E’ fuori da ogni ragionevole dubbio che la fondamentale istituzione assistenziale è la famiglia, fulcro indispensabile e centrale della vita della società.

Ma uno dei problemi più scottanti, più difficili e di maggior rilievo di questi n/s ultimi tempi che affliggono le famiglie e l’incertezza del “dopo”, cioè del dopo la morte di colui/ei che sostiene il peso dell’assistenza, soprattutto per non avere ancora una ragionevole certezza e sicurezza sui vari tempi assistenziali che il proprio familiare malato dovrà affrontare.

Una norma del Regio Decreto n.6535 del 19.11.1889 imponeva alle Amministrazioni Comunali l’obbligo di provvedere al ricovero in istituti delle persone d’ambo i sessi inabilitate al lavoro con infermità croniche o con difetti psico-fisici e tali da non essere in grado di procacciarsi quanto era necessario alla loro assistenza ed esistenza.

Questa norma è stata inserita negli artt.154 e 155 del Regi Decreto n.773 del 18.6.1931 ripetitiva in toto di quanto sopra citato, in quanto le Regioni nel dare attuazione alla legge 328/2000 dovrebbero riprendere per confermare il diritto al ricovero, così come è stato fatto dalla Regione Piemonte con legge 1/2004.

Oggi questa “forma” di assistenza si è fatta sempre più necessaria, ipotizzando al “ricovero di massa” in quello di “poche unità” quali casa-famiglia, comunità alloggio od altro in grado di garantire parzialmente l’effetto familiare, ma con quella solidarietà che pur non trascurando l’ambito della normalità potrà dare quell’aiuto necessario per compensare il deficit di natura organica, motoria e sensoriale.

Un “sistema di vita” che pur essendo, ripeto extra familiare, si riveli idoneo al bisogno assistenziale, soprattutto, a quello esistenziale della persona handicappata.

Fino ad oggi, pare, che siano numerose le iniziative private sempre mosse alla ricerca di fondi per finanziare eventuali strutture da parte di Fondazioni Bancarie, Istituti Finanziari od altro per il ricovero di persone di diverso genere, ma con l’incertezza della possibilità di una lunga definitiva ospitalità, in quanto il tutto si basa sulla disponibilità economica del soggetto.

A dirimere le perplessità e le preoccupazioni da molti sollevate circa il futuro dei “malati” portatori di limitata autonomia (quali invalidi civili totali e parziali, sordomuti, ciechi, malati psico-fisici che non hanno redditi personali o se ne hanno sono di modesto importo), sarebbe opportuno e necessaria la costituzione di un Fondo Speciale Economico Unico, (dopodinoi), auspicato ed atteso da parte dei familiari e da noi richiesto da lungo tempo alle Istituzioni ed al Parlamento, si rende necessario per tutelare l’avvenire di questi soggetti di limitata autonomia, che sono nelle famiglie, le quali ambiscono ad assicurare loro una possibilità di continuare a vivere in un contesto familiare (sperando sia tale, ripeto, come tipo casa-famiglia, comunità – alloggio ecc.).

La n/s Associazione da molto tempo ha inoltrato al Parlamento Italiano ed a quello Europeo un’azione in tal senso condensata in Petizioni.

Già abbinata in Italia ai progetti di legge di riforma dell’assistenza psichiatrica nella 14° legislatura, attualmente, 2010, una n/s rinnovata Petizione col n.9 è giacente presso la 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e col n.5 presso la 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica.

La Petizione, fra altre richieste, tende e “suggerisce” alla possibile formazione di quel Fondo Speciale Economico Unico (DOPODINOI) al quale confluire quelle parti di patrimonio o risparmi che in eredità andrebbero ai loro familiari malati siano essi fisici che psichici, gestito da un Ente Pubblico, naturalmente sempre operante ed attivo garantendo una continuità che la persona fisica non è in grado di garantire.

Ed infine abbiamo inoltrato “Ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” il 13 ottobre 2006 ed al Parlamento Europeo per l’insieme della problematica che riguarda i 27 Stati Europei.

In Italia i disabili fisici sono circa 3 milioni, di cui il 73% anziani, 900 mila circa le persone costrette a letto o su una sedia a rotelle, circa 1 milione e mezzo le famiglie aventi in casa parenti con gravi handicap, circa 10 milioni le persone che soffrono patologie mentali ( Fonte Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali).

La preoccupazione delle famiglie possono essere dettate dalla considerazione che il familiare possa essere “ammassato” con persone di patologie diverse, verosimilmente in contrasto con quelle di cui è affetto il proprio caro. Da ciò il desiderio e l’auspicio che egli possa continuare a vivere in quelle comunità che rispecchiano la famiglia composta, possibilmente da pochi utenti e qui dobbiamo dire un grande grazie  per quanto operano da lungo tempo gli Istituti Cattolici tipo Opera don Orione, don Guanella, ecc.

E’ vero che la legislazione italiana prevede il tutore, curatore, amministratore di sostegno che si assumono l’onere di amministrare i beni del malato, tuttavia l’Ente Pubblico potrebbe essere sempre operante ed attivo garantendo una continuità che la persona fisica non è in grado di garantire.

Per le persone povere, poi , in quelle particolari situazioni di malati psico-fisici sopra citati , incapaci di provvedere alle loro esigenze fondamentali di vita, è logico che intervengano le Istituzioni (Stato , Regioni , Province, Comuni ( comunque da definirsi) con l’erogazione di contributi finanziari da confluire in quel Fondo Speciale Economico Unico in modo da garantire il diritto di garanzia a tutti senza discriminazione.

Il definire, poi, sostegni economici alle famiglie che si gravano di assistenza ai pazienti con handicap sia fisico che mentale, l’inserimento lavorativo, il sostegno scolastico ed altro, sono temi che le Istituzioni dovranno affrontare in maniera efficace, decisiva e senza indugio.

Queste realtà ci lasciano perplessi e soprattutto delusi e questo Signor Presidente del Consiglio dei Ministri perché l’handicap in genere non ha tempi di attesa.!

Previte

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