Non sono molto certe le origini della festa dell’8 marzo, forse la più attendibile è quella che risale al marzo 1908 quando le operaie dell’industria tessile Cotton di New York scioperarono per contestare le condizioni in cui erano costrette a lavorare.

Quel giorno il proprietario Mr.Johnson bloccò le porte della fabbrica, ma subito scoppiò un incendio e le 129 operaie, tra cui molte italiane, persero la vita  mentre cercavano di difendere il loro diritto di lavoro, per un minimo di tutela e rispetto della loro dignità di persona umana e di lavoratrici.

Rosa Luxemburg, una propagandista socialista tedesca, propose una “Giornata Internazionale” di lotta a favore delle donne : un movimento di ispirazione popolare.

Assumendo una importanza mondiale divenne, in seguito, denominata la “Giornata della Donna”, ulteriore occasione per far conoscere all’opinione pubblica ed alle Istituzioni i problemi della donna.

La ricorrenza dell’8 marzo, che continua ad avere una cadenza annuale, è diventata il simbolo del ricordo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso degli anni, ma anche quello della sua “rinascita” sociale, anche se ha, ancora, poco “spessore “ politico.

Soprattutto, di non vedere cadere taluni fondamentali valori etici e sociali che possono produrre un profondo divario tra situazioni legislative.

“Problema donna” che resta, pur sempre, protagonista privilegiata del cambiamento in continua evoluzione della nostra società, dove si tenta, ancora, di distruggere il principio fondamentale della famiglia che è la cellula fondamentale e prioritaria della n/s società.

Non si deve ignorare che esistono altre famiglie, e sono tantissime, dove insiste un malato in stato vegetativo, un malato psichico in cerca di una giustizia legislativa ( da ben 32 anni), un disabile fisico che trova ancora “intralci architettonici” nelle strade delle n/s città e dove tutti “vivono” con euro 256,67 al mese.

E’ opportuno ricordare madri, sorelle vittime indifese di violenze d’ogni genere, di stupri ricorrenti, che lasciano nella “vittima” profondi solchi di natura psichica.

Od ancora quelle donne casalinghe,“eroine sociali”, “angeli” della famiglia, intessute di fiducia di generosità di amore nel silenzioso lavoro dedicato alla equilibrata crescita della famiglia, quelle donne che devono “combattere” quasi quotidianamente con la presenza in famiglia di congiunti disabili siano essi fisici malati in stato vegetativo malati psichici, ancora oggi quelle donne si trovano senza adeguati specifici provvedimenti legislativi finalizzati ad alleviare le sofferenze dei loro cari fino alla fine della vita.

Si va instaurando un relativismo che lascia come obiettivo il proprio io a danno dell’uomo, una cultura di delirio e di idolatria verso gli animali, una nuova moralità che supera il centralismo dell’uomo e lo relega al di sotto del genere umano.

Non posso tralasciare l’apertura di una breve parentesi molto delicata ed  importante per la salute dei cittadini e per la famiglia, in quanto logiche di convenienza e di connivenza vogliono tendere, come si vocifera in nome del risparmio, a dimettere dalle corsie ospedaliere ed abbandonare al loro destino pazienti che hanno “esaurito” il quid finanziario riservato al malato dal Servizio Sanitario Nazionale, ma “cosa” gravissima se il paziente è disabile, in tarda età od agonizzante.

Se è vera, ripeto, questa voce di corridoio, allora non ho nessuna remora a definire una eutanasia mascherata.

Un “atto” incivile, antisociale, discriminatorio del genere umano, non degno dell’Italia civile e cristiana ed auspico una urgentissima risposta adeguata e concreta dal Parlamento e dal Governo Berlusconi.

L’8 marzo lo dobbiamo festeggiare nella consapevolezza e nell’augurio di una società italiana che attribuisca valori umani e cristiani nel “viaggio della vita”, per una ricerca ed un desiderio di un rapporto profondo e concretamente solidale fra il genere umano.

Questo è il significativo ricordo della “Giornata della Donna” , per un rinnovamento continuo della società verso valori etici e per il bene comune.

Franco Previte

Presidente dell’ associazione Cristiani per servire

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