I vescovi respingono l’attacco: previsti dalla legge • Secondo Verdi e radicali il ministero dei cappellani sarebbe «oneroso» per le casse regionali • I cattolici Pdl, Pd, Udc: gli sprechi sono altri
di Andrea Fagioli
Tratto da Avvenire del 15 ottobre 2010

«In riferimento ad alcune solleci­tazioni riproposte dalla stampa circa l’assistenza religiosa nelle strutture sanitarie, i vescovi toscani hanno ribadito l’importanza di questa presenza stabilita da una legge dello Stato e il soste­gno a coloro che a vario titolo garantisco­no una vicinanza e un conforto spirituale ai malati e ai sofferenti». Lo si legge nel co­municato della Conferenza episcopale to­scana diffuso a margine dell’assemblea or­dinaria svoltasi all’Isola d’Elba. I vescovi della regione intervengono così in una po­lemica seguita ad un’interrogazione par­lamentare dei senatori radicali Donatella Poretti e Marco Perduca, ma soprattutto dopo analoghe iniziative a livello toscano, a partire dall’interrogazione del consiglie­re regionale socialista Pieraldo Ciucchi, ap­partenente al gruppo misto, che ha chie­sto di chiudere la convenzione tra Regio­ne Toscana e Conferenza episcopale to­scana per la disciplina del servizio di assi­stenza religiosa cattolica nelle strutture di ricovero delle Asl per un «principio di e­quità e laicità». Dopo di che è stata la volta della Federa­zione della Sinistra e dei Verdi, che per boc­ca del capogruppo Monica Sgherri e del consigliere Mauro Romanelli ha prima chiesto numeri e costi dell’assistenza reli­giosa e poi chiesto il «blocco immediato» della convenzione perché «troppo onero­sa per la Regione» e, in secondo luogo, per istituire un servizio volontario aperto an­che ad altre religioni. L’azione, che sta assumendo le caratteri­stiche di un attacco alla presenza dei reli­giosi negli ospedali, si è poi allargata anche ad alcuni consigli comunali, dimostrando una vera e propria strategia per rimettere in discussione l’importante servizio previ­sto da una legge nazionale (la 833/78 sul­la riforma della sanità in Italia) e attuato a livello locale da un protocollo sottoscritto dalla Regione e dalla Conferenza episco­pale toscana in cui si definiscono diritti e doveri degli assistenti religiosi, assunti a ruolo o a convenzione. Il protocollo, che come detto scaturisce dalla normativa sta­tale e regionale in materia, trova supporto anche nella legge 21 del 1985 che ratifica l’accordo tra Repubblica italiana e Santa Sede. Ma già nel Concordato del 1984, al­l’articolo 11, si legge che i pazienti ricove­rati in ospedale hanno «diritto alla libertà di culto e che alla loro assistenza spiritua­le provvedono ecclesiastici nominati dal­le autorità italiane competenti, su desi­gnazione delle autorità ecclesiastiche».

Ovviamente, tra i banchi del Consiglio re­gionale della Toscana non mancano le pre­se di posizione a favore  dell’assistenza re­ligiosa negli ospedali. I cattolici del Pdl, del Pd e l’Udc hanno confermato che si tratta di un servizio fondamentale. «Ci sembra pretestuoso – ha detto in particolare il ca­pogruppo Udc, Giuseppe Del Carlo – il per­durare della pseudo-denuncia contro il presunto scandalo dei sacerdoti in corsia. Puntare il dito contro quelle poche perso­ne che ogni giorno portano conforto spi­rituale e non solo ai pazienti negli ospe­dali toscani ci sembra una provocazione evitabile. I mali e gli sprechi della sanità sono ben altri’.

Il presidente della Regione Toscana, Enri­co Rossi (Pd), risponderà ufficialmente in aula. Intanto però ha già dichiarato che «sull’assistenza religiosa ai malati rispet­teremo le convenzioni e gli accordi che la Regione firma con la Conferenza episco­pale toscana ormai da molti anni. La stra­grande maggioranza dei toscani è cattoli­ca e l’assistenza religiosa dev’essere ga­rantita in coerenza con il Concordato. Vo­glio anche ricordare – ha concluso Rossi ­che non abbiamo mai negato l’accesso alle altre confessioni»