L’11 febbraio 2013 ricorre la 21/ma edizione della “Giornata Mondiale del Malato” istituita dal Beato Giovanni Paolo II° tenuta ogni anno in questa data in cui la Chiesa Cattolica ricorda la Beata Vergine di Lourdes . 

L’obiettivo di questa “intuizione” del Beato era quello di sensibilizzare la società laica a “donare” all’infermo una efficiente assistenza ed al credente cristiano e non cristiano il compito di stare sempre “vicino” a chi soffre, come diceva San Camillo de Lellis “più cuore in quelle mani, fratello, più cuore “. Anche quest’anno il Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI° è incentrato sul Vangelo di Luca e sulla Parabola del Buon Samaritano . La salute è il bene più prezioso che l’uomo possa avere ed in questo giorno, peraltro, non può essere disatteso il pensiero anche nei riguardi di coloro che portano nel loro corpo i segni di una grande sofferenza psico-fisica e nella ripetizione rassicurante e rinnovante della vicinanza del Pontefice agli ammalati li ha definiti “né inutili, né abbandonati” ( 1° – Messaggio per la 21° Giornata Mondiale del Malato “Va e anche tu fa lo stesso” L.10,37 ). Ma non possono essere ignorate le famiglie, le loro ansie, le loro speranze, le loro necessità, mentre la società civile  in una solidarietà esteriore, continua a chiudersi nel guscio del proprio egoismo, in un relativismo davvero disarmante ed aberrante. Come Buoni Samaritani Benedetto XVI° non manca di citare tratti della storia della Chiesa per stimolare, in questo Anno della Fede,  tutti ad intensificare la carità, che vuol dire amore, sancita dai due Comandamenti della carità. Nella storia recente i cittadini sono ignorati e spaventati come naufraghi nel mare tempestoso della quotidianità, restando defraudati dalle loro aspirazioni, infranti per i traguardi cui la società li porta in uno scontro in cui non sono sufficientemente attrezzati ed il cui futuro è un miraggio Purtroppo, in questi frangenti, c’è chi vorrebbe “spingere” la società ad essere selettiva sulla vita e sulla morte dei suoi membri attraverso una licenza di uccidere, che è in contrasto con gli insegnamenti di Ippocrate, il padre della medicina che amava ripetere che “ il dovere del medico è per la vita ” in simbiosi con la natura dell’uomo che “vuole” la vita. Ecco, i malati in condizioni di malattie croniche, pare corrono il rischio di veder le loro condizioni e sofferenze insopportabili subire uno strumento fisico e poco etico ” che stacca la “spina”, una “forma” davvero impressionante per un superiore concetto di “risparmio” che ci lascia perplessi e sgomenti. In una parola portare alla eliminazione della vita che non avrebbe alcun senso né valore Quello che si vuole instaurare sono considerazioni anticristiane, molto pericolose, deliranti, inconcepibili perché potrebbero coinvolgere disabili fisici, handicappati psichici, anziani sufficienti o meno, malati terminali.  

http://digilander.libero.it/cristianiperservire/pdf/Petizione%20al%20Parlamento%20Italiano.pdf  

E’una “eutanasia sociale” con la “scusa” davvero colossale, incredibile, inutile dire lenire le sofferenze, in quanto viene ritenuto che le cure oltreché essere vane, le assistenze comporterebbero una onerosa spesa sociale per una lunga degenza o una lunga cura, circostanze che anche se sono applicate all’estero nella cattolicissima Italia civile non può e non deve avvenire. Insomma l’uomo vecchio, disabile , acciaccato, rottame umano : deve morire ! Ma non è eutanasia? Assurdità per un Paese, come l’Italia, faro di civiltà nel mondo “ Nella difesa effettiva dei diritti dei deboli, non sono diritti deboli”  ha sempre sostenuto il Cardinale Dionigi Tettamanzi, il grande difensore da sempre degli ultimi fra gli ultimi, per una esplicita protezione anche giuridica della dignità e del diritto dell’uomo anche se debole.  L’uomo è creatura di Dio ed a Lui apparteniamo 

Per il Magistero della Chiesa rinnovato dal Beato Giovanni Paolo II° nell’Enciclica “Evangelium vitae” sull’eutanasia afferma “essere uccisione deliberata moralmente, inaccettabile per una persona umana”. Quando la malattia pone nella situazione di sofferenza fisica, ma soprattutto nella patologia psichica il compito della comunità e delle Istituzioni devono concorrere ad un maggior impegno di tutela del “malato” ormai dimenticato del proprio diritto. “Và e anche tu fa lo stesso” (Luca 10,37 ) Benedetto XVI° ricorda con profonda gratitudine la Famiglia Religiosa impegnata nella Pastorale Sanitaria citando la “Cristifideles Laici” del Beato Giovanni Paolo II° con l’intento di vivificare la consapevolezza dell’accoglienza amorosa e generosa di ogni vita umana. E questo è una valida riconoscenza a tutte quelle giovani generazioni che si dedicano all’amore per il prossimo, ai Missionari che svolgono la loro opera pastorale eroicamente nell’evangelizzazione dei popoli, ai Sacerdoti che svolgono la loro Missione nel quartieri poveri delle città, nelle carceri, negli ospedali e dovunque sia necessari la loro opera, alle Suore, “angeli negli ospedali e nelle Case di Riposo” ed a tutti gli Ordini Religiosi che costituiscono la spina dorsale della Chiesa. Riconoscenza a tutti coloro preposti alla cura degli ammalati, a coloro che si dedicano alla cura degli infermi secondo gli insegnamenti di San Camillo de Lellis, che soleva dire “i poveri infermi sono pupilla e cuore di Dio”, San Vincenzo de Paoli che si dedicava alla carità evangelica, San Giovanni di Dio fondatore dell’Ordine Ospedaliero Fatebenefratelli e nei tempi nostri a quanti si dedicano agli ammalati, agli emarginati, ai disabili fisici ed agli handicappati psichici nelle Opere di don Orione, don Guanella, Ospedale San Padre Pio, ecc . Domenica 2 dicembre 2012 il Santo Padre Benedetto XVI° all’Angelus ha fatto un appello, molto critico per lo Stato Sociale, per  i disabili affermando,” ogni persona pur con i suoi limiti fisici e psichici, anche gravi, è sempre un valore inestimabile e come tale va considerata. Incoraggio la Comunità ecclesiale ad essere attente ed accogliente verso questi fratelli e sorelle ed esorto i Legislatori ed i Governanti a tutelare le persone con disabilità ed a promuovere la loro piena partecipazione alla vita della società” ( dalla finestra del Suo studio in Piazza S. Pietro ). 

E’ necessario ed impellente rendersi conto del significato della sofferenza, anche secondo gli insegnamenti di Papa Wojtyla che è stato il simbolo vivente della sofferenza, i cui trascorsi si ricordano ogni anno nella “Giornata Mondiale del Malato”.  

Ricordando quel volto sofferente  del Beato Giovanni Paolo II°, che non poteva esprimersi l’ultima volta che si è affacciato dal Palazzo Apostolico per la benedizione, con le Sue parole : “Andiamo avanti con speranza” ( NMI, 58 ).

 

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