di Vito Punzi da www.lanuovabq.it

Pedofilia

Il clamoroso silenzio che sta avvolgendo la vicenda riguardante alcuni ex responsabili dei Grünen (Verdi) tedeschi dichiaratisi negli anni Ottanta apertamente favorevoli alla de-criminalizzazione della pedofilia non è solo italiano. Nella stessa Germania, dove quello dei verdi teutonici è probabilmente il partito più amato tra i giornalisti, su quelle storie e sui loro protagonisti circola davvero poca informazione. Insomma c’è poca voglia di scavare in quel poco limpido passato.

Oggi i Grünen contendono piuttosto alla Merkel la scena pubblica più importante, quella della campagna elettorale (le elezioni del 22 settembre sono alle porte). Un tempo, neanche tanto tempo fa, il programma era tutta una “liberazione” (compresa la sessualità dei bambini), oggi è un’unica grande aspirazione alla limitazione delle libertà individuali: divieto di pesca notturna (per non disturbare i pesci di notte), divieto di vendita delle bevande gassose a scuola, divieto dei voli notturni (dalle 22 alle 6), divieto di cavalcare i poni durante feste e sagre, divieto degli ombrelli termici, divieto dei distributori automatici di sigarette ecc. ecc.

E pensare che fino a qualche tempo fa, tornando al tema pedofilia, i Grünen erano in prima linea nella campagna contro la Chiesa cattolica (quella sì fatta a suon di grancasse e di qualsiasi altro strumento disponibile), impegnati com’erano a cercare di spiegare che i casi di singoli sacerdoti erano il sintomo di un problema esistente per l’intera istituzione. Ora invece, chiamati a chiarire parte del proprio passato, gli attuali dirigenti tacciono, o non ricordano (per non dire che mentono). Come Volker Beck, voce preminente del lobbismo omosessuale tedesco, il quale appena tre anni fa dichiarava al “Bayernkurier” che «mai un comitato centrale dei Grünen ha inserito nel programma del partito la richiesta di legalizzazione del sesso con i bambini». C’è voluta la “madre di tutte le femministe tedesche”, Alice Schwarzer, a ricordargli qualche giorno fa dalle colonne del quotidiano “Faz” che fu proprio lui, addirittura nel 1988, a promuovere «in un testo la decriminalizzazione della pedo-sessualità».

Tra i fatti degli ultimi giorni il coinvolgimento di Dagmar Döring, fino al 10 agosto scorso candidata a Wiesbaden per i liberali della Fdp al parlamento, cioè fino a quando Franz Walter ha ricordato sulla “Faz” un breve saggio della ex simpatizzante verde inserito in un volume del 1980 intitolato “Pedofilia oggi” e scritto appositamente per sostenere allora la richiesta di legalizzazione dei rapporti sessuali tra adulti e minori, promossa allora da alcuni movimenti pedofili. La Döring, che nel frattempo si è sposata ed madre di tre figli, nell’annunciare la propria rinuncia alla candidatura per il parlamento ha voluto precisare che l’«attività politica svolta all’epoca in quelle organizzazioni», in virtù del suo odierno punto di vista, le risulta oggi «del tutto inaccettabile». «È stato un grande errore», ha aggiunto, «mi distanzio con assoluta nettezza da tutti gli scritti e da tutte le azioni politiche appartenenti a quella giovane farse della mia vita».

In realtà, con l’emergere del nome della Döring, non pochi a sinistra avevano sperato che lo scandalo pedofilia si allargasse fino a toccare il contesto “borghese”. Ma così non è stato. È bastato verificare quali fossero gli orientamenti degli Jungdemokraten (Giovani Democratici), l’organizzazione giovanile del Fdp dei primi anni Ottanta frequentata da Dagmar Döring per comprendere come l’ambiente culturale fosse lo stesso: anch’essi erano a favore della liberalizzazione della pedofilia. Fu con l’inizio della coalizione nero-gialla (Cdu-Csu-Fdp), nel 1982, che i liberali tedeschi decisero di tagliare i ponti con gli Jungdemokraten (tra i quali, è utile ricordarlo, c’era allora anche l’attuale leader dei Grünen, Claudia Roth).