Il Papa agli animatori vocazionali: come il chicco di grano imparate a rinunciare a voi stessi per fare la volontà del Padre • Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i responsabili per le vocazioni delle Conferenze episcopali europee e gli educatori impegnati in questo settore vitale per la Chiesa
di Mimmo Muolo
Tratto da Avvenire del 5 luglio 2009

Gli animatori vocazionali de­vono essere «seminatori di fi­ducia e di speranza». Specie nel mondo giovanile che «vive oggi un profondo senso di smarrimento». È la raccomandazione rivolta ieri dal Papa ai partecipanti al Convegno eu­ropeo sulla pastorale vocazionale che si chiuderà oggi a Roma e che per quattro giorni ha visto 90 delegati, in rappresentanza di 23 Paesi del Vec­chio Continente, confrontarsi sul te­ma Seminatori del Vangelo della vo­cazione: una Parola che chiama e in­via.

Benedetto XVI ha collocato il suo di­scorso (che Avvenire pubblica inte­gralmente) al crocevia tra l’Anno Pao­lino appena concluso e quello del Sa­cerdote che ha preso il via da qualche settimana. Alla luce degli insegna­menti di san Paolo e di san Giovanni Maria Vianney, ha detto il Pontefice, bisogna confrontarsi con una cultu­ra contemporanea certamente non favorevole al discorso vocazionale. «Non di rado le parole umane sono prive di futuro e di prospettiva, prive anche di senso e di sapienza. Si diffonde un atteggiamento di impa­zienza frenetica e una incapacità a vi­vere il tempo dell’attesa». Eppure, ha aggiunto Papa Ratzinger, «questa può essere l’ora di Dio: la sua chiamata, mediata dalla forza e dall’efficacia della Parola, genera un cammino di speranza verso la pienezza della vita». La Parola di Dio, infatti, «può diven­tare luce e forza, sorgente di speran­za, può tracciare un cammino che passa attraverso Gesù, via e porta; at­traverso la sua Croce che è pienezza d’amore».

Questo è anche il messaggio dell’An­no Paolino (san Paolo, «conquistato da Cristo, è stato un suscitatore e for­matore di vocazioni») e dell’Anno Sa­cerdotale (il santo Curato d’Ars, «fa­ro del nuovo itinerario spirituale» è stato un «vero maestro dell’accom­pagnamento vocazionale»). Proprio i prossimi dodici mesi, ha detto Papa Ratzinger, offrono pertanto «una bel­la opportunità per ritrovare il senso profondo della pastorale vocaziona­le, come pure le sue scelte fonda­mentali di metodo: la testimonianza semplice e credibile; la comunione, con itinerari concertati e condivisi nella Chiesa particolare; la quotidia­nità che educa a seguire il Signore nel­la vita di tutti i giorni; l’ascolto, gui­dato dallo Spirito Santo, per orienta­re i giovani nella ricerca di Dio e del- la vera felicità; e infine la verità, che sola può generare libertà interiore».

In altri termini, l’animatore vocazio­nale, ha proseguito Benedetto XVI, deve essere come un seminatore. Ci­tando il tema del convegno il Papa ha ricordato che «con abbondanza e gra­tuità il Signore getta il seme della Pa­rola di Dio, pur sapendo che esso po­trà incontrare un terreno inadegua­to, che non gli permetterà di maturare a motivo dell’aridità, o che ne spe­gnerà la forza vitale soffocandolo tra cespugli spinosi». Dunque «a semi­nare nel cuore dell’uomo è sempre e solo il Signore. Solo dopo la semina abbondante e generosa della Parola di Dio ci si può inoltrare lungo i sen­tieri dell’accompagnare e dell’edu­care, del formare e del discernere».

Ma chi suscita vocazioni deve anche essere come «un chicco di grano, che rinuncia a se stesso per fare la volontà del Padre; che sa vivere nascosto dal clamore e dal rumore; che rinuncia alla ricerca di quella visibilità e gran­dezza d’immagine che oggi spesso diventano criteri e addirittura scopi in tanta parte della nostra cultura, e affascinano molti giovani». Compito non facile, ma di certo  molto impor­tante.