Sabato 12 novembre Benedetto XVI ha ricevuto i partecipanti alla conferenza Internazionale organizzata dal Pontificio Consiglio per la Cultura sul tema «Cellule staminali adulte: la scienza e il futuro dell’uomo e della cultura».

A loro ha espresso «l’apprezzamento della Santa Sede per tutta l’opera svolta da varie istituzioni per promuovere iniziative culturali e formative volte a sostenere una ricerca di massimo livello sulle cellule staminali adulte e a studiare le implicazioni culturali, etiche e antropologiche del loro uso».

Perché la Chiesa si occupa di cellule staminali? Si tratta per così dire di cellule «generiche» o «non specializzate», capaci di trasformarsi in qualunque altro tipo di cellula del corpo. Il trapianto di queste cellule – o di molecole rilasciate dalle stesse cellule in coltura – è utile in diversi campi della medicina. Queste cellule sono estratte dagli embrioni, dal cordone ombelicale, da feti morti per cause naturali o dall’individuo adulto. L’estrazione delle cellule staminali dall’embrione – un “resto” dell’inseminazione artificiale – comporta la sua distruzione, ed è dunque definita «gravemente illecito» dall’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede «Dignitatis Personae» dell’8 settembre 2008.

Questa posizione della Chiesa è stata accusata di ostacolare il progresso della scienza, che si ripromette grande vantaggi dall’uso delle cellule staminali. La Congregazione per la Dottrina della Fede – e ora il Papa – rispondono da una parte, sul piano dei principi, che il diritto primario e inalienabile alla vita umana, fin dal momento del concepimento, viene prima di qualunque richiesta della ricerca scientifica. Sul piano scientifico, la Chiesa fa poi notare che gli stessi vantaggi che si afferma di poter ricavare dalle cellule staminali embrionali possono ora essere ottenuti prelevando cellule staminali dal cordone ombelicale o, appunto, da adulti. La stessa Corte di Giustizia europea, – sia pure con una sentenza non priva di ambiguità, come La Bussola Quotidiana ha fatto tempestivamente notare – il 19 ottobre scorso ha negato la brevettabilità delle terapie con l’uso di cellule staminali embrionali, menzionando specificamente che tali terapie comportano la distruzione dell’embrione.

Sul piano generale, il Papa ha ribadito nel suo discorso che «la ricerca scientifica offre una opportunità unica per esplorare la meraviglia dell’universo, la complessità della natura e la bellezza peculiare dell’universo, inclusa la vita umana. Tuttavia, poiché gli esseri umani sono dotati di anima immortale e sono creati a immagine e somiglianza di Dio, ci sono dimensioni dell’esistenza umana che stanno al di là di ciò che le scienze naturali sono in grado di determinare». I limiti della scienza non possono essere determinati dalla scienza stessa, e non tutto quello che è tecnicamente possibile è anche moralmente lecito. «Se questi limiti vengono superati, si corre il grave rischio che la dignità unica e l’inviolabilità della vita umana possano essere subordinate a considerazioni meramente utilitaristiche».

Tuttavia, «se, invece, questi limiti vengono doverosamente rispettati, la scienza può rendere un contributo veramente notevole alla promozione e alla tutela della dignità dell’uomo: infatti in questo sta la sua utilità autentica». Problemi delicati si pongono quando «l’uomo, l’agente della ricerca scientifica» diventa nello stesso tempo «nella sua natura biologica, […] l’oggetto di quella ricerca». In questi casi non bisogna mai dimenticare che «la sua dignità trascendente gli dà il diritto di restare sempre il beneficiario ultimo della ricerca scientifica e di non essere mai ridotto a suo strumento».

È proprio in questa prospettiva che la Chiesa è interessata al fatto che «i benefici potenziali della ricerca sulle cellule staminali adulte sono considerevoli, poiché essa dà la possibilità di guarire malattie degenerative croniche riparando il tessuto danneggiato e ripristinando la sua capacità di rigenerarsi. Il miglioramento che queste terapie promettono costituirebbe un significativo passo avanti nella scienza medica, portando rinnovata speranza ai malati e alle loro famiglie. Per questo motivo, naturalmente la Chiesa offre il suo incoraggiamento a quanti sono impegnati nel condurre e sostenere ricerche di questo tipo, sempre che vengano condotte con il dovuto riguardo per il bene integrale della persona umana e il bene comune della società».

La condizione da ultimo citata, spiega il Papa, non è una semplice clausola retorica, e fonda il no della Chiesa all’uso delle cellule staminali embrionali. «La mentalità pragmatica che tanto spesso influenza il processo decisionale nel mondo di oggi è fin troppo pronta ad approvare qualsiasi strumento disponibile a ottenere l’obiettivo desiderato, nonostante siano ampie le prove delle conseguenze disastrose di questo modo di pensare. Quando l’obiettivo prefissato è tanto desiderabile quanto la scoperta di una cura per malattie degenerative, è una tentazione per gli scienziati e per i responsabili delle politiche ignorare tutte le obiezioni etiche e proseguire con qualunque ricerca sembri offrire la prospettiva di un successo. Quanti difendono la ricerca sulle cellule staminali embrionali nella speranza di raggiungere tale risultato compiono il grave errore di negare il diritto inalienabile alla vita di tutti gli esseri umani dal momento del concepimento fino alla morte naturale. La distruzione perfino di una sola vita umana non si può mai giustificare nei termini del beneficio che ne potrebbe presumibilmente conseguire per un’altra». Invece – come il Magistero ha sempre, da che questi problemi si sono posti, insegnato – «in generale, non sorgono problemi etici quando le cellule staminali vengono prese dai tessuti di un organismo adulto, dal sangue del cordone ombelicale al momento della nascita o da feti che sono morti per cause naturali».

La scienza non è indipendente dalla morale e dal controllo della politica, e «il dialogo fra scienza ed etica è della massima importanza per garantire che i progressi medici non vengano mai compiuti a un prezzo umano inaccettabile». La Chiesa ha il diritto e il dovere di contribuire «a questo dialogo aiutando a formare le coscienze secondo la retta ragione e alla luce della verità rivelata. Così facendo, cerca, non di impedire il progresso scientifico, ma, al contrario, di guidarlo in una direzione che sia veramente feconda e benefica per l’umanità».

La Chiesa, così, si fa voce di chi non ha voce: i bambini non ancora nati, ma anche i pazienti più poveri, perché c’è l’ulteriore rischio che le terapie con le staminali embrionali, oltre a essere intrinsecamente immorali, fondino una medicina esclusiva per i super-ricchi. «Nel richiamare l’attenzione sui bisogni degli indifesi, la Chiesa non pensa soltanto ai nascituri, ma anche a quanti non hanno accesso facile a trattamenti medici costosi. La malattia non è selettiva con le persone e la giustizia richiede che venga fatto ogni sforzo per porre i frutti della ricerca scientifica a disposizione di tutti coloro che sono nella condizione di averne bisogno, indipendentemente dalle loro possibilità economiche. Oltre a considerazioni meramente etiche, bisogna affrontare questioni di natura sociale, economica e politica per garantire che i progressi della scienza medica vadano di pari passo con una offerta giusta ed equa dei servizi sanitari. Qui, la Chiesa è in grado di offrire assistenza concreta attraverso il suo vasto apostolato sanitario, attivo in così tanti Paesi nel mondo e volto a una sollecitudine particolare per i bisogni dei poveri del mondo».

di Massimo Introvigne
Tratto da La Bussola Quotidiana