Le testimonianze dei catechisti al Convegno ecclesiale della diocesi di Roma
Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 15 giugno 2011

Una verifica che permetta di capire le difficoltà incontrate nella trasmissione della fede alle nuove generazioni e un mandato a testimoniare la gioia della fede in ogni ambito della vita.

Sono questi alcuni degli aspetti saliente emersi finora nel Convegno ecclesiale della diocesi di Roma dedicato all’iniziazione cristiana, il cui tema è stato tratto da un passo degli Atti degli Apostoli: “Si sentirono trafiggere il cuore. La gioia di generare alla fede nella Chiesa di Roma”.

L’appuntamento ecclesiale inaugurato il 13 giugno e in corso fino a giovedì conta su circa ottomila iscritti e riunisce gli operatori e i fedeli della diocesi con i loro pastori e il Vescovo di Roma, Benedetto XVI, che da quando è stato eletto alla Cattedra di Pietro ha preso parte a sette Convegni diocesani.

Il portavoce dell’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, don Walter Insero, ha detto a ZENIT che un evento di questo tipo “permette di esercitare una corresponsabilità. I laici non sono solo dei collaboratori ma dei protagonisti a pieno titolo. Non soltanto i ministri ma anche il laicato ha un ruolo decisivo in questa grande missione”.

Questi Convegni diocesani, ha aggiunto, costituiscono un momento di scambio in cui “è possibile parlare al cuore e all’intelligenza perché possa maturare una fede adulta”. Insomma, una “esperienza di comunione, di incontro e di condivisione dell’avventura da portare a tutte le parrocchie”.

Ad inaugurare l’evento lunedì nella Basilica di San Giovanni in Laterano è stato Benedetto XVI che ha riconsegnato idealmente il Catechismo della Chiesa Cattolica ai presenti “affinché la Chiesa di Roma possa impegnarsi con rinnovata gioia nell’educazione alla fede”.

Dopo l’incontro con il Papa, monsignor Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano, ha letto una relazione con le risposte a un questionario inviate da 214 parrocchie e cappellanie, che è servita a scattare una fotografia dell’iniziazione cristiana nella diocesi, anche se con la consapevolezza che i numeri in tema di spiritualità sono soltanto orientativi.

Le risposte dai parroci riguardano l’iniziazione cristiana dei giovani e degli adulti, con dati sui battezzati adulti, sulle coppie di laici catechisti, sulle persone che chiedono il battesimo generalmente ex sessantottine o provenienti da altre religioni, oppure sulle conversioni che anche nella città di Roma possono essere molto pericolose.

Insomma le cresime, i battesimi, le nozze e gli itinerari spirituali, i ragazzi, gli adolescenti e le famiglie e il desiderio nelle parrocchie di una nuova evangelizzazione: luci e ombre, anche nei numeri, di non facile interpretazione, ma che dimostrano un grande desiderio di parlare di iniziazione cristiana.

Nella seconda giornata, martedì 14, sempre nella Basilica di San Giovanni gremita ma senza le misure di sicurezza del primo giorno, due coppie di sposi e un viceparroco hanno raccontato la loro esperienza di formatori accanto a bambini, ragazzi, adulti e famiglie.

I primi a parlare sono stati Paolo e Francesca della Parrocchia di S. Francesca Romana, catechisti di otto adulti dai 28 ai 50 anni – 5 atei, un musulmano, un ebreo e un’evangelica non battezzata – che nel giro di poco tempo hanno poi scelto di essere battezzati.

Al di là del primo disorientamento iniziale, i due hanno indicato di aver centrato tutto sull“incontro con la Parola di Dio, con la storia d’amore e di salvezza che Dio ha intessuto con il popolo di Israele e che diventa storia con ognuno di noi”.

“Molto significativo – hanno raccontato – è stata una giornata di ritiro con loro interamente dedicata al significato di quella croce di Cristo con cui sarebbero stati segnati sui sensi durante il rito e che da quel momento sarebbe diventato il loro segno, ‘porta’ di ogni preghiera elevata a Dio”.

“Importantissimo è stato insegnare loro quanto fosse necessario iniziare la giornata con il vangelo del giorno, dedicando anche solo 5 minuti alla preghiera fatta con il cuore, come a sintonizzarsi sotto lo sguardo paterno di Dio impegnandoci tutti ad essere fedeli a questo momento”.

E’ poi stata la volta di Sandro ed Elvira Cescon, sposati da 31 anni, che da circa 15 anni fanno parte del gruppo di catechisti del Battesimo nato nel 1996 nella Parrocchia della Trasfigurazione.

Attingendo alla loro esperienza, Sandro ha sottolineato l’importanza della celebrazione del Battesimo nella messa domenicale: “il Battesimo, infatti, viene dato nella fede della Chiesa che tutti insieme professiamo e non semplicemente nella fede dei genitori o dei catechisti. Proprio la sua collocazione nell’Eucarestia domenicale fa risplendere il fatto che esso non è un sacramento intimo che riguarda la cerchia dei parenti e amici, ma un evento liturgico e comunitario”.

“Da subito – ha raccontato – emerse anche la necessità di educare alla preghiera i genitori dei bambini. Così, dietro il consiglio di un sacerdote che si chiamava don Lucas, abbiamo iniziato a proporre ai genitori di fare il segno della croce sulla fronte del bambino al momento della buonanotte, soffermandosi anche a dire brevi parole di ringraziamento sul giorno che si chiudeva”.

“Altri momenti di preghiera che proponiamo – ha continuato – sono legati al momento in cui si pone nella camera del bambino l’immagine della Madonna, al momento in cui si comincia ad insegnargli la preghiera con l’angelo custode, al momento delle prime visite in chiesa, eccetera.

A prendere la parola è stato poi padre Maurizio Botta dell’Oratorio di San Filippo Neri, viceparroco della Chiesa Nuova, il quale ha ricordato che i bambini hanno la capacità di capire le cose riguardanti la fede anche quando sono trattate con serietà. “Se è vero che la catechesi non è una lezione, è altrettanto vero che Gesù non è una favola, è una cosa seria. I bambini non maturano se Gesù viene banalizzato. Non hanno bisogno di parole come ‘gioia, allegria, arcobaleno’ e così via”.

“Mi ricordo con orrore – ha raccontato – di un testo per ragazzi delle cresime che aveva una pagina con un racconto intitolato ‘Ninetto l’aviogetto’. Una cosa così un ragazzo te la tira dietro! I bambini ed i ragazzi hanno invece bisogno di capire la straordinaria novità del cristianesimo”.

“Io utilizzo sempre, fin dall’inizio, uno schema grafico semplicissimo fatto alla lavagna, senza ‘effetti speciali’ che, in maniera sintetica mostra fin dal primo incontro come partendo dall’uomo come persona ‘capace di Dio’ si possa arrivare a dire il cuore della nostra Fede: Gesù Cristo, Vero Dio e Vero Uomo che ci svela il Mistero di Dio come Padre e Figlio e Spirito Santo”.

“E’ importante annunziare ai bambini fin dall’inizio che l’uomo è l’unico essere che cerca Dio, che l’uomo è l’unico essere libero a cui non basta tutta la terra – ha evidenziato padre Botta –. Parlo loro in termini positivi dell’arte, della scienza, della filosofia, ma mostro loro anche come tutto questo all’uomo non basti”.

“Insieme voglio che comprendano fin dall’inizio che senza la Libertà di Dio, che vuole farsi conoscere dall’uomo, l’uomo mai potrebbe conoscere Dio – ha concluso –. E spiego loro che la fede della Chiesa annuncia che questo Dio è venuto incontro alla nostra sete inesauribile”.