Regionali, il sottosegretario Roccella critica Marini per l’appoggio alla Bonino nel Lazio e incalza Casini: «Non si può pensare che nelle alleanze con la sinistra si accentuano le tematiche sociali e in quelle con il centrodestra i temi etici»
di Pier Luigi Fornari
Tratto da Avvenire del 9 gennaio 2010

Qual è la bussola? È la domanda che in questi giorni arrovella Eugenia Roccella. Il tema è quello delle al­leanze che stanno per essere strette in vista delle elezioni regionali di fine mar­zo. E sui principi non negoziabili il discorso non può che essere a tutto campo, non so­lo limitato al suo campo che è quello del Pdl. «Se l’orientamento nelle scelte di alleanza non è chiaramente e sempre dato dalla an­tropologia cristiana – argomenta il sottose­gretario alla Salute, già portavoce del Family day –, il rischio è quello di creare un forte di­sorientamento elettorale tra i cattolici più impegnati. Si fa sorgere il sospetto che la rea­le finalità perseguita sia solo e soltanto la convenienza di partito: potenziare, cioè, il valore di mercato di un’alleanza elettorale con la propria forza politica».

Lei sta pensando all’Udc…
Mi ha colpito molto l’alleanza dell’Udc con Mercedes Bresso in Piemonte. Pier Ferdi­nando Casini ha detto che lui e i suoi inten­dono scegliere candidati alla presidenza del­la regione e non coalizioni. Mi chiedo, allo­ra, come abbia fatto a non tener conto che le posizioni sui temi non negoziabili dell’at- tuale presidente piemontese di centrosini­stra equivalgono a quelle di Emma Bonino, probabile candidata laziale del Pd contro l’alleanza Polverini-Udc. Non occorre fare un grande sforzo di memoria per ricordare che la Bresso è stata una delle maggiori sponsor dell’introduzione in Italia della pil­lola abortiva Ru486 e che aprì politicamen­te le porte del Piemonte all’attuazione del protocollo che ha posto termine alla vita di Eluana Englaro. Se questi sono i fatti, mi chiedo perché l’Udc non scelga Roberto Co­ta. C’è una pregiudiziale anti-Lega? Ma al­lora si torna a dare priorità alle coalizioni.

Ma l’Udc è netta: il criterio solo quello del «profilo» del candidato.
Senza una verifica sui programmi, come di­mostra il caso Bresso, è una formula che non garantisce da derive etiche. E io credo che abituarsi a ragionare in termini di program­mi sia cruciale per i politici di ispirazione cattolica anche in vista delle politiche.

Nel Lazio, Casini ha stipulato un accordo programmatico con la candidata del Pdl che prevede il quoziente familiare.
L’impegno per la famiglia non può essere a macchia di leopardo, anche perché con il Family day, più di un milione di persone hanno affermato in Piazza San Giovanni che qualsiasi politica in questo settore deve par­tire dalla definizione data dalla nostra Co­stituzione: una società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. È ne­cessario ribadirlo con un’impostazione va­lida su tutto il territorio nazionale, anche perché con politiche di favore inadeguate si possono anche avere più figli ma al prezzo di destrutturare la famiglia, cosa che è av­venuta ad esempio in Svezia dove la maggior parte delle madri (oltre il 70%) sono single. Senza una definizione chiara di famiglia, la politica di sostegno economico resta ineffi­cace o solo marginale. Concedere aiuti non basta, se poi si contrasta la famiglia inse­guendo le logiche dei pacs e dei matrimoni gay.

Franco Marini, giustifica il suo sì al soste­gno del Pd a Bonino con il fatto che nella re­gione sono implicate «solo scelte ammini­­strative».
Mi sembra che l’ex segretario del Ppi si ar­rampichi sugli specchi. Come si fa a confon­dere i cosiddetti diritti civili sbandierati dai radicali (coppie di fatto o eutanasia) con la centralità della persona affermata dal cri­stianesimo? Gli ex popolari e gli amici del’Udc non possono non sapere che sui te­mi etici le autonomie locali, a cominciare dalle regioni, saranno chiamate a scelte im­portantissime. Voglio vedere cosa si inten­de fare sul protocollo di somministrazione della Ru486 in Piemonte o in Puglia? E sul­le proposte di introdurre registri comunali dei testamenti biologici? Lo stesso vale per la prevenzione dell’aborto. Si intende come distribuzione di contraccettivi o invece co­me sostegno al volontariato e alle madri?

Il suo messaggio all’Udc è pressante…
Non si può pensare che nelle alleanze con la sinistra si accentuano le tematiche socia­li e in quelle con il centrodestra i temi etici. La Caritas in veritate ha affermato con chia­rezza che la questione sociale è ormai «ra­dicalmente antropologica». Il concetto cri­stiano di persona si declina allo stesso tem­po nell’accoglienza degli immigrati nella le­galità e nel riconoscimento della dignità e dei diritti dell’embrione. Poi a un livello pro­priamente politico un termine di paragone obbligato è il riconoscimento della libertà di coscienza dei legislatori e degli ammini­­stratori locali.

Ma anche nel Pdl non tutto è scontato…
Siamo impegnati a far sì che tutto il pro­gramma sia congruente con la giusta an­tropologia.