Per Wojtyla beato attesi due milioni di pellegrini. Il sindacato contro Alemanno • Per la beatificazione di Giovanni Paolo II sono attesi 2 milioni di fedeli, ma il sindacato contesta l’ordinanza del sindaco che concede a negozi, bar e ristoranti la possibilità di tenere aperto
di Antonio Signorini
Tratto da Il Giornale del 24 aprile 2011

Il primo maggio non vale una messa. E per la Cgil nemmeno un una tantum come la beatificazione di Karol Wojtyla può intaccare la sacralità della festa del lavoro.

I negozi devono rimanere tutti chiusi senza eccezione alcuna e poco importa che quel giorno nella  Capitale e in particolare nei dintorni del Vaticano, ci saranno due milioni di pellegrini provenienti da tutto il mondo con necessità incomprimibili, come quella di procurarsi pranzo e cena, e magari qualche desiderio d’acquisto.

La Filcams, organizzazione Cgil dei lavoratori del commercio, l’ha detto a mezza voce, nascondendo il nodo Roma in mezzo a un comunicato che parlava di tutta l’Italia, ma il messaggio è chiaro ed è stato inviato già da giorni: i pellegrini si arrangino. Perché con l’aria che tira non è il caso di mettere in discussione un simbolo.

Al sindacato del commercio non piacciono in generale le «aperture selvagge». Ed è in particolare con il sindaco di Firenze Matteo Renzi, che la Cgil e ieri in prima persona Susanna Camusso, ha avviato un braccio di ferro proprio a proposito delle aperture domenicali e festive. Per il segretario generale, il sindaco Pd «cerca solo visibilità». Renzi ha risposto dicendo che è stata la sindacalista ad affrontare il problema in modo «semplicistico e banale».

Ma la Cgil punta il dito su molte altre città, compresa la Capitale, dove – ha protestato il segretario generale Franco Martini – «le festività non vengono più rispettate, e a subirne le conseguenze sono le lavoratrici e i lavoratori del settore». Da respingere le deroghe locali decise dai sindaci, insomma. «Non siamo contro le aperture domenicali e festive, ma chiediamo che venga stabilito un calendario che non possa essere continuamente messo in discussione dal singolo Comune».

Polemica diretta e anomala con Renzi. Ma anche con la giunta di Gianni Alemanno che ieri ha ufficializzato una decisione in realtà presa un paio di settimane fa per affrontare l’emergenza pellegrini.

I negozi, al contrario di quello che succedeva negli anni passati, saranno chiusi per Pasqua, che quest’anno coincide con il 25 aprile, e per Pasquetta. Per il primo maggio, invece, i commercianti del centro e nelle zone delle Basiliche di San Paolo, San Pietro e San Giovanni, potranno decidere se tenere aperto o no. «La disciplina oraria dei negozi nei giorni di festa – ha dovuto precisare l’assessore Davide Bordoni – è stata rivista alla luce dell’evento straordinario che coinvolgerà la Capitale nella giornata dell’1 maggio». Un modo per garantire «a turisti e pellegrini che raggiungeranno la città di Roma in occasione della beatificazione un’accoglienza adeguata e servizi efficienti».

Contro l’ordinanza si sono schierati la Cgil e la Confesercenti. Il segretario del sindacato Claudio Di Berardino ha spiegato che «è sbagliato pensare a un’ordinanza per l’apertura dei negozi il primo maggio, perché vorrebbe dire non tener conto delle parti interessate, dei sindacati e dei diritti dei lavoratori».

La Cisl romana non ha ancora preso posizione, ma il segretario generale del Lazio Mario Bertone si appella al buon senso. «Noi siamo per tenere chiusi i negozi il primo maggio. Ma con un evento come la beatificazione di Giovanni Paolo II bisogna garantire a chi viene a Roma un’accoglienza adeguata. La polemica mi pare pretestuosa anche perché il Comune con l’ordinanza ha deciso l’apertura facoltativa. Nessuno obbliga i commercianti ad aprire». E la Cgil, insomma, che vorrebbe obbligare tutti a chiudere. A costo di regalare a due milioni di persone un primo maggio indimenticabile.

«Ma di fronte a un evento storico non si fanno barricate per le feste»

di Stefano Filippi

La Cgil vuole che i negozi restino chiusi per qualsiasi festa. Compreso il primo maggio, quando a Roma convergeranno milioni di persone da tutto il mondo per la beatificazione di papa Giovanni Paolo II, oltre che le centinaia di migliaia di affezionati al concerto dei sindacati in piazza San Giovanni. Savino Pezzotta, ex segretario della Cisl ora deputato dell’Udc, cattolico convinto (è anche membro del Pontificio consiglio della giustizia e della pace), è uno che di manifestazioni se ne intende per averle organizzate da sindacalista e da promotore del Family Day nel 2007. Ma oggi dice: «Ci vuole flessibilità, non possiamo mandare i pellegrini a mangiare in riva al Tevere».

Onorevole Pezzotta, nelle prossime feste i negozi devono restare chiusi a tutti i costi, come vuole la Cgil?
«Non capisco questa fobia per le feste. E poi quelle dei prossimi giorni sono feste importanti, continuo a credere che comunichino valori fondamentali: lo dico anche come figlio di un militare che rifiutandosi di aderire alla Repubblica di Salò è finito in un campo di concentramento e lì è morto. Io voglio onorare la memoria di mio padre e di tutti coloro che sono morti per la libertà. Il 25 aprile per me è una giornata importantissima e agli italiani va ricordata».

E il primo maggio, con la beatificazione del Papa?
«È una giornata bellissima: il Papa beato, la festa di san Giuseppe lavoratore, la festa internazionale del lavoro, e facciamo festa! Oggi il lavoro che è così deprezzato, poco pagato, precarizzato: almeno richiamiamo il suo valore più vero celebrando questa festa che è nata per questo. A me sembra che stiamo entrando in un mondo strano, senza memoria».

Ma secondo lei è giusto lasciare i negozi chiusi a Roma nonostante due milioni di pellegrini che potrebbero avere bisogno di qualsiasi cosa?
«Io ho ricordato le norme e le regole. Se ci sono feste, si festeggia. Se poi ci sono esigenze particolari, ci si siede, si discute e si vede come ovviare a queste esigenze. Non sarebbe la prima volta, fu fatto con il Giubileo e altri eventi. È a Roma il problema? Si affronti il problema di Roma. Ma è una questione particolare».

Quindi Vaticano, sindaco e sindacati dovrebbero avviare una trattativa una settimana prima dell’evento?
«Io non so a chi tocca affrontare queste questioni. Ma non è che, siccome a Roma c’è un problema, allora aboliamo la festa in tutta Italia. Mi sembra un modo di ragionare sbagliato».

Insomma a Roma ci vuole flessibilità, non il rigore della Cgil che vuole tenere le serrande abbassate a tutti i costi.
«Un po’ di flessibilità non la nego. Se venisse un’alluvione non è che dico: facciamo festa, ma rimbocchiamoci le maniche. C’è un’evenienza, un’emergenza, una necessità? La si affronta per quello che è nel modo in cui si manifesta. Magari si tiene aperto a Roma e non a Milano».

Lei vuole valutare caso per caso.
«Se ci sono esigenze particolari si affrontano per quello che sono. Un po’ di laicità ci vuole in tutte le cose, o no?».

Ma vogliamo lasciare chiusi bar, ristoranti e negozi per i fedeli che vengono da tutto il mondo per il Papa beato?
«Se a Roma ci sono milioni di pellegrini, bisogna pur rispondere alle loro necessità. I ristoranti non è che li posso a chiudere, dov’è che li mando a mangiare, sulle rive del Tevere?».

Appunto.
«Comunque il valore della festa del primo maggio va mantenuto. Sono convinto che un po’ di feste fanno anche bene, perché così la gente impara a stare insieme, a condividere alcune cose, magari anche a volersi un po’ più di bene. Le feste non le hanno inventate a caso, ma perché una comunità avesse un momento per ritrovarsi. O ci ritroviamo soltanto a lavorare per fare soldi?».

Flessibilità solo per il primo maggio o anche il 25 Aprile?
«Il 25 Aprile non si tocca. È anche Pasquetta, un giorno in cui si è sempre fatto festa. Non si stampano neanche i giornali».

Renzi, 1° maggio e le polemiche “La Cgil sciopera contro Bersani”

Il sindaco di Firenze e lo stop alle aperture dei negozi del sindacato: “E’ una casta” • Il sindaco Pd di Firenze nel mirino del sindacato perché vuole negozi aperti il Primo maggio: “La legge che lascia ai Comuni libertà di scelta è del mio segretario. Pisa ha firmato a stesa autorizzazione: perché l’ nessuno incrocia le braccia?”. E attacca: “Ho chiesto di far lavorare gli interinali, invano: pensano ai precari solo un giorno all’anno”. Poi lancia un mesaggio al suo partito: “Nessuno mi sostiene, ma non possiamo farci dettare la linea dal sindacato”

di Laura Cesaretti

Camusso contro Renzi: il sindaco di Firenze chiede che il Primo maggio i negozi del centro, invaso di turisti, possano aprire e la Cgil gli scatena contro uno sciopero tutto per lui.

Sindaco Renzi, è il primo caso di sciopero ad personam contro un sindaco: colpito?
«Non so se sono il primo in assoluto, certo la cosa è un po’ buffa. Noto che in Toscana molti altri sindaci hanno autorizzato le aperture, e non sono certo sporchi reazionari: dal sindaco di Pisa, il valoroso compagno Filippeschi a quello di Siena, di Forte dei Marmi, di Follonica. Tutti di centrosinistra. Eppure il problema pare solo Firenze».

Che cosa ha fatto per attirarsi le ire della Camusso, che è scesa in campo in prima persona?
«Ho semplicemente chiesto di poter usare una legge dello Stato, la legge Bersani, che lascia ai comuni turistici la facoltà di decidere l’apertura dei negozi. Oltretutto per una volta sono totalmente in linea con il Pd, visto che quella legge l’ha fatta il suo segretario».

In questa occasione però Bersani non è sceso in campo a difenderla.
«Non so, io non l’ho sentito, di sicuro lo sentite più voi giornalisti di me. Magari ha cambiato idea, non saprei».

Forse non vuol litigare con la Cgil.
«I sindacati hanno un ruolo diverso dai partiti, si può essere d’accordo su alcune cose e discutere duramente su altre. Una cosa è certa: il Pd non può prendere la linea dai sindacati. Io vorrei un Primo maggio in cui sindacato e politica fossero capaci di parlare di problemi concreti, i morti sul lavoro o la disoccupazione dei giovani, anziché difendere come un tabù l’idea che si debba far festa. Con patenti ingiustizie, oltretutto».

Quali ingiustizie?
«Dovrebbero spiegarmi perché i negozi devono stare chiusi e invece bar, ristoranti o stazioni stanno aperti. Se è un tabù, che lo sia per tutti: perché chi vuole prendere un cappuccino o pranzare fuori o magari andare al concerto promosso a Roma dai sindacati può farlo e chi vuol comprare qualcosa al centro di Firenze no? Forse che i camerieri dei bar o i controllori sono lavoratori con meno diritti degli altri?».

I sindacati hanno proclamato lo sciopero per difendere i commessi dei negozi, costretti a turni eccessivi. Non chiede un po’ troppo costringendoli a lavorare anche il Primo maggio?
«Senta, è da un anno che chiedo alla Cgil e agli altri di affrontare il problema dei lavoratori del commercio, e non ricevo risposte. Si interessano dei commessi solo il Primo maggio, dal 2 in poi chi se ne frega. Io non voglio costringere nessuno ai lavori forzati, anzi: per parte mia ho già convocato le parti datoriali per chiedere loro di far lavorare gli interinali in sostituzione degli impiegati, il Primo. In risposta han proclamato lo sciopero a Firenze».

Solo a Firenze? A Pisa i commessi possono lavorare?
«Esattamente, solo a Firenze: tanto che ho mandato una e mail alle segreterie regionali dei sindacati per fargli notare che devono allargarlo a tutta la Regione, se no sembra proprio uno sciopero politico contro questa singola amministrazione. Ho fatto una consulenza gratuita alla Cgil, a dimostrazione del fatto che ne ho gran rispetto. Non ricambiato, mi pare».

Non è la prima volta che la Camusso se la prende con lei…
«Già, ha anche fatto un esposto contro di me per la vicenda della turnée giapponese del Maggio fiorentino: evidentemente la Cgil pensa ci sia una diretta responsabilità del sindaco di Firenze per il terremoto, lo tsunami e pure l’incidente nucleare».

Non sarà che la Cgil ce l’ha con lei per le cose dure che, nel suo libro «Fuori!», ha scritto sui costi della casta sindacale?
«Io sono per dimezzare i posti e i costi della politica, dal numero dei parlamentari, come aveva promesso Berlusconi in campagna elettorale, per poi rimangiarselo, al finanziamento pubblico: trovo indecente la proposta Sposetti per raddoppiarlo. Ma non è che la politica sia il male assoluto e gli altri tutte crocerossine: anche il sindacato andrebbe riformato, dimezzandone i costi e il numero eccessivo di permessi. Spero però che non sia per questo che mi attaccano così».