Parla il leader dei Democratici Svedesi
Intervista a Jimmie Åkesson di Antonio Scafati
Tratto da L’Occidentale il 16 maggio 2011

All’interno della nostra inchiesta sulle “nuove destre” in Europa, e sulla scia della Lettura annuale 2011 della fondazione Magna Carta tenuta da Geert Wilders, abbiamo intervistato il giovane leader dei “Democratici Svedesi”, Jimmie Åkesson. A capo di un partito in crescita e dalla forte impronta nazionalista (i critici lo bollano come “estrema destra”), Åkesson ci spiega come stanno cambiando le destre nel nordeuropa, puntando essenzialmente su due parole d’ordine: la fine del multiculturalismo e una difesa incondizionata dello stato sociale dalla ‘minaccia’ degli immigrati.

Alle elezioni del settembre scorso, i Democratici Svedesi hanno ottenuto 20 seggi in Parlamento. È stato un risultato storico. Il difficile forse comincia adesso. Quali sono i vostri obiettivi a breve termine?
Sì, in un certo senso è incominciata la parte più difficile e gli ultimi sette mesi potrebbe essere definiti stimolanti ed educativi. Il nostro obiettivo a breve termine in Parlamento è portare avanti il delicato equilibrio tra il cercare di avere la più grande influenza politica possibile e agire in modo responsabile per evitare di mettere in difficoltà il governo di minoranza attualmente in carica.

Politicamente oggi i Democratici Svedesi rappresentano un’alternativa tra il blocco di sinistra e l’Alleanza per la Svezia. In futuro potreste pensare ad allearvi con le destre o le posizioni divergenti soprattutto in fatto di immigrazione rischiano di impedirvi di trovare un punto d’equilibrio?
È molto difficile dire qualcosa su quello che accadrà in futuro poiché dipende quasi esclusivamente dagli altri partiti. I Democratici Svedesi sono sempre stati aperti ad alleanze con tutte le altre formazioni, anche se una collaborazione è più probabile con l’Alleanza per la Svezia piuttosto che con i partiti di sinistra, a causa dell’atteggiamento di chiusura che hanno nei nostri confronti.

La campagna elettorale dei Democratici Svedesi è stata incentrata sulla lotta all’immigrazione e al multiculturalismo. Lei pensa che gli immigrati rappresentino una minaccia per la società svedese? E perché?
Gli immigrati sono individui e noi non consideriamo gli individui una minaccia. La nostra critica è rivolta al multiculturalismo e alla politica dell’immigrazione di massa che hanno gli altri partiti. Pensiamo che lo stato sociale costruito durante gran parte del secolo scorso è qualcosa di cui essere fieri e su cui si deve puntare anche per il futuro. Noi crediamo che una società di questo tipo, basata su valori comuni e su un sentimento di solidarietà al suo interno, non possa essere creata, né difesa, senza una certa dose di identità collettiva e culturale tra i cittadini.

Se le cose non cambiano, come crede che sarà la Svezia tra 20 anni?
Se non fermiamo l’immigrazione di massa, credo che la Svezia sarà ovviamente molto diversa tra 20 anni. Per fare un esempio non credo che saremo in grado di avere una sanità pubblica o scuole dalla qualità accettabile.

E come vorreste la Svezia tra 20 anni?
Se dipendesse da noi, la Svezia in 20 anni sarebbe di nuovo una società di cui essere fieri. Una nazione dove nessuno è lasciato indietro e alla quale ognuno è orgoglioso di contribuire. Una società di individui liberi costruita su una solida base di valori occidentali e svedesi.

Dopo il vostro successo elettorale, molta gente è scesa in piazza per dichiarare che la Svezia non è xenofoba. Cosa risponde a coloro che ritengono il suo un partito xenofobo?
Quando la gente si trova a corto di argomenti tende a ricorrere agli insulti, purtroppo. Mi dispiace davvero per coloro che non riescono ad accettare che altre persone possano avere diversi punti di vista.

I democratici svedesi criticano anche la presenza della Svezia nell’Unione europea. Cosa c’è che non va a Bruxelles e che vantaggi avrebbe la Svezia nello sganciarsi dalla comunità?
Noi crediamo in stati europei liberi e indipendenti, perciò siamo contrari all’aspetto federalista dell’Unione europea che allontana il potere dai cittadini. Vogliamo che la Svezia si ritiri dall’Unione e stringa rapporti bilaterali sul libero mercato e su altri temi all’interno dell’Europa, proprio come fanno oggi Norvegia e Svizzera.

Democratici svedesi a Stoccolma. Veri Finlandesi a Helsinki. Partito popolare Danese a Copenhagen. Partito del Progresso a Oslo: come interpreta questa crescita dei partiti di destra? Che sta succedendo in Scandinavia e più in generale in Europa?
Credo che la tendenza politica a cui assistiamo nel Nord Europa sia il naturale sviluppo del grande fallimento del multiculturalismo. Il resto d’Europa ha già sperimentato questo percorso 5, 10 o 15 anni fa. Le nostre prese di posizione contro l’immigrazione di massa e contro il multiculturalismo possono essere ritenute controverse nel Nord Europa, ma sono molto più accettate nell’Europa centrale e meridionale.