E’ ancora vivo e continua a saper arricchire la cultura

PADOVA, martedì, 23 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Circa 200.000 persone sono accorse alla Basilica di Sant’Antonio a Padova dal 15 al 20 febbraio per l’ostensione eccezionale del Corpo del Santo.

“La cosa sorprendente è che tutte queste persone – era una processione infinita – avevano una percezione chiara, quella cioè di non trovarsi davanti ad un morto, ad uno scheletro, a delle ossa, ma di trovarsi davanti ad una persona che c’è e che è viva”, ha spiegato alla “Radio Vaticana” il vicario generale della Diocesi di Padova, monsignor Paolo Doni.

L’esposizione dei resti mortali di Sant’Antonio ha provocato “un movimento spontaneo da parte di moltissime persone e non soltanto della città e della Diocesi, ma anche di tante altre parti d’Italia ed anche dall’estero”, ha osservato.

Per monsignor Doni, la risposta a questa ostensione eccezionale mostra che le persone “hanno un grande bisogno di avere un punto di riferimento spirituale, di una persona”.

Sant’Antonio “è una persona non del passato, ma del presente”, “in forza di quella grande verità che è la comunione dei Santi”, che “supera i tempi e supera gli spazi”.

Secondo il vicario generale di Padova, Sant’Antonio ha rappresentato, a suo tempo e ancora oggi, l’amore per i poveri, la giustizia e la legge.

“Questa presenza di Antonio, con i valori che ha proposto e che continua a proporre, si è in questi giorni come rinnovata”, ha affermato.

Questo, ha aggiunto, perché il Santo di Padova “è una persona che continua ad essere viva e riesce ad arricchire e a vivacizzare la cultura di questa terra”.

I resti mortali del Santo sono stati esposti nella Cappella delle Reliquie della Basilica.

Il Corpo di Sant’Antonio è rimasto visibile in un’urna di vetro dopo 29 anni dall’ultima indagine canonica e medico-scientifica, avvenuta nel gennaio 1981, a 750 anni dalla morte del Santo.

Seguì un’ostensione che si prolungò fino al 1° marzo 1981 e vide affluire alla Basilica circa 650.000 pellegrini.

L’ostensione della settimana scorsa ha coinciso con la festa liturgica della Traslazione di Sant’Antonio (chiamata anche Festa della Lingua), che si celebra ogni anno nella Basilica il 15 febbraio.

La festa ricorda la prima traslazione del Corpo del Santo, che ebbe luogo l’8 aprile 1263 ad opera di San Bonaventura (che in quell’occasione trovò la lingua incorrotta), e quella del 15 febbraio 1350, quando la tomba del santo occupò il suo luogo definitivo nell’attuale Cappella dell’Arca.