Il Papa incontra i  partecipanti al Raduno ecclesiale siciliano di Famiglie e Giovani

di Roberta Sciamplicotti

PALERMO, domenica, 3 ottobre 2010 (ZENIT.org).- Se ci sono giovani e famiglie che seguono la via del Vangelo, la società ha speranza, ha dichiarato Papa Benedetto XVI questa domenica pomeriggio incontrando a Palermo i giovani e le famiglie della Sicilia.

Il Papa è arrivato all’appuntamento in Piazza Politeama in papamobile tra due ali di folla che lo salutavano con enorme entusiasmo sventolando bandierine bianche e gialle. Ad attenderlo c’erano più di 20.000 persone.

Il Pontefice è stato salutato dal Vescovo di Caltanissetta, monsignor Mario Russotto, delegato della Pastorale per la Famiglia e per i Giovani della Conferenza Episcopale Siciliana, che ha affermato che i giovani siciliani hanno accettato di “farsi profeti della sfida del Vangelo nella società, portando la Chiesa fuori dal tempio”, “nella giustizia e nella legalità, nella responsabilità etica e della solidarietà”.

“Gesù si fida dei giovani”, che insieme alle famiglie desiderano “ritrovare lo sguardo del coraggio”, “farsi riflesso della luce di Cristo Signore” ed essere “bussola di orientamento verso il senso alto della vita”, ha aggiunto.

Il Vescovo ha quindi offerto tre doni al Papa: due volumi con le riflessioni regionali degli ultimi anni su gioventù e famiglia, intitolati “I giovani e la sfida della fede in Sicilia” e “Famiglia, luce di Vangelo nella società”, e un quaderno con la descrizione di laici del XX secolo, giovani e sposi, dal titolo “Isola bella”.

Hanno poi salutato il Papa due giovani, Giorgia, studentessa liceale, e David, studente universitario. “Non vogliamo rinunciare al sogno di una Sicilia migliore”, “fecondata dal sangue di tanti martiri”, ha detto David.

“Il vostro, cari amici, è stato più di un saluto: è stata una condivisione di fede e di speranza – ha affermato il Papa –. Vi ringrazio di cuore. Il Vescovo di Roma va dovunque per confermare i cristiani nella fede, ma torna a casa a sua volta confermato!”.

La famiglia, fonte di vita e di fede

L’accostamento tra giovani e famiglie, ha spiegato il Pontefice, “non può essere solamente occasionale, o funzionale”, perché “ha un senso, un valore umano, cristiano, ecclesiale”.

A questo proposito, il Papa ha voluto portare la testimonianza di Chiara Badano, beatificata il 25 settembre a Roma. Nata nel 1971, è morta nel 1990 per una malattia incurabile.

“La sua vita è stata breve, ma è un messaggio stupendo”, ha indicato, ricordandone i “diciannove anni pieni di vita, di amore, di fede. Due anni, gli ultimi, pieni anche di dolore, ma sempre nell’amore e nella luce, una luce che irradiava intorno a sé e che veniva da dentro: dal suo cuore pieno di Dio!”.

“Evidentemente si tratta di una grazia di Dio – ha segnalato –, ma questa grazia è stata anche preparata e accompagnata dalla collaborazione umana: la collaborazione di Chiara stessa, certamente, ma anche dei suoi genitori e dei suoi amici”.

“La famiglia è fondamentale perché lì germoglia nell’anima umana la prima percezione del senso della vita. Germoglia nella relazione con la madre e con il padre, i quali non sono padroni della vita dei figli, ma sono i primi collaboratori di Dio per la trasmissione della vita e della fede”.

In questo contesto, il Papa ha ricordato altri esempi di giovani virtuosi, come la Beata Pina Suriano, le Venerabili Maria Carmelina Leone e Maria Magno, i Servi di Dio Rosario Livatino e Mario
Giuseppe Restivo, e “tanti giovani che voi conoscete! Spesso la loro azione non fa notizia,
perché il male fa più rumore, ma sono la forza, il futuro della Sicilia!”.

“Non abbiate paura di contrastare il male!”, ha chiesto il Papa ai giovani e alle famiglie. “Insieme, sarete come una foresta che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto, di portare vita e di rinnovare in modo profondo la vostra terra! Non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo!”

Piccola Chiesa

“Ognuno di noi ha bisogno di un terreno fertile in cui affondare le proprie radici, un terreno ricco di sostanze nutritive che fanno crescere la persona – ha proseguito il Papa –: sono i valori, ma sono soprattutto l’amore e la fede, la conoscenza del vero volto di Dio, la consapevolezza che Lui ci ama infinitamente, fedelmente, pazientemente, fino a dare la vita per noi”.

In questo senso, ha aggiunto, “la famiglia è ‘piccola Chiesa’, perché trasmette Dio, trasmette l’amore di Cristo, in forza del sacramento del Matrimonio”.

“L’amore divino che ha unito l’uomo e la donna, e che li ha resi genitori, è capace di suscitare nel cuore dei figli il germoglio della fede, cioè la luce del senso profondo della vita”.

Per essere “piccola Chiesa”, ha indicato il Pontefice, la famiglia “deve vivere ben inserita nella ‘grande Chiesa’, cioè nella famiglia di Dio che Cristo è venuto a formare”, “incontrata e sperimentata nella comunità parrocchiale, nella Diocesi”.

“Ecco il dono più grande che abbiamo ricevuto: essere Chiesa, essere in Cristo segno e strumento
di unità, di pace, di vera libertà. Nessuno può toglierci questa gioia! Nessuno può toglierci questa
forza!”, ha esclamato.

“Coraggio, cari giovani e famiglie di Sicilia! Siate santi! Alla scuola di Maria, nostra Madre, mettetevi a piena disposizione di Dio, lasciatevi plasmare dalla sua Parola e dal suo Spirito, e sarete ancora, e sempre più, sale e luce di questa vostra amata terra”, ha concluso.

Dopo l’incontro con i giovani e le famiglie, il Papa si è diretto all’aeroporto “Falcone e Borsellino” di Punta Raisi per tornare a Roma. Lungo il tragitto, ha voluto che il corteo si fermasse a Capaci, nel punto dove avvenne il tragico attentato contro il giudice Giovanni Falcone e la sua scorta.

Il Pontefice è sceso dalla macchina per deporre un mazzo di fiori presso una delle stele erette in ricordo delle vittime e ha sostato in preghiera silenziosa, ricordando tutte le vittime della mafia e delle altre forme di criminalità organizzata.