La Festa del Lavoro che viene celebra il 1° maggio di ogni anno, è una festività mondiale intesa a ricordare i traguardi raggiunti nel campo del lavoro, forse troppo strumentalizzata sul piano politico-sociale, come una reazione naturale e logica ad una forma antisociale, cioè antiliberistica.

In questa grande Festa, vi è però da valutare anche il contenuto ed il concetto cristiano del lavoro, soffermandoci non a quello che è l’attività prettamente materiale dell’uomo, ma entrare in quella che è l’essenza e la finalità della persona umana.

Secondo la concezione liberale del lavoro, l’essere umano diventa soltanto strumento dell’arricchimento, in quanto deve sottostare alle leggi economiche.

Secondo il pensiero socialista, il lavoro non è altro che una merce sfruttata e che il capitalista non ne paga tutto il prezzo, ma una sola parte.

Secondo il concetto cristiano il lavoro è un’attività umana che tocca non soltanto i fattori di forza, ma anche deve abbracciare i valori spirituali ed intellettuali, in altre parole tutta la personalità umana.

E’ proprio da questa partecipazione totale dell’essere umano che nasce l’idea profondamente cristiana che il lavoro non è soltanto un fatto individuale, ma una prestazione al bene comune.

Quindi il lavoro trascende l’aspetto economico e materiale e tocca i valori psicologici ed etici e ne scaturisce la differenza essenziale tra lavoro umano, attività dell’animale  e della macchina.

Infatti il lavoro umano ha in sé l’espressione più profonda della nostra dignità ed il timbro della sua originalità e della sua personalità.

E’ dal concetto cristiano che scaturiscono le finalità del lavoro, quando lo si considera sotto un aspetto più luminoso e nel significato più profondo che è nel senso teologico stesso.

In breve, il lavoro non è ordinato solo ai bisogni elementari della persona: queste sono finalità da cui è spinta la massima parte degli uomini che vi ritrovano, giustamente, l’unica fonte del loro reddito.

Questo, però, non può esaurire il senso del lavoro.

L’attività lavorativa, infatti, per i cristiani è ordinata al perfezionamento morale e spirituale di ognuno alla promozione del bene comune e dell’intera società umana.

E’ qui il significato del 1° maggio per il cristiano, in quanto il lavoro diventa  un mezzo ed uno strumento di espressione di solidarietà umana.

Ciò che costituisce l’essenzialità del lavoro, è il contributo di conoscenza, di responsabilità che ogni lavoratore, anche il più umile, dà al mantenimento di un ordinamento sociale ed allo sviluppo della società stessa.

Il lavoro non ha soltanto un carattere personale-individuale, ma anche sociale, in quanto comporta un ordinamento giuridico e quindi deve sussistere un legame tra capitale e lavoro, come sussiste la stessa unità tra anima e corpo.

Il lavoro ha in sé una utilità sociale, dobbiamo anche dire che esso comporta un imperativo morale che impegna ogni uomo nel periodo delle proprie possibilità e capacità a sviluppare le proprie risorse umane, a perfezionare noi stessi ed a dare il contributo richiesto dalla collettività di cui siamo membri.

Ma questa opera di perfezionamento non è possibile senza creare una rete di condizioni, una situazione generale di cui ciascuno agevolmente possa essere se stesso e seguire la propria singola vocazione.

La civiltà, la vera civiltà, è opera comune. E’ una creazione di tutti e non di pochi.

Una  società tanto è più perfetta quanto più consentirà a ciascuno di concorrere alla edificazione del bene comune secondo le proprie capacità ed aspirazioni. Il proprio contributo non deve essere soltanto un contributo materiale, ma anche sul piano dello spirito.

E’ solo attraverso questo senso di solidarietà e di fratellanza umana che ci accomuna tutti indistintamente al di fuori dei Continenti e delle razze, che potremo costruire nella società odierna una vera pace universale, oggi molto necessaria.

 Dott. Franco Previte

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