“Custodire il creato, per coltivare la pace”, è la tematica per la quale si celebra il 1 settembre la “5° Giornata per la salvaguardia del creato”,che il Santo Padre Benedetto XVI° ha più volte ricordato per sottolineare il principio basilare in cui tutti i popoli devono ambire per la salvaguardia del Creato, dove insiste un “legame profondo tra convivenza umana e custodia della terra” affermano i Vescovi Italiani nel Messaggio, ma dove, però, si insediano ostacoli che incontrano i poveri per accedere alla risorse ambientali, comprese quelle fondamentali come l’acqua, il cibo, le fonti energetiche, la salute .

La pace, ricordano i Vescovi, è uno dei punti focali della Sacra Scrittura che concilia uno stretto legame tra pace e giustizia.

Ma fra queste si insinuano anche le guerre, con il loro costo economico, che apportano un degrado ambientale e non a caso è stato scelto dal Santo Padre questo tema, divulgato in un Suo scritto, dove viene sollecitato il principio della “salvaguardia del creato per coltivare il bene della pace”.

L’uso delle risorse naturali, l’aria, l’acqua e la “vulnerabilità” dei tempi climatici oltrepassando i confini degli Stati, a parere degli esperti del settore, provocano notevoli scompensi sulla globalità e la vera alternativa resta il rafforzamento della cooperazione, ma ancor più valida è il rispetto della persona, perché in caso contrario saranno i più deboli, i desaparecidos della n/s società a pagare il prezzo più alto, come i malati terminali, vegetativi, psichici, disabili fisici, sordomuti, ciechi, invalidi, “persone” molto deboli ed indifese.

L’obiettivo della Chiesa è quello di sensibilizzare il cristiano e la società laica alle necessità di donare agli infermi una efficiente assistenza nell’essere sempre vicino a chi soffre, sull’esempio di Maria la madre di Gesù ai piedi della croce, sollecitando una presa di coscienza dello stretto legame che esiste nel n/s mondo globalizzato e interconnesso tra “salvaguardia del creato e coltivazione della pace” e ci invita con alto senso pastorale ad una riflessione concreta per il bene comune.

Oggi assistiamo impotenti ad una grande ondata di laicismo dilagante, di egoismo galoppante dove tanti vivono come se il Creatore non esistesse, viviamo in  una situazione che non possiamo avere alcuna remora a definire “dittatura del relativismo”, la quale non riconosce nulla come definitivo, mandando allo sbaraglio morale e giustizia sociale.

Ma nel custodire il creato è essenziale l’apporto della famiglia, oggi aggredita da violenze inaudite, specie quelle tra gli adolescenti, da aggressività tra consanguinei, dove la donna subisce troppi stupri mostruose azioni che danneggiano la dignità della stessa e quella umana, “valori” che non si devono trasmettere alle nuove generazioni.

E’urgente necessario non procrastinabile che vengano valutati i problemi giornalieri della gente, soprattutto della crescita etica di questa società fatta di individui, dove la persona deve ottenere il rispetto della propria dignità e non della poca osservanza dei diritti umani, ma nella considerazione che l’uomo deve ottenere maggiore considerazione e non dove una sanità derelitta riesce poco a curare o curare male il cittadino.

Il mondo cattolico e della sofferenza è molto perplesso e guarda attentamente all’operato di quanti ci devono amministrare!

Si, tutti siamo favorevoli ad uno sviluppo di efficienza energetica per dare un rafforzamento alla crescita economica, ma dobbiamo non dimenticare che siamo parte di quella natura, dono di un Creatore che ce l’ha donata per gestirla ed amministrarla nel tempo. La vita va rispettata come il Creato, è il “grido” che inviamo alle Istituzioni, osservando le necessità che l’odierna etica vuole, proprio quella indiscussa etica che le nostre coscienze non devono dimenticare per consentire lo sviluppo della giustizia ed il rispetto della dignità.

Previte

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