Il cosiddetto “panico morale” è un “allarme sociale creato ad arte amplificando fatti reali ed esagerandone il numero e “scoprendo” e presentando come “nuovi” avvenimenti in realtà già noti e risalenti nel tempo”: questo “panico” hanno ordito i mass media intorno al problema dei “preti pedofili”.

La manovra, architettata da qualche loggia massonica ed eseguita da molti suoi caudatari giornalisti e  imbonitori televisivi, arriva improvvisa e lascia stupefatti per la tempistica, il volume di fuoco concentrico sugli obiettivi e la perfezione con cui è stata organizzata contro la Chiesa e il Papa Benedetto; infatti, partendo dalla realtà di alcuni casi veramente accaduti (lo “zero-virgola” rispetto all’esercito di oltre 400 mila preti nel mondo!), con sapiente diffusione di notizie e dosaggio di esse, hanno tentato di far credere a molti sprovveduti che la Chiesa sia stata e sia ancora una sentina di preti pedofili spesso colpevolmente coperti da vescovi e dallo stesso Papa.

Per smontare tale castello perverso, l’unica strada percorribile è fermarsi a “contare” e “raccontare” i “fatti”; cioè appurare “quanti” in realtà sono i casi e “raccontarne” la pura verità per sfrondarla dalle menzogne che spesso le sono state aggiunte. È ciò che fa il sociologo cattolico Massimo Introvigne nel testo “Preti pedofili”, ancora fresco di stampa.

Già nel sottotitolo si parla di “attacco a Benedetto XVI” proprio perché tutto l’enorme baccano intorno alla pedofilia, in ultimo, sembra avere come scopo l’ennesima e, forse, la più invereconda e violenta aggressione alla persona del Papa. E difatti, basta scorrere la maggior parte dei giornali per convincersi che l’atto finale è diretto proprio contro di lui, reo di parlare semplice e chiaro come quando, alla vigilia della sua elezione (2005), disse della “dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo” infrangendo l’idolo più adorato e il “valore” più alto dalla società neopagana e nichilista occidentale: così non gliel’hanno perdonato e non gli perdonano la verità che predica ogni giorno e, quindi, non par loro vero di poter mischiare la parola “papa” con “pedofilia” nei titoli schiaffati in prima pagina anche se i “fatti” – veri o presunti – si riferiscono a tre decenni addietro, quando Ratzinger non era neanche cardinale e insegnava teologia a Ratisbona.

Si guardi “il Manifesto” tuttora “Quotidiano comunista”: “lo scandalo arriva al Papa”, 13 marzo, “Abusi, il papa occultò”, 26 marzo, “il papa sapeva e ha taciuto”, 27 marzo; ma a “la Repubblica” (13 marzo 2010) sanno fare di meglio: mettono la foto di Ratzinger, Papa, con un’ombra che gli passa sulla fronte e, come sfondo, le sagome scure disegnate a vignetta di due anziani prelati confabulanti fra loro con sopra la scritta “Caso pedofilo a Monaco con Ratzinger vescovo”. Ora sembra chiaro che la parola “papa” e, più ancora, la ostentazione della foto di Benedetto XVI in prima pagina siano volute affinché tutto venga coniugato con “pedofilia” e resti meglio impressa nella memoria dei lettori un’immagine negativa del Pontefice, della Chiesa e della Religione!

Introvigne nel libro “racconta” i fatti entrando subito in medias res, con la frase d’inizio “I preti pedofili esistono” (p. 5). Certo, noi credenti avremmo voluto che tutto fosse stato un brutto sogno; purtroppo, invece, è una realtà che ci riempie di “dolore” e di “vergogna”. Poi “conta” i numeri perché i “numeri sono necessari” (p. 31) non essendo indifferente sapere se i casi sono “due, duecento o ventimila”; così dal “John Jay College of Criminal Iustice della City University of New York”, autorevole istituzione accademica non cattolica, a cui i vescovi americani hanno commissionato uno studio dal 1950 al 2002, ricava che in quei cinquant’anni i casi di condanne civili di preti pedofili sono state un centinaio e 54 le condanne penali (pp. 32-35).

La stessa percentuale è stata riscontrata in Europa con l’eccezione dell’Irlanda dove i “casi” risultano essere leggermente di più. Essi, comunque, si sono concentrati soprattutto negli anni 60/70, cioè nel periodo della confusione che seguì al Concilio Vaticano Secondo e spesso a causa del fraintendimento di esso. Così alla domanda angosciosa, “Come è potuto accadere?” (p. 6), si può rispondere con l’esame attento degli avvenimenti dopo il 1965 e, soprattutto, del periodo che va sotto il nome di “Sessantotto” la cui esplosione si ebbe, non a caso, dopo il Concilio e condizionò e condiziona tuttora la vita della società.

Il “68” fu, infatti, una Rivoluzione epocale, la “Quarta” dice Plinio Correa De Oliveira, pensatore cattolico brasiliano, dopo quella protestante (1517), quella “francese” (1789) e la bolscevica (1917). Fallita – per fortuna! – la parte, diciamo, “politica” di essa che voleva imporre alla nostra Patria il comunismo che altrove aveva già prodotto oppressione e rovine, rimase intatta e vincitrice quella “spirituale” che si situa “in interiore homine” secondo le parole di San Paolo, cioè nella parte più personale e privata dell’uomo. Così in quegli anni tutto subì un capovolgimento: si cominciò a demolire la famiglia per mezzo del femminismo, il libero amore, l’annullamento della figura del padre; fu attaccata la scuola che perse la sua funzione educatrice e divenne campo di sperimentazioni di professorini ideologici; si “democratizzò” la droga che da quel momento iniziò a diffondersi massicciamente  tra i giovani; divennero “legge” il divorzio e l’aborto, cioè lo sfascio legale della famiglia e l’uccisione dell’innocente nel ventre della madre; nella più vasta “rivoluzione sessuale” si ritenne possibile e, quindi, giusto e fu pure applaudito ciò che prima, per secoli, era stato giustamente bollato come “immorale”; in tale arrembaggio di “conquiste” e di voglia di libertà assoluta, già allora qualcuno cominciò a parlare e a scrivere perfino di “diritto dei bambini ad avere una loro sessualità anche con gli adulti”. Siamo così giunti, per gradi, ai prodromi della pedofilia che oggi – ci informa ogni giorno don Di Noto (cfr. “Avvenire”, 25 aprile 2010) – si sta propagandando a macchia d’olio e tocca tutte le categorie, nell’indifferenza dei giornaloni che per la cosiddetta “pedofilia dei preti” suonano, invece, trombe e tamburi.

La corruzione, versata a piene mani in quegli anni nella società, non poteva non contagiare anche la Chiesa nei suoi membri più deboli o più traditori: infatti, allora, centinaia di preti “gittarono la tonaca” come Martin Lutero, altri caddero in vizi peggiori, alcuni nella pedofilia.

Il  libro è denso di notizie. Ci dice che quel “Sex Crimes and the Vatican”, tradotto in italiano e presentato con tanto strepito come oro colato  nella famigerata trasmissione televisiva “Anno zero” (2007), “afferma tre volte il falso” (p.14), e in proposito l’Autore parla anche di “clamorosa menzogna” e di “inganno” (p.18). Tocca velocemente una parte generalmente negletta, quella dei preti innocenti e, quindi, calunniati come il povero don Giorgio Covoni (p. 32), morto di infarto in seguito alle accuse e, poi, completamente scagionato e riabilitato dalla magistratura; Introvigne, che ebbe parte come esperto nella dolorosa vicenda, si dice “spaventato dalla facilità con cui qualunque sacerdote può essere umanamente e moralmente distrutto da accuse infamanti immediatamente riprese dai media prima di ogni verifica” (p.33), egli, a tal proposito, aggiunge che “esistono fabbricanti di calunnie” (p. 34).

L’Autore risponde anche alla diceria ripetuta da molti esperti improvvisati che sostengono essere la pedofilia dei preti causata dal celibato, quando tutti sanno che essa è dieci volte più diffusa tra i preti protestanti che, come è noto,  prendono moglie e hanno figli (p. 38), per non dire dei moltissimi laici sposati sempre più coinvolti in tale misfatto.

Tra serio e faceto, poi, c’è pure il passaggio del solito giudice americano che vorrebbe trascinare in giudizio Benedetto XVI come un cittadino qualsiasi, in quanto, secondo lui, il Pontefice non può legittimamente dirsi “capo di Stato” essendo il Concordato del 1929 – nientemeno! – invalido perché firmato e voluto dal dittatore Mussolini: una risibile “mericanata” a cui qualcuno forse crede anche in Italia!

Infine, in appendice, (pp.69-84) viene riportata la bellissima “Lettera ai cattolici dell’Irlanda” di Benedetto XVI, in cui il Papa si rivolge “alle vittime di abuso”, “ai sacerdoti e ai religiosi che hanno abusato dei ragazzi”, “ai genitori”, “ai ragazzi  e ai giovani d’Irlanda”, “ai fratelli vescovi”; in essa egli parla di “senso di tradimento”, di “atti peccaminosi e criminali”, di Vangelo “oscurato a un punto tale cui non erano giunti neppure secoli di persecuzione”, di “ferite inferte al corpo di Cristo”, di “vergogna e rimorso”, di “danno immenso causato alle vittime”  ma anche – rivolto ai colpevoli – di “giustizia”, di “penitenza” e di speranza che “il sacrificio redentore di Cristo ha il potere di perdonare persino il più grave dei peccati e di trarre bene anche dal più terribile dei mali”.

La lettura del libretto si raccomanda a tutti, in special modo, però, a chi frequenta le chiese ed, essendo frastornato e impaurito dall’enorme chiasso che sulla “pedofilia dei preti” hanno fatto i mass media, più spesso non conosce la realtà dei fatti accaduti e non sa cosa rispondere. Su ogni cosa, poi, il fedele tenga sempre a mente che il “piano”, interno ed esterno, per distruggere la Chiesa è vecchio di due millenni  tondi ormai; che molti, un po’ alla volta in ogni secolo, ci hanno provato e non ci sono ancora riusciti proprio perché in lontananza risuonano le parole del Maestro: “non praevalebunt”!

CARMELO BONVEGNA

MASSIMO INTROVIGNE, “Preti pedofili. La vergogna, il dolore e la verità sull’attacco a Benedetto XVI”, Edizioni San Paolo, 2010, pp. 96, euro 8.