Alla base del problema non c’è la discriminazione religiosa, ma la povertà: spesso le denunce sono l’esito di dispute su terreni e proprietà».