di Fulvio De Nigris, direttore Centro Studi per la Ricerca sul Coma – Gli amici di Luca
Tratto da Avvenire del 18 novembre 2010

Un elenco per essere liberi di vivere, anche nella disabilità.

A chi non piacerebbe venire a fare un elenco nella trasmissione Vieni via con me ? Se come ha scritto Roberto Saviano non c’è problema per Berlusconi, ci sarà qualche problema per me o per qualcun altro?

Anche noi, come voi, sogniamo un’Italia diversa, che però guardi la diversità.

Esseri liberi di vivere vuol dire permettere agli altri di vivere.

La vita è rischio, possiamo rischiare insieme?

Libertà di vivere è conoscenza. Quindi, l’ignoranza, il non conoscere, non permette di essere liberi.

La vita non va giudicata, va condivisa.

Riconoscere altri stili di vita.

Guardare le minoranze: rispecchiarsi nelle differenze.

Diamo la libertà di scegliere, ma non lasciamo le persone in solitudine.

Libertà di cura vuol dire, anche, diritto di cura.

La disabilità è anche, ma non solo, disperazione: possiamo, potete, non parlare, sempre, del ‘caro estinto’?

Eliminiamo le facce da funerale, si può ridere e scherzare. Anzi, si deve, per essere liberi, per avere voglia di vivere (vi sembra possibile?) Guardate questa moltitudine di famiglie che si sente offesa, raccontatela, fatela vedere. Avete 9 milioni di spettatori che aspettano di sapere.

Formiamo i giovani, facciamogli vedere il mondo. Tutto.

Dialogare con il potere, con tutti i poteri (compreso ‘Vieni via con me’).

La solidarietà non ha ideologie.

Siamo tutti come dei fornai ma non siamo ‘padroni del pastificio’.

Bisogna avere le mani in pasta perché bisogna sporcarsi di farina.

Stare seduti in uno studio televisivo, non aiuta ad essere liberi.

Vivere solo in uno studio televisivo, non aiuta ad essere liberi.

Bisogna fare televisione sedendosi accanto a chi vede la televisione (per viverla insieme).

Dopo una malattia a volte cambiano i linguaggi: amare e sapere.

Regola numero 1: affinare la nostra comunicazione.

Regola numero 2: imparare a guardare.

Regola numero 3: imparare a toccare.

Regola numero 4: imparare a vedere.

Regola numero 5: imparare a sentire.

Regola numero 6: imparare ad ascoltare.

Regola numero 7: imparare a percepire.

Regola numero 8: imparare ad imparare.

Regola numero 9: imparare sempre ad amare.

Regola numero 10: Fare case di un solo piano (i disabili non possono salire sui tetti per protestare).

Per concludere, cari Fazio e Saviano, e per dirla con il titolo della trasmissione, da Paolo Conte Vieni via con me: «Entra in questo amore buio, non perderti per niente al mondo… It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful good luck my babe…».