di Massimo Introvigne
Tratto da La Bussola Quotidiana il 24 gennaio 2011

Il 22 gennaio si è inaugurato l’anno giudiziario del Tribunale della Rota Romana. In questa occasione, come gli è consueto ogni anno, Benedetto XVI ha proposto importanti considerazioni sul tema del diritto canonico.

Quest’anno il Papa è intervenuto sui rapporti fra dimensione giuridica e dimensione pastorale: un tema tutt’altro che astratto ma che ha un’immediata e diretta applicazione nel campo dei matrimoni e della loro nullità, cioè nel settore cui attengono la maggior parte delle cause trattate dalla Rota Romana.

«Il rapporto tra il diritto e la pastorale – ha detto il Papa – è stato al centro del dibattito postconciliare sul diritto canonico. La ben nota affermazione del Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II [1920-2005], secondo la quale “non è vero che per essere più pastorale il diritto debba rendersi meno giuridico” (Allocuzione alla Rota Romana, 18 gennaio 1990, n. 4: AAS 82 [1990], p. 874) esprime il superamento radicale di un’apparente contrapposizione». La Chiesa – nel suo diritto e nella sua azione pastorale – ha sempre di mira anzitutto la salvezza delle anime.

Ai giudici e agli avvocati rotali Benedetto XVI ricorda come «nel mio primo incontro, che ebbi con voi nel 2006, ho cercato di evidenziare l’autentico senso pastorale dei processi di nullità del matrimonio, fondato sull’amore per la verità (cfr Allocuzione alla Rota Romana, 28 gennaio 2006: AAS 98 [2006], pp. 135-138). Oggi vorrei soffermarmi a considerare la dimensione giuridica che è insita nell’attività pastorale di preparazione e ammissione al matrimonio, per cercare di mettere in luce il nesso che intercorre tra tale attività e i processi giudiziari matrimoniali».

I matrimoni, per usare un linguaggio meno giuridico, spesso finiscono male perché cominciano male. Sono annullati perché non avrebbero mai dovuto essere celebrati in chiesa. Il Papa «osserva come nei corsi di preparazione al matrimonio le questioni canoniche occupino un posto assai modesto, se non insignificante, in quanto si tende a pensare che i futuri sposi abbiano un interesse molto ridotto per problematiche riservate agli specialisti». Inoltre, tra i sacerdoti «è diffusa la mentalità secondo cui l’esame degli sposi, le pubblicazioni matrimoniali e gli altri mezzi opportuni per compiere le necessarie investigazioni prematrimoniali (cfr ibid., can. 1067) […] costituirebbero degli adempimenti di natura esclusivamente formale». In breve, «si ritiene spesso che, nell’ammettere le coppie al matrimonio, i pastori dovrebbero procedere con larghezza, essendo in gioco il diritto naturale delle persone a sposarsi».

Ma non è sempre vero, e per comprenderlo occorre «riflettere sulla dimensione giuridica del matrimonio». Il Papa riprende la sua Allocuzione alla Rota Romana del 2007, in cui aveva affermato: «Di fronte alla relativizzazione soggettivistica e libertaria dell’esperienza sessuale, la tradizione della Chiesa afferma con chiarezza l’indole naturalmente giuridica del matrimonio, cioè la sua appartenenza per natura all’ambito della giustizia nelle relazioni interpersonali. In quest’ottica, il diritto s’intreccia davvero con la vita e con l’amore; come un suo intrinseco dover essere». E quest’anno insiste: «Non esiste, pertanto, un matrimonio della vita ed un altro del diritto: non vi è che un solo matrimonio, il quale è costitutivamente vincolo giuridico reale tra l’uomo e la donna, un vincolo su cui poggia l’autentica dinamica coniugale di vita e di amore. Il matrimonio celebrato dagli sposi, quello di cui si occupa la pastorale e quello messo a fuoco dalla dottrina canonica, sono una sola realtà naturale e salvifica, la cui ricchezza dà certamente luogo a una varietà di approcci, senza però che ne venga meno l’essenziale identità. L’aspetto giuridico è intrinsecamente legato all’essenza del matrimonio. Ciò si comprende alla luce di una nozione non positivistica del diritto, ma considerata nell’ottica della relazionalità secondo giustizia».

Il diritto a sposarsi non è dunque «una pretesa soggettiva che debba essere soddisfatta dai pastori mediante un mero riconoscimento formale, indipendentemente dal contenuto effettivo dell’unione. Il diritto a contrarre matrimonio presuppone che si possa e si intenda celebrarlo davvero, dunque nella verità della sua essenza così come è insegnata dalla Chiesa. Nessuno può vantare il diritto a una cerimonia nuziale». Quindi i sacerdoti non dovrebbero concedere il matrimonio cattolico in chiesa «laddove fosse evidente che non sussistono le premesse per il suo esercizio, se mancasse, cioè, palesemente la capacità richiesta per sposarsi, oppure la volontà si ponesse un obiettivo che è in contrasto con la realtà naturale del matrimonio».

Occorre, afferma il Papa, restituire serietà ai corsi prematrimoniali e anche all’«esame prematrimoniale. Tale esame ha uno scopo principalmente giuridico: accertare che nulla si opponga alla valida e lecita celebrazione delle nozze. Giuridico non vuol dire però formalistico, come se fosse un passaggio burocratico consistente nel compilare un modulo sulla base di domande rituali. Si tratta invece di un’occasione pastorale unica».

Il Papa chiede una vera «prevenzione delle nullità matrimoniali». Molti matrimoni finiscono con l’annullamento perché i sacerdoti li hanno celebrati senza accertarsi con il necessario scrupolo che gli sposi volessero davvero contrarre il matrimonio cristiano. «Bisogna adoperarsi – insiste Benedetto XVI – affinché si interrompa, nella misura del possibile, il circolo vizioso che spesso si verifica tra un’ammissione scontata al matrimonio, senza un’adeguata preparazione e un esame serio dei requisiti previsti per la sua celebrazione, e una dichiarazione giudiziaria talvolta altrettanto facile, ma di segno inverso». Non è materia da canonisti soltanto, ma da parroci, i quali non possono addurre come scusa il fatto di non essere specialisti del diritto: è «importante che vi sia una presa di coscienza ancora più incisiva circa la responsabilità in questa materia di coloro che hanno cura d’anime. Il diritto canonico in generale, e in specie quello matrimoniale e processuale, richiedono certamente una preparazione particolare, ma la conoscenza degli aspetti basilari e di quelli immediatamente pratici del diritto canonico, relativi alle proprie funzioni, costituisce un’esigenza formativa di primaria rilevanza per tutti gli operatori pastorali, in particolare per coloro che agiscono nella pastorale familiare».

Il Papa ribadisce il suo no agli annullamenti troppo facili: «bisogna resistere alla tentazione di trasformare le semplici mancanze degli sposi nella loro esistenza coniugale in difetti di consenso». Ma molti annullamenti sono inevitabili, perché, inventando un diritto a sposarsi in chiesa che come tale non esiste senza preparazione e retta intenzione, si è concesso il matrimonio religioso a chi era lontanissimo dalla sua comprensione. In questo senso, il Papa torna «a considerare il rapporto tra diritto e pastorale. Esso è spesso oggetto di fraintendimenti, a scapito del diritto, ma anche della pastorale. Occorre invece favorire in tutti i settori, e in modo particolare nel campo del matrimonio e della famiglia, una dinamica di segno opposto, di armonia profonda tra pastoralità e giuridicità, che certamente si rivelerà feconda nel servizio reso a chi si avvicina al matrimonio».