L’arcivescovo di Tirana, Rrok Mirdita: problema per le vocazioni. Bene  il dialogo ecumenico, con i musulmani ancora buoni rapporti

Tratto da Avvenire del 9 agosto 2009

L a nuova sede vesco­vile è quasi all’ombra del mausoleo di En­ver Hoxha, e sorge su un terreno donato dal gover­no. La storia, prima o poi, ripaga. L’arcivescovo di Ti­rana, Rrok Mirdita, riper­corre i passi compiuti dal­la Chiesa albanese in que­sti anni del post- comuni­smo.

Si può dire che la Chiesa sia rinata?
Sì, benché resti ancora tanto da fare. Rinata grazie anche alle Chiese sorelle, a partire da quella italia­na. La preoccupazione è per le vocazioni locali: è grazie ai missionari che possiamo coprire in sen­so pastorale il territorio. Questo vuoto è stato la­sciato dal comunismo. So­no sopravvissuti soltanto 33 sacerdoti, molto anzia­ni e sofferenti per le per­secuzioni subite. In questi 18 anni sono stati ordina­ti circa 30 presbiteri, ma resta la necessità di nuove vocazioni.

La Chiesa ha promosso un grande dialogo ecu­menico. Quali i risultati ottenuti?
I rapporti con ortodossi ed evangelici sono buoni e possono migliore ancora di più. Abbiamo condotto preghiere comuni e setti­mane ecumeniche, e altre ce ne saranno. Un’occa­sione interessante è stata il simposio organizzato in­sieme nell’anno giubilare di san Paolo con il prima­te della Chiesa Ortodossa. Questo dialogo è partito dalla base dei fedeli, poi è passato a livello culturale e quindi a livello teologico. C’è stato anche uno scam­bio di professori tra i se­minari. Le due Chiese hanno avuto una grande grazie da Dio: partiamo da un terreno fertile. I fedeli sentono il bisogno di dia­logare e di avvicinarsi gli uni agli altri. È stato come un fiume che noi pastori di queste Chiese abbiamo il dovere di indirizzare.

Anche l’islam si sta rior­ganizzando, specie quello più integralista. C’è da es­sere preoccupati?
All’interno del tradiziona­le islam albanese si sta in­nestando una corrente in­tegralista. I capi del ‘ vec­chio’ islam sono persone responsabili e abbiamo buoni rapporti con loro, perché si ispirano alla tol­leranza e al dialogo, non come la nuova frangia, che crea un problema, ma è un problema che devono ri­solvere all’interno della comunità. Certo, non spetta a noi intervenire.

Lo Stato ha restituito alla Chiesa i beni che le furo­no requisiti dal passato regime?
Il problema non è del tut­to risolto. C’è uno sforzo del governo albanese per trovare una soluzione, ma in questi anni si sono crea­ti tanti problemi tecnici: gente ad esempio che van­ta diritti su questi beni. Quando non è stato pos­sibile restituire determi­nati beni, si è anche cer­cata qualche forma di compensazione. (G. Rugg. )