I Genitori Aprono Un Sito Per Chiedere A Chiunque Se Tenere Il Bimbo. Così Anche La Vita Si Riduce A Una Scelta Da Social Network
di Maurizio Caverzan
Tratto da Il Giornale

Che ne dite, abortiamo oppure no? Ci teniamo questo figlio che abbiamo concepito, oppure passiamo la mano, come a poker? Dai su, votate: se “vi piace” schiacciate il simbolino con il pollice verso l’alto, altrimenti… Beh, altrimenti per quell’esserino che è lì dentro, nella pancia rigonfia di Alisha Arnold, amletica trentenne moglie di Pete, suo coetaneo altrettanto indeciso, sarà il niente. Un sondaggio on line è perfetto per scegliere l’essere o il non essere. Il far essere o il far non essere. Decide il web. La community. Il social network. Se non è modernità questa…

Non è uno scherzo, accade nel Minnesota. Pete e Alisha Arnold hanno fatto questa bella pensata. Non abbiamo le idee chiare, non sappiamo chi siamo né che cosa fare della vita o quasi vita che abbiamo “creato”. Perché non ce lo facciamo dire dal popolo della rete? Come? Creando, stavolta senza virgolette, un bel sito (www. birthornot. com) dove far votare gli internauti. Un sondaggio: volete voi che facciamo nascere questo nostro figlio oppure no? La madre (potenziale) è incinta di 16 settimane, ma il tempo utile per un aborto legale negli Stati Uniti scade – come le mozzarelle – il 9 dicembre. Si voterà fino a due giorni prima, hanno deciso i coniugi. Una bella “prova di democrazia” no? Un bel reality via internet su un dettaglio nientediche. Su una sciocchezza come l’essere o non essere di quel feto che si dimena nella placenta. Per far capire bene di cosa si tratta, Pete e Alisha hanno anche linkato il video di un’ecografia del maschietto in buona salute che chiamano “Wiggles”. L’informazione dev’essere completa. Consultati da un altro sito (Gawker. com), i due hanno assicurato di prendere “la cosa molto seriamente”. Per dare un’idea della loro compunzione, il padre (potenziale) ha sottolineato che la decisione finale non sarà, comunque, determinata dal sondaggio on line. “Sarà come al Congresso: i membri possono votare, ma il presidente ha il diritto di veto”. E qui verrebbe da protestare: democrazia dimezzata! Oppure: reality falsato!

Fino all’altra sera si erano espressi circa quindicimila internauti, la stragrande maggioranza dei quali (81 per cento) ha suggerito agli Arnold di tenersi il figlio. Ma qui, ha sottolineato Alisha, non si tratta di una campagna “pro-life”, bensì del “diritto di una donna di decidere”. Marito e moglie fanno intendere di non sentirsi pronti per essere genitori. E chissà perché, a questo punto, non se la sono sbrigata tra loro. Però così il godimento di diventare protagonisti del web, di giornali e tv sarebbe abortito. “Temo che la pressione costante di essere donna e madre perfetta, finisca per far esplodere il mio cervello, mandandomi in uno stato di depressione nervosa”, ha confidato ancora Alisha. La quale, evidentemente, pensa che esporsi di fronte all’intero pianeta, riduca il pericolo di deflagrazione.

Ma tant’è. La facebookizzazione dell’esistenza, la progressiva riduzione dell’io a membro della rete, procede a tappe forzate. Il nuovo verbo è: sono in quanto sono connesso. La generazione digitale vive e si alimenta con il web e con la connessione. Così la rete investe tutto, anche le scelte capitali. I familiari? Gli amici? Fino a qualche tempo fa, in caso di dilemmi e scelte difficili ci si faceva consigliare da loro. Oggi i cosiddetti “amici” sono quelli che postano con te su Facebook. Il senso di responsabilità non è più di moda. Sentiamo un po’ che dice il web di cosa fare di nostro figlio… E l’ecografia del feto diventa un video sul quale gli internauti cliccano pollice su o pollice giù. Uno spettacolo. Tutti possono seguirlo in tempo reale. Chissà l’America, dove il dibattito sull’aborto continua a essere accesissimo, come parteciperà a tutta la faccenda. Magari si potrebbero fare delle squadre. Organizzare dei gruppi di pressione, dei pacchetti di votanti. Si potrebbero anche organizzare gli exit poll, convocare delle fattucchiere con la palla di vetro e far partire il countdown in attesa del verdetto finale…

“Che stratagemma patetico e disgustoso per guadagnare i vostri 15 minuti di gloria”, ha scritto uno dei 545 internauti che hanno lasciato un commento. La strumentalizzazione incombe. Per evitarla, sempre rispettando l’incertezza amletica della coppia, si sarebbe potuto risolvere tutto tirando una moneta. Testa o croce. Ma che gusto ci sarebbe stato senza il piacere di essere sempre on line e supercliccati?

E “Wigless”? Massì, se per caso andasse a finir male, si può metterlo su Second Life.