Monsignor Fisichella interviene al decennale del CAV di Roma

di Luca Marcolivio

ROMA, martedì, 26 maggio 2009 (ZENIT.org).- La vita dal concepimento alla morte naturale va difesa “con testardaggine” e “senza compromessi”. Questo il monito lanciato da monsignor Rino Fisichella in occasione dei dieci anni dalla fondazione del Centro Aiuto alla Vita (CAV) di Roma.

Il presidente della Pontificia Accademia per la Vita ha presieduto ieri sera la messa per l’anniversario, nella parrocchia dello Santo Spirito – da sempre in stretto coordinamento con il CAV – alla presenza dei coordinatori e dei volontari del centro e dei bambini nati grazie al loro contributo, accompagnati dalle loro mamme.

“Oggi non siamo qui semplicemente per ricordare il decennale del vostro Centro, bensì per celebrarlo, ovvero per rendere grazie al Signore di aver reso possibile quest’opera: da Lui tutto nasce e da Lui tutto proviene”, ha affermato Fisichella all’inizio dell’omelia.

Il presule ha quindi spiegato la peculiarità del valore della vita nella fede cristiana: “Anche i pagani consideravano Dio come il padre e il creatore dell’uomo. Con l’incarnazione di Cristo, tuttavia, Egli ha assunto la vita umana stessa in tutte le sue contraddizioni: per questo motivo noi crediamo nella sacralità della vita, la quale non è affatto un concetto astratto, essendo essa, al contrario, qualcosa di assolutamente tangibile, visibile e udibile”.

Congratulandosi con i volontari del CAV e augurando loro un rinnovato e sempre maggiore impegno, monsignor Fisichella si è soffermato sulle ragioni che, al giorno d’oggi, inducono tante persone al rifiuto della vita nascente.

“Alla base del dramma di chi interrompe una vita agli inizi c’è sempre una solitudine che può assumere mille volti: la solitudine di chi non si sente preparato a divenire genitore; la solitudine di chi si sente giudicato; la solitudine di chi vive in un contesto sociale che non aiuta chi è in difficoltà”, ha osservato il presidente della Pontificia Accademia per la Vita.

“Solo vincendo tale solitudine, si diventa consapevoli del valore della vita come qualcosa che ci trascende. La donna che percepisce dentro di sé il formarsi di una nuova esistenza, comprende che quella vita nascente supera infinitamente chi la porta in grembo”, ha aggiunto il presule.

“L’incapacità di superare la solitudine può, al contrario, indurre a compiere atti in netto contrasto con la natura umana, la quale è fatta per generare vita, non per dare la morte”, ha osservato Fisichella indicando, implicitamente ogni atto abortivo come un’azione contro la natura stessa.

Altra contraddizione sottolineata dal presidente della Pontificia Accademia della Vita è legata alla scienza e alla tecnica che sovente, lungi dal trovare una soluzione alle malattie, “pretendono di entrare con finalità distruttive in una cellula fecondata solo per corrispondere i desideri di altre persone”.

Accanto ai paradossi di carattere scientifico e filosofico, Fisichella ha individuato un paradosso di natura morale: “Difendere la vita dal concepimento è un atto coerente con la difesa del principio di uguaglianza tra gli uomini. L’embrione non è né pietra, né animale ma uomo e con l’essere umano adulto condivide la medesima dignità”.

Non esiste, pertanto, alcun principio in base al quale si possa “discriminare una vita al suo inizio”, né in forza della bellezza, né dell’intelligenza, né della prestanza fisica, né dello status sociale o della salute. “Nessuna bestemmia è peggiore – ha proseguito Fisichella – di quella di una società che pretenda di difendere l’esistenza personale, salvo poi distruggerla per corrispondere a dei desideri”.

Nella difesa dei diritti umani la Chiesa è sempre stata in prima linea, sebbene ciò l’abbia isolata come istituzione: “Ciò successe cinque secoli fa, quando i missionari difendevano la dignità degli indios e si schieravano contro la schiavitù, mettendosi contro i colonialisti che avevano tutto l’interesse allo sfruttamento della manodopera”.

Sulla stessa lunghezza d’onda ritroviamo, nei secoli successivi, pontefici come Leone XIII che, nella Rerum Novarum, difendeva i diritti e la dignità dei lavoratori e Paolo VI che, nella Humanae Vitae, parlò di “paternità e maternità responsabili”. “Un’enciclica profetica – ha detto Fisichella con riferimento a papa Montini – le cui parole sono significative alla luce del vostro impegno a favore della vita e contro le discriminazioni”.

“In tante occasioni, dunque, la Chiesa è rimasta sola nelle sue battaglie. Il tempo e la tenacia dei suoi uomini, però, le hanno sempre dato ragione. Allo stesso modo auspico che i frutti del vostro lavoro decennale possano suscitare in credenti e non credenti, l’amore per il valore della vita”, ha poi concluso il presidente della Pontificia Accademia per la Vita.

Monsignor Rino Fisichella ha ricevuto poi il premio “Roma è vita”, del quale sono stati insigniti anche il giornalista e scrittore, convertito dall’islam, Magdi Cristiano Allam, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il quotidiano Avvenire e la cofondatrice e presidente emerito del Centro Aiuto alla Vita di Roma, Miranda Lucchini.

In occasione del decennale dalla fondazione il CAV di Roma ha ricevuto la benedizione apostolica da parte di Sua Santità Benedetto XVI.