Una voce dei copti
Intervista a Sherif Azer di Carlo Baratta
Tratto da L’Occidentale il 30 giugno 2011

La chiesa copta è una chiesa apostolica fondata da San Marco. E’ organizzata come quella cattolica con preti, vescovi e un Papa (quello attuale si chiama Shenuda III). Il termine “copto” deriva da una parola dell’antico Egitto che significa abitante della terra nera, quella che era generata dal Nilo; i copti sono i discendenti dell’antica civiltà dei faraoni. Sherif Azer è un egiziano di fede copta residente a Torino, laureato in filosofia e coordinatore dei rapporti con la comunità Cristiana Copta in Italia. L’abbiamo incontrato presso la sede dell’Associazione “Io amo l’Italia” con sede in un edificio vicino a Porta Palazzo, la “kasbah” torinese. Il dottor Azer nel nostro Paese fa l’imprenditore edile, parla con orgoglio della sede che ha provveduto a ristrutturare e a rendere accogliente.

In Egitto la Rivoluzione è partita dal web. Ci spiega come?
La rivoluzione dei bloggers è scoppiata il 25 gennaio 2011 molti blog egiziani hanno iniziato a chiedere le dimissioni di Mubarak, ma i bloggers non erano altro che una cassa di risonanza di un malessere diffuso, non solo legato a problemi come la disoccupazione ma sopratutto quelli legati alla libertà individuale e di pensiero.

Chi sono i blogger egiziani?
Sono bravi ragazzi, studenti appartenenti alla classe borghese, in genere di mentalità laica, ma tra loro vi sono anche quelli di religione copta.

Oggi, dopo la caduta di Mubarak, cosa resta di questa spinta al cambiamento?
Dopo le denunce dei blogger si sono attivati gli islamici che, forti della loro organizzazione a rete, hanno cercato di prendere la guida della rivoluzione, di impossessarsi delle parole d’ordine dei blogger travisandone il contenuto semantico. Di conseguenza ora in Egitto si vive nel caos più totale. Il vero dramma è che i giovani della Rivoluzione del Loto hanno dovuto fronteggiare i finanziamenti, circa 4 milioni di dollari, dati dai Sauditi ai sunniti egiziani, per impedire la laicizzazione dello stato. Grazie a questi soldi gli islamici sono riusciti a finanziare la vendita di carne, che ha visto dimezzare il suo prezzo.

In questo periodo di caos ci sono stati gravi violazioni e anche uccisioni che hanno coinvolto i copti. Qual è stata la reazione dei media egiziani? Come hanno dato queste notizie?
I media hanno dato le notizie su questi gravi episodi, però in modo sfumato, non dicendo mai la verità, non denunciando chi li ha commessi. La responsabilità è stata data a generici delinquenti, ma mai hanno detto che si trattava dei salafiti. Gli egiziani con un po’ di senso critico però sanno qual è la verità.

La violenza verso i copti in Egitto è sempre esistita o è un prodotto recente?
Se si fa un’analisi storica i copti stavano meglio quando al potere c’era la monarchia, perché ai tempi di re Farouk la legge prevedeva una effettiva eguaglianza tra le diverse religioni e non c’erano persecuzioni. Poi venne Nasser che per rendere l’Egitto più moderno iniziò a incarcerare i Fratelli Musulmani. Con Sadat iniziarono i problemi perché era un presidente islamico, si fece paladino dei Fratelli Musulmani che volevano fare dell’Egitto uno stato islamico. Infine è arrivato Mubarak, che usando come criterio la paura del terrorismo ha tenuto tutte le religioni sotto pressione. Mubarak prendeva soldi dagli USA e guardava favorevolmente ad Israele, ad esempio vendeva il gas a Tel Aviv sotto costo. In Egitto, non ha mai aiutato i copti.

In Egitto si possono costruire delle chiese?
No, è difficilissimo, ma oltre che a costruirle è difficile pure fare la manutenzione, occorre l’autorizzazione del Presidente della Repubblica e una procedura infinita; per le moschee basta un’autorizzazione amministrativa. Comunque, nell’ultimo secolo non mi risulta siano state costruite altre chiese, anzi la situazione si è aggravata perché è vietato pure pregare in casa e se si viene scoperti c’è l’arresto. Altre discriminazioni riguardano le persone, le donne cristiane sono tutt’ora rapite e violentate, per la legge coranica le donne cristiane valgono meno di un cane.

E l’opinione pubblica egiziana?
Questi fatti per l’opinione pubblica sono drammaticamente routinari, non fanno scandalo, anzi, ricordo che Maometto ha avuto rapporti certificati con bimbe di 7 o 9 anni a seconda della versione, comunque delle minorenni. Lo Stato ipocritamente non interviene, per paura del terrorismo, perciò è complice. Per non parlare dei diritti politici: un cristiano si vede bloccate diverse carriere statali, non può diventare generale, ha difficoltà a insegnare nelle università e a livello politico non può ricoprire incarichi di gestione e di responsabilità. Qualche anno fa, un sindaco cristiano di una città nel sud del paese è stato costretto a dimettersi, nonostante il consenso elettorale, semplicemente perchè copto.

Oltre ai copti esistono altre minoranze religiose in Egitto
Certo, ci sono altre forme minoritarie di islamismo come gli sciiti, i sefarditi e i bahaii, poi ci sono minoranze cristiane cattolici, armeni, protestanti.

Secondo lei l’integralismo della Fratellanza Musulmana è della stessa natura di quello talebano?
In realtà la parola talebano vuol dire “studente islamico”

Mi riferisco a quelli afghani
La violenza è dentro il Corano. L’islam si è imposto con la violenza, non c’è nel Corano un versetto che parli di agape, amore per l’altro.

Quindi c’è pericolo che se in Egitto arrivino al potere i Fratelli Musulmani le Piramidi e la Sfinge possano fare la fine dei Budda afghani?
Certo, per gli islamici i faraoni sono degli infedeli e come tali vanno eliminati, loro oppure i loro simboli.

Qual’è il ruolo dell’università Al Azar nel mondo islamico?
Si tratta dell’università più importante per il mondo sunnita, è il centro di formazione degli ulema salafiti. Le argomentazioni e le interpretazioni che fanno questi accademici sono considerate autorevoli da tutto il mondo islamico. In questa università è nato lo strumento giuridico della fatwa. L’esponente più prestigioso e l’iman Karadaoui, i cui insegnamenti sono seguiti, almeno in Egitto, da salafiti e sunniti.

Ad Al Azar sono nate delle proposte di dialogo con le altre religioni. Ad esempio si è parlato della costruzione de “La casa della famiglia”. Che mi dice su questo?
Per me si tratta di una messa in scena. Nelle famiglie entrano solo gli islamici, gli altri sono comunque considerati infedeli e le loro idee o argomentazioni non contano. Anche Benedetto XVI, che ha cercato il dialogo, è stato prima travisato e poi cassato.

Ci parli dei media copti, ce ne sono quali sono?
Nel paese, tralasciando le emittenti satellitari, è presente una tv privata controllata dai copti, la CTV, e dopo la caduta di Mubarak riesce a trasmettere informazioni libere. C’è un settimanale copto, però l’informazione statale è forte di quattro canali e tutti sono in mano islamica. Su questi canali non sono permesse trasmissioni di cultura copta, analogamente per i quotidiani nazionali. Il concetto che voi occidentali dovete capire è che l’islam è uno stato, non c’è separazione come nel cristianesimo, l’islam fonde in sé stato e religione. L’islam non riconosce autorità al di fuori di sé: l’islam è l’autorità.

Il recente referendum sulla trasformazione dello stato che risultati ha prodotto?
Il referendum era stato pensato per modificare gli articoli relativi alla carica del presidente della repubblica, che era a vita. Oggi non si può essere eletti più di due volte e per 4 anni l’una, ma purtroppo non è stato modificato l’articolo 2 che pone la sharia, il diritto coranico, come base per tutte le leggi. Se la sharia è la fonte di tutti i diritti l’Egitto è obbligatoriamente uno stato islamico. La normativa vigente prevede che sui documenti di riconoscimento sia segnata la confessione religiosa, quindi siamo in presenza di una discriminazione tra cittadini perché ai cristiani e alle altre minoranze religiose sono vietate posizioni da dirigenti. Spero in un intervento delle Nazioni Unite, perché anche nel referendum si sono viste anomalie come schede già votate, propaganda dentro i seggi e si è assistito alla non apertura dei seggi dove la componente copta era in maggioranza. Comunque le votazioni potrebbero disegnare un altro Egitto. Per capirci l’Egitto forte di 82 milioni di abitanti conta come altri quattro paesi arabi.

Quanti partiti si presenteranno alle prossime elezioni di settembre?
Le elezioni sono a suffragio universale, però non sono ammessi al voto gli egiziani all’estero. Il dibattito politico verte sulla gerarchia del voto, prima per il presidente e poi per il parlamento come vorrebbero gli islamici, oppure prima per il parlamento e poi per il presidente come sostenuto dai laici dai moderati e dai copti. Staremo a vedere. A settembre i non islamici presenteranno il loro candidato Presidente e ci sarà una bella sorpresa. In merito ai partiti si presenteranno sicuramente quelli a vocazione islamica dei salafiti e dei Fratelli Nusulmani, il partito del presidente della WIND Sawires, di ispirazione laica e sostenuto dai copti, il partito, sempre a vocazione laica del presidente della agenzia atomica, Baradei, quest’ultimo è visto come una sorta di panacea, poi sono possibili altre formazioni tuttora in fase di gestazione.

E’ prevista una qualche forma di tutela delle minoranze?
Per ora la competizione elettorale è aperta a tutti non ci sono soglie minime o riserve di posti per le minoranze. Le donne nell’islam sono considerate nulla, quindi possono essere una risorsa importante se il voto sarà libero.

Pensate di richiedere l’intervento di osservatori indipendenti?
Sì, come diaspora copta richiederemo l’intervento delle Nazioni Unite.

Recentemente in Siria la Chiesa Caldea ha ottenuto uno statuto speciale grazie ad una legge dello Stato. Pensa sia una strada percorribile anche in Egitto?
La Siria è un paese a maggioranza sciita, il governo siriano ha sempre rispettato i cristiani; questa legge forse serve come muro nei confronti delle richieste di potere totale degli sciiti. In Egitto pensiamo di muoverci su un altro piano, più cristiano, universale: rivendicare il diritto alla libertà religiosa per tutte le minoranze, pure quelle islamiche. Libertà religiosa significa non solo poter costruire chiese o svolgere le pratiche religiose, senza paura di attentati, ma sopratutto poter convertire. Per questo fondamentale obiettivo la diaspora copta tramite il web ha ottenuto la sottoscrizione al progetto da sottoporre anche all’Onu di 13, 5 milioni di persone.

In Europa Calvino coniò il termime nicodemismo per indicare coloro che pur dicendosi appartenenti ad una chiesa di fatto aderivano ad un’altra. Gli islamici egiziani potrebbero essedere dei nicodemisti?
Domanda interessante. Molte conversioni all’islam sono dettate da esigenze di sopravvivenza. Il sistema fiscale è diverso tra copti e islamici, in Italia ci sono già molti convertiti, perciò in un mercato libero di proposte religiose certamente la chiesa copta potrebbe emergere. Anche perché la cultura cristiana si fonda sulle domande, sul perché degli eventi, mentre la cultura islamica vieta di domandare, la scolarizzazione copta è superiore a quella islamica e solo i divieti normativi ne impediscono la diffusione.