Intervista a mons. Pompili, Direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della CEI

di Jesús Colina

ROMA, domenica, 4 aprile 2010 (ZENIT.org).- La Chiesa cattolica in Italia cerca “testimoni digitali” di Cristo risorto: ecco l’obiettivo del prossimo convegno nazionale che si terrà a Roma (www.testimonidigitali.it) dal 22 al 24 aprile, a otto anni dalle Parabole mediatiche”.

Il convegno è promosso dalla Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali ed è organizzato dall’Ufficio per le comunicazioni sociali e dal Servizio nazionale per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).

In questa intervista, mons. Domenico Pompili, Direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI, spiega a ZENIT cosa si gioca la Chiesa con questo convegno.

Il convegno “Testimoni digitali” si pone sulla scia di “Parabole mediatiche”, svoltosi a Roma nel 2002. Come è cambiato in questi otto anni il mondo della comunicazione? Quali nuove sfide lancia alla Chiesa e alla sua missione di salvezza?

Mons. Domenico Pompili: E’ vero, ‘Testimoni digitali’ rimanda ad un altro convegno nazionale promosso dalla Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali della CEI già nel 2002: ‘Parabole mediatiche: fare cultura nel tempo della comunicazione’. Quello fu un importante momento di verifica per la Chiesa Italiana che si stava misurando con gli Orientamenti pastorali per il primo decennio del 2000, ovvero ‘Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia’. ‘Testimoni digitali’, nel 2010, rappresenterà invece una sorta di passaggio tra il primo e il secondo decennio del nuovo millennio, che sarà dedicato ad approfondire il tema della sfida educativa. E mentre il mondo della comunicazione continua a trasformarsi con una velocità senza precedenti, anche la missione della Chiesa si sta rapidamente evolvendo.

Oggi non basta più soltanto “stare” dentro il mondo dei nuovi media, “occuparlo”; bisogna starci con un profilo riconoscibile perché il contesto pluralistico nel quale ci troviamo esige che siamo chiaramente riconoscibili. La Chiesa è chiamata a comunicare, anche attraverso le nuove tecnologie, il suo sguardo assolutamente originale sulla realtà: lo sguardo della fede. Internet diventerà sempre più un luogo in cui l’annuncio del Vangelo trova cittadinanza, oltre che un “cortile dei gentili” per incontrare i lontani, nella misura in cui noi cristiani sapremo starci “da cristiani” e sapremo passare dallo stare in rete all’essere rete, prima di tutto tra di noi.

Nel suo messaggio per la prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali Benedetto XVI afferma: “la diffusa multimedialità e la variegata ‘tastiera di funzioni’ della medesima comunicazione possono comportare il rischio di un’utilizzazione dettata principalmente dalla mera esigenza di rendersi presente e di considerare erroneamente il web solo come uno spazio da occupare”. Cosa proporrà questo convegno per evitare questo pericolo?

Mons. Domenico Pompili: Direi che il richiamo del Santo Padre trova nella Chiesa Italiana un ascoltatore particolarmente attento. Come dicevo lo sforzo di stare in Rete con un profilo riconoscibile e, ancor più, di riuscire ad “essere rete” è già attivo da tempo. Ma vorrei dire di più: alla Chiesa non sfugge che la possibilità offerta dall’innovazione tecnologica di comunicare in modo sempre più veloce e diffuso sia un bene straordinario per tutta l’umanità, che come tale va però promosso e tutelato. Quanto più potenti sono i mezzi di comunicazione, tanto più devono essere forti la coscienza etica e la preparazione di chi in essi opera. È necessario pertanto che la comunicazione ‘sociale’ non sia considerata solo in termini economici o di potere ma sia inserita in un orizzonte di beni di primaria importanza per il futuro dell’umanità come il cibo, l’acqua, le risorse naturali, le infrastrutture viarie, l’istruzione e la formazione.

L’apparato comunicativo della Chiesa italiana, che annovera un quotidiano, un’agenzia di informazione, una TV e una radio nazionali oltre ad una fitta rete di radio, tv e giornali locali, è guardato con ammirazione da molti altri paesi e comunità cattoliche del mondo. Sentite il peso di questa responsabilità? Cosa produrrà il convegno di aprile per i prossimi anni?

Mons. Domenico Pompili: Posso dire con serenità che la comunione ecclesiale e la missione evangelizzatrice della Chiesa trovano nei media un campo privilegiato di espressione non da oggi. Per dimostrarlo basterebbe tornare con la memoria ai tempi dell’evangelizzazione apostolica, della conservazione e trasmissione del patrimonio classico assicurata dagli amanuensi nel Medioevo, dell’impulso dato dalle committenze ecclesiali alle arti nel Rinascimento. Ma limitiamoci alla storia recente: dal Concilio Vaticano II, la Chiesa ha assunto ancor più coscienza di quanto sia importante coniugare gli ambiti della vita ecclesiale con la nuova realtà culturale e sociale. Le iniziative avviate in questi anni in Italia per raccordare e promuovere la comunicazione ecclesiale e per rendere più incisiva la presenza nei media non si contano. Avvenire, TV 2000, Radio Inblu, l’agenzia SIR sono il fiore all’occhiello di una realtà che può contare su quasi 200 settimanali diocesani e almeno altrettante tra radio e tv locali. Naturalmente è proprio qui che si colloca anche l’impegno di promuovere il ruolo e la formazione di tutti i comunicatori, ovunque essi operino. Ed è questo che si propone innanzitutto il convegno del 22-24 aprile: rilanciare l’impegno culturale e lo sforzo formativo per le nuove generazioni di animatori della cultura e della comunicazione.

Il nome di Nicholas Negroponte è certamente di primissimo piano nel panorama mondiale degli esperti di mass media e la sua presenza a “Testimoni digitali” desta già ora una grande curiosità. Quale sarà il suo ruolo nell’economia del convegno?

Mons. Domenico Pompili: Il convegno di Roma intende proporre un confronto tra gli esperti e i protagonisti di questo nuovo scenario digitale, dal guru del Medialab Nicholas Negroponte ai tanti operatori ecclesiali che nella pastorale utilizzano quotidianamente e-mail, web, social network… La presenza di Negroponte, ne siamo consapevoli, contribuisce ad accrescere l’appeal di “Testimoni digitali” e la curiosità anche internazionale intorno all’evento, ma certamente non ne esaurisce i motivi di interesse. Vogliamo approfondire la natura del legame tra vita online e vita reale, nella convinzione che tra reale e virtuale spesso viene raccontata una contrapposizione che non necessariamente deve esserci, purché ovviamente la presenza in rete sia vissuta correttamente.

La manifestazione sarà articolata in quattro fasi. In un primo momento, introdotto dal Segretario Generale della CEI mons. Crociata e centrato proprio sulla relazione di Negroponte, si cercherà un’analisi tecnologica dei nuovi scenari mediatici, che in un secondo momento saranno invece esaminati da un punto di vista antropologico (con la presentazione di una ricerca curata appositamente per “Testimoni digitali” dall’Università Cattolica). L’obiettivo si sposterà poi su come i volti e i linguaggi dell’era cross-mediale interpellino l’annuncio del Vangelo da un punto di vista teologico, pastorale e pedagogico: a tirare le fila di questo momento sarà la relazione del cardinale Presidente, Bagnasco. In conclusione, infine, Benedetto XVI riceverà in udienza i partecipanti al convegno nell’aula Paolo VI e conferirà loro il mandato di evangelizzare il continente digitale. Durante tutto il convegno (e fin da ora attraverso il sito www.testimonidigitali.it) tutti sono invitati a contribuire in modo interattivo alla riflessione.