di Marco Invernizzi
Tratto da La Bussola Quotidianail 25 luglio 2011

Ci si dovrebbe chiedere come mai, questa settimana, la proposta di legge sull’omofobia voluta dal ministro Mara Carfagna (proposta di legge n. 2802, Norme per la tutela delle vittime di reati per motivi di omofobia e transfobia) andrà ancora una volta in discussione alla Camera dei deputati.

La proposta di legge infatti è stata bocciata dalla Commissione giustizia lo scorso mese di maggio e dichiarata incostituzionale da una netta maggioranza parlamentare nel 2009. Perché insistere? Solo per una ragione di puntiglio del ministro Carfagna, che è stata smentita dal suo stesso governo e dal partito cui appartiene?

È probabile che l’opposizione abbia chiesto la calendarizzazione in aula della proposta di legge perché, di fronte alla nuova probabile sconfitta parlamentare, essa possa fare esercitare tutte le pressioni possibili da parte della piazza (movimenti glbt, cioè gay, lesbiche, bisessuali e transessuali) contro il governo, accusandolo di essere omofobo.

Occorre allora comprendere che l’omofobia è un aspetto di una lunga battaglia culturale in base alla quale «l’ideologia postmoderna dei “diritti umani” sta distruggendo la persona umana», come ha affermato il giusperito Mauro Ronco nell’importante sede del Convegno nazionale organizzato dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani, tenuto a Palermo pochi mesi fa (si veda il testo della sua relazione pubblicata sul periodico Cristianità, n. 359 del 2011). Questa battaglia ha come oggetto la persona, la sua definizione culturale e giuridica.

La persona così come l’Occidente la ha sempre concepita e posta al centro del proprio sistema culturale e politico non è infatti una realtà astratta, ma, al contrario, molto concreta. È la persona creata “maschio e femmina” nella quale la componente sessuale è significativa per la personalità, psicologica oltre che fisica. Ora, come bene spiega Ronco nel proprio citato intervento, questa persona ha subito un lungo processo di aggressione e disarticolazione, dal razionalismo illuminista al positivismo giuridico, ma è soltanto negli ultimi decenni che si è cercato di eliminarla come fondamento della comunità sociale e civile. Infatti, soltanto a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, e poi dalle Conferenze de Il Cairo e di Pechino organizzate dall’Onu nel 1994 e 1995, si è cominciato a mettere in discussione l’esistenza di una natura umana comune a tutte le persone, ma una natura sempre “sessuata”, per cui ogni persona nasce maschio o femmina

Questo principio sta a fondamento della civiltà cristiana che si è sviluppata in Occidente nel Millennio che va dall’Editto di Milano del 313 al secolo XIV, e oggi viene negato poiché negandolo si vuole dimostrare che non esistono realtà che l’uomo “trova” e che non può cambiare, ma che ogni cosa deve essere soggetta a un possibile cambiamento, secondo il desiderio del singolo.

In sostanza, non esiste la natura come qualcosa di dato che l’uomo incontra nella storia, ma esistono solo i desideri dei singoli che devono essere accolti e valorizzati dalle istituzioni. Non esiste una natura “fissa”, ma tutto è cultura, cioè è frutto di convenzioni che possono mutare.

Quella che oggi viene, con molta faciloneria, definita “omofobia” prevede dunque un’aggravante di pena per tutti coloro che venissero aggrediti essendo omosessuali. Lo scopo è quello di “normalizzare” l’omosessualità facendo apparire come intolleranti gli eterosessuali, soprattutto bandendo dalla società coloro che affermassero, come è scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica, che gli atti omosessuali sono comunque disordinati (2357-2359). Come ha scritto Tony Anatrella, sacerdote e psicanalista francese, le associazioni omosessualiste, «quando si scontrano con argomentazioni che non sono in grado di discutere né di contraddire» usano il termine “omofobia”, ma in realtà sono esse ad avere paura, la paura di affrontare la realtà e di cercare di venire fuori da questa grave problematica.

Il reato di omofobia presuppone insomma una cultura che vorrebbe distruggere il concetto di persona così come l’uomo la trova nella realtà, cioè sessuata, per sostituirla con quello più indistinto di “genere”, e mettere sullo stesso piano la coppia eterosessuale e quella omosessuale. Siccome il reato di omofobia prevede un’aggravante per una violenza commessa contro un omosessuale, bisogna ricordare che è la persona ad essere titolare di diritti, non la sua tendenza sessuale. E’ sulla base di questo ragionamento che venne dichiarata l’incostituzionalità della proposta di legge che fra pochi giorni ritornerà alla Camera, che avrebbe leso l’uguaglianza delle persone prevedendo per la categoria degli omosessuali un trattamento privilegiato.

Ma le associazioni omosessualiste non possono arrendersi alla sconfitta subita. L’Italia è un Paese troppo importante. In Italia c’è il Pontefice ed è il Paese cattolico per eccellenza (era, sarebbe meglio aggiungere) e il passaggio della legge sull’omofobia sarebbe un pass per tutte le nazioni cattoliche dell’America latina e avrebbe un’influenza in tutto il mondo. Non riuscendo a ottenerlo attraverso una maggioranza parlamentare che non hanno, cercheranno di mobilitare la piazza utilizzando i mass media loro favorevoli e sfruttando l’indifferenza o la debolezza argomentativa degli altri. Si ripeterà facilmente un brutto film già visto: un governo e una maggioranza che difenderanno un principio fondamentale come quello della persona umana con molta paura e con una certa debolezza e dall’altra parte una minoranza laicista che cercherà di infiammare il Paese.