di Don Antonello Iapicca

Luca 2,1-14.
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra.
Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio.
Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città.
Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme,
per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta.
Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto.
Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.
C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge.
Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo:
oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore.
Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama».


IL COMMENTO

La notte di duemila anni fa e i passi di una Famiglia santa a mendicare un luogo nel suo villaggio, nella sua casa, e doglie di una Madre e ansie di un Padre, e nessun posto se non una stalla, un anfratto sporco, freddo, anonimo, l’ultimo posto di questa terra. Ecco il Natale: l’ultimo posto. Ecco la gioia annunziata dagli angeli a ciascun uomo di ogni dove: la Gloria di Dio scende sull’ultimo posto della terra. Sul nostro posto, sino ad ora non-luogo, ricettacolo di fallimenti e dolori, paure e fughe, alienazioni e peccati. Sì, il nostro vagare è il luogo della Gloria, della Shekinà, della presenza di Dio. E’ ora, in questo istante, in questa notte della nostra esistenza che scende l’amore di Dio che si fa carne in un Bimbo adagiato nelle mangiatoie sporche dove non abbiamo potuto saziarci. E’ ora nella nostra vita che scende la Vita, quella eterna che sola può saziarci. Non esiste domani, non esiste altro luogo, perchè il nostro posto è quest’ultimo posto, questo rifiuto, questa angoscia, questo timore, questo vuoto che ci veste i giorni, santificato, reso prezioso, inimitabile, bellissimo e dolcissimo, zampillante gioia e pace, perchè sfiorato dalle membra santissime del Bimbo Gesù. E’ questa nostra vita la sua dimora, la sua culla, e qui, all’ultimo posto che noi disprezziamo e rifiutiamo, il luogo dove Dio ha voluto nascesse Suo Figlio.